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Covid, appello Accademia Lincei a Governo: "Ricercatori precari in ginocchio"

webinfo@adnkronos.com (Web Info)
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La Commissione Pari Opportunità e la Commissione Università dell'Accademia Nazionale dei Lincei hanno elaborato un documento che vuole sottolineare le difficoltà affrontate in questo periodo di pandemia dai ricercatori non di ruolo - soprattutto donne e genitori di minori - per i quali chiedono un piano ristori. "La pandemia di Covid-19 e le chiusure parziali e totali delle attività, che quest'anno hanno tanto drammaticamente cambiato le condizioni di vita del mondo intero, hanno anche avuto un impatto disastroso sulla ricerca e la formazione. Basti pensare ai molti convegni e workshop annullati, ai molti laboratori periodicamente chiusi e alle molte collaborazioni interrotte" si legge nel documento dei Lincei.

Le due Commissioni lincee riferiscono che "il tempo dedicato alla ricerca ha subito una drastica riduzione e ha dovuto scendere a patti con le esigenze del confinamento domestico e dell’assistenza dei bambini e degli anziani. L’impatto di quest'insieme di fattori è stato particolarmente drammatico sui giovani ricercatori non di ruolo, perché la perdita di opportunità di viaggio e di formazione, il rallentamento della produttività della ricerca e l’incertezza del mercato del lavoro avranno molto probabilmente una ricaduta a lungo termine sulle loro carriere".

Il documento dei Lincei segnala che "quest'insieme di fattori ha avuto conseguenze particolarmente evidenti per le donne, perché statisticamente sono loro ad assumersi in maggiore misura l’onere delle incombenze domestiche e dell’assistenza ai bambini e agli anziani; i genitori di figli minori di entrambi i sessi, perché la chiusura di asili e scuole li ha improvvisamente costretti a fornire assistenza costante ai più piccoli e a seguire l'istruzione scolastica a distanza dei più grandi". Per questi motivi, la Commissione Pari Opportunità e la Commissione Università dell'Accademia Nazionale dei Lincei nel documento sottolineano di ritenere "che le università, gli enti di ricerca, i governi e le agenzie di finanziamento dovrebbero preoccuparsi dell’estensione dei contratti dei ricercatori in posizioni temporanee per compensare la perdita di produttività durante la crisi, con particolare attenzione alle donne e ai genitori di figli minori. Data la peculiarità dei contratti di ricerca, i ricercatori con contratti a termine non sono stati protetti con strumenti di cui altre categorie hanno potuto giovarsi".

Per i Lincei "questa estensione non può essere a carico dei fondi di ricerca stanziati (Prin o fondi universitari ad esempio), che sono già totalmente impegnati ai fini previsti dai progetti, ma deve prevedere uno specifico piano ristori per la ricerca. Tale piano deve considerare anche i contratti degli enti di ricerca (Cnr, Infn, ecc.) e i contratti su fondi europei o non statali (per esempio Erc, Marie Curie o Telethon)". "Spetta al Mur trovare le modalità di attuazione di tale piano ristori per i ricercatori, che deve tenere conto anche delle implicazioni relative a fondi pensionistici e all’assistenza sanitaria" scandiscono gli accademici dei Lincei nell'appello al Governo. "Riteniamo che in questi tempi problematici il mondo abbia più che mai bisogno della ricerca, e in primo luogo dell’entusiasmo e della dedizione dei ricercatori più giovani. La nostra risposta alla pandemia, rapida e solidale o lenta e cinica, avrà un impatto ampio e duraturo. Serve una politica intelligente per reclutare e trattenere i giovani studiosi di talento" avvertono infine dall'Accademia dei Lincei.