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Covid, gli esperti: "Siamo vicini alla tempesta perfetta"

Primo Piano
·4 minuti per la lettura

A partire da questo autunno l’Europa e tutto l’emisfero settentrionale dovranno per la prima volta affrontare la stagione influenzale e contemporaneamente la pandemia. Una “tempesta perfetta”, come ha definito Science. Quali sono dunque i rischi della coinfezione? Ecco il parere degli esperti.

Cosa si rischia?

Gli scienziati non sono sicuri che la vaccinazione antinfluenzale possa aiutare a proteggersi contro il nuovo coronavirus. I dubbi sono ancora tanti, così come le ricerche in corso. Non si sa neppure se le misure adottate contro la pandemia possano ridurre il peso delle prossima stagione influenzale.

Ciò che mette tutti d’accordo, però, è che sono necessari test più rapidi e su un numero elevato di persone per distinguere Covid e influenza, che almeno inizialmente hanno sintomi simili (ma richiedono trattamenti diversi). Inoltre una stagione influenzale grave, unita alla pandemia che non mostra segni di diminuzione, potrebbe mandare in tilt i reparti di emergenza degli ospedali. In Italia le malattie dell'apparato respiratorio rappresentano la terza causa di morte.

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Quali farmaci?

“Ci sono farmaci che possiamo somministrare se si tratta di Covid-19, mentre per l’influenza possiamo optare per antivirali specifici”, spiega Benjamin Singer, specialista in cure polmonari in terapia intensiva della Scuola di Medicina Feinberg della Northwestern University. Ma curare erroneamente i pazienti con l’influenza come se “avessero il Covid è potenzialmente dannoso e rappresenta uno spreco” avverte l’esperto.

Una serie di studi hanno rivelato che il Remdesivir per via endovenosa, antivirale ad ampio spettro, era più efficace di un placebo per il trattamento di Covid grave o moderato. Il farmaco ha ricevuto l’autorizzazione dall’Ema (Agenzia europea per i medicinali) per il trattamento del coronavirus negli adulti e negli adolescenti a partire dai 12 anni di età con polmonite e che necessitano di ossigeno supplementare.

Sebbene poi studi precedenti abbiano scoperto che Remdesivir aveva un’attività antivirale contro l’influenza A, il farmaco non è stato testato su pazienti con l’influenza e non ci sono dunque prove che sia efficace contro quella malattia. Un altro farmaco, il cortisonico desametasone sembra efficace per trattare alcuni pazienti ricoverati con Covid per bloccare la tempesta di citochine, riducendo la mortalità per coronavirus del 35%, ma potrebbe invece nuocere a chi ha l’influenza.

Nel 2019 infatti le linee guida di pratica clinica dell’Infectious Diseases Society of America (IDSA) ha specificatamente sconsigliato l’uso dei corticosteroidi per il trattamento dell’influenza stagionale, a meno che non sia clinicamente indicato per altri motivi come per l’asma, perché associati a un aumento di mortalità.

Come spiega Science, a marzo i pazienti positivi sia al Covid, sia all’influenza sono stati una piccola minoranza. “È però più probabile che i pazienti abbiano una o l’altra infezione - ha scritto Michael Osterholm, epidemiologo dell’Università del Minnesota osservando che “solo il 3-4% della popolazione ha un’infezione di Sars-CoV-2, mentre il 10-20% potrebbe essere infettato dal virus dell'influenza”.

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Dalla Cina agli Usa, gli studi sulla coinfezione

Essere contagiati da entrambi è una possibilità abbastanza marginale. I primi report arrivati dalla Cina hanno evidenziato che la coinfezione con altre malattie respiratorie è estremamente rara nei pazienti con Covid-19. Ma un altro studio dell’ospedale Tongji di Wuhan è andato in direzione opposta perché su 544 pazienti con Covid-19, quasi il 12% aveva anche l’influenza di tipo A o B.

È emerso che la coinfezione era un fattore di rischio significativo per la degenza ospedaliera prolungata (17 giorni contro 12). Un recente studio in Jama ha rilevato che su 1996 pazienti ricoverati con Covid a New York (testati anche per altri virus respiratori), solo 42 (2,1%) erano coinfettati e solo 1 era coinfettato con influenza. I pazienti sono stati ricoverati tra il 1 marzo e il 4 aprile. Nella California settentrionale, i laboratori che hanno testato simultaneamente Sars-CoV-2 e altri patogeni respiratori hanno riscontrato un tasso di coinfezione 10 volte superiore (20,7%) rispetto allo studio di New York, ma solo lo 0,9% dei campioni era presente anche l’influenza. Un paziente Covid potrebbe dunque avere anche un’altra patologia respiratoria e viceversa.

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