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Covid, ecco quanti soldi hanno perso bar e ristoranti da inizio pandemia

Fabrizio Arnhold
·4 minuto per la lettura
Covid, ecco quanti soldi hanno perso bar e ristoranti da inizio pandemia
Covid, ecco quanti soldi hanno perso bar e ristoranti da inizio pandemia

Il virus ha messo in ginocchio la ristorazione che da inizio emergenza ha visto andare in fumo 45 miliardi di euro. In forte difficoltà anche il settore del turismo, con perdite globali superiori ai 1.100 miliardi

Il settore è devastato. Il Covid ha messo in ginocchio la ristorazione con bar e ristoranti che da inizio pandemia hanno perso circa 45 miliardi di euro a causa delle misure restrittive per contrastare i contagi. La stima è quella fornita dalla Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi di Confcommercio. Solo nel 2020 la cifra relativa alla perdita complessiva è pari a 34,4 miliardi di euro.

QUARTO TRIMESTRE IN CALO DEL 44,3%

Se guardiamo i dati del quarto trimestre del 2020, quindi considerando anche la parziale riapertura della scorsa estata, il comparto della ristorazione registra un calo del fatturato del 44,3%, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. In termini perdita economica, la contrazione pesa per 11,1 miliardi di euro.

9 MILIARDI IN MENO NEL 2021

La situazione resta critica anche nell’anno in corso. Nel 2021, infatti, da gennaio ad oggi, le attività del settore fuori casa hanno perso 9 miliardi di euro. Il Fipe, inoltre, stima una perdita di altri 11,5 miliardi di euro fino alla fine di maggio, a causa delle nuove regole sulle riaperture che consentono solo alle attività con tavoli all’aperto di poter ripartire.

LOCKDOWN PROLUNGATO

“Riaprire solo le attività che hanno i tavolini all’esterno, significa prolungare il lockdown per oltre 116mila pubblici esercizi. Il 46,6% dei bar e dei ristoranti della penisola non è dotato di spazi all’aperto e questa percentuale si impenna se pensiamo ai centri storici delle città nei quali vigono regole molto stringenti. Se questo è il momento del coraggio, che lo sia davvero. I sindaci mettano a disposizione spazi extra per le attività economiche che devono poter apparecchiare in strada ed evitare così di subire, oltre al danno del lockdown, la beffa di vedere i clienti seduti nei locali vicini”, fa sapere Fipe-Confcommercio in una nota, commentando così le riaperture del 26 aprile.

“SERVONO PIÙ SPAZI ESTERNI”

“La data da sola non basta – conclude la Federazione – dobbiamo dare una prospettiva a tutti gli imprenditori. Bisogna lavorare da subito a un protocollo di sicurezza sanitaria stringente, che consenta la riapertura anche dei locali al chiuso e bisogna darci un cronoprogramma preciso, a partire dal 26 aprile. Non c’è più tempo da perdere. Nelle prossime ore chiederemo ad Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni, di collaborare con noi per spingere i sindaci a concedere il maggior numero di spazi esterni extra, in via del tutto eccezionale e provvisoria, agli esercizi che in questo momento ne sono sprovvisti. Sarebbe un bel segnale di unità e di voglia di uscire dal pantano tutti insieme”.

SETTORE DEVASTATO

Il prolungato lockdown e il coprifuoco ancora previsto, con tanto di dibattito aperto all’interno della maggioranza, rischia di avere conseguenze pesanti anche sul piano occupazionale. “Il settore è devastato, abbiamo già perso 22mila aziende nel 2020 e 242mila posti di lavoro, dei quali quasi la metà sono a tempo indeterminato”, commenta all’Adnkronos a il direttore dell'ufficio studi Fipe Confcommercio Luciano Sbraga. “Con il blocco dei licenziamenti le persone si sono dimesse, avendo percepito che non hanno più alcun futuro nel settore e hanno cambiato lavoro”.

BATTUTA D’ARRESTO ANCHE PER IL TURISMO

Non solo bar e ristoranti. Tra i settori maggiormente colpiti dalla pandemia, “il turismo ha conosciuto una nuova, imprevista, ma soprattutto devastante battuta d’arresto”. A sostenerlo è il dossier AGI/Censis dedicato al settore nel quadro di “Italia sotto sforzo. Diario della transizione 2020/2021”. I dati fotografano un settore paralizzato, con perdite economiche globali superiori ai 1.100 miliardi e con un calo dal 60 fino all’80% dei flussi globali, secondo le stime dell’Ocse.

PESANTI CONSEGUENZE SUI CONSUMI

Il blocco dei licenziamenti, prorogato al 31 ottobre 2021, non ha evitato un calo degli occupati nel secondo trimestre del 2020 (-265mila occupati). L’Italia, a livello europeo, rischia di essere uno dei Paesi maggiormente colpiti, dal momento che è quello con il più alto numero di esercizi ricettivi di tutta l’Unione europea, il secondo Paese per presenze straniere e tra i primi quattro per presenze negli esercizi recettivi.

RIEQUILIBRARE L’OFFERTA COMPLESSIVA

Secondo il dossier, la prima esigenza è quella del riequilibrio dell’offerta complessiva, puntando anche sulla destagionalizzazione. Nel Recovery plan sono previsti 8 miliardi di euro dedicati a “Turismo e Cultura”, tra i vari modi per impiegarli, si può pensare di promuovere una “maggiore qualità, di fronte alla riduzione delle quantità”, sostiene il rapporto, “puntando a trasformare il turista-cliente in uno stakeholder del nostro territorio e delle nostre eccellenze”.

VACANZA A CORTO RAGGIO

Nell’attesa di capire che tipo di ferie ci attenderanno quest’estate, è tornata di moda la vacanza a corto raggio. Aribnb e seconde case, anche nel post Covid, sono destinate a ritagliarsi sempre più un ruolo da protagonista. Il turismo del futuro sarà soprattutto di spostamenti brevi, effettuati prevalentemente in auto, magari proprio verso le seconde case. Questa propensione è destinata anche a rivalutare la seconda casa, spesso nel paese di origine o in località turistiche di mare o di montagna, finita in secondo piano negli anni dell’esplosione del turismo globale.