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Covid in Veneto, preoccupano i dati: cosa sta succedendo

Primo Piano
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(Photo by Valeria Ferraro/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)
(Photo by Valeria Ferraro/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

Il giorno di Natale si sono registrati in Veneto oltre 5mila nuovi contagi e 98 decessi e anche a Santo Stefano e oggi i dati relativi al Covid non sono affatto rassicuranti. Cosa sta succedendo nella regione guidata da Luca Zaia? La difesa è sempre la stessa: l’elevato numero di tamponi rapidi affiancato a quelli molecolari falsa l’indice di incidenza. Secondo il governatore “più tamponi mirati fai, più positivi trovi”. Ma come si spiega allora l’elevato numero di morti? In Italia il 26 dicembre si piangevano 261 vittime di cui ben 94 in Veneto. Domenica 27 altre 52.

A tutto ciò si aggiunge l’annuncio della direttrice dell’Istituto zooprofilattico delle Tre Venezie, Antonia Ricci: “in Veneto ci sono almeno tre casi di variante inglese e altre due mutazioni probabilmente locali e probabilmente più contagiose”. Queste, secondo la Regione, potrebbero dunque essere le cause di un contagio dilagante sul territorio, con il suo straziante tributo di vite umane.

VIDEO - Zaia: “I tamponi rapidi li fanno tutti, anche Bonaccini”

L’immunologa Antonella Viola, però, dissente: “Non abbiamo dati per valutare se le varianti sono tanto diffuse da aver inciso sul contagio. A oggi no, non mi convince questa spiegazione - ha spiegato al Corriere della Sera - Mi pare altamente improbabile. Ciò che, per contro, abbiamo imparato in questi mesi è che le zone arancione e rossa hanno funzionato e la gialla no. Con un’alta diffusione del virus le mezze misure non funzionano”.

Fabio Ciciliano, esperto di medicina nelle catastrofi, segretario del Cts, conferma che in Veneto sta accadendo qualcosa di diverso rispetto al resto d’Italia: “I numeri delle ultime 24 ore sono in linea con la crescita dei contagi che si registra da alcune settimane, in controtendenza con il dato nazionale”.

“Se risultano così tanti positivi e perché c’è comunque una forte circolazione del virus - ha continuato Ciciliano - E ciò dipende in parte, in maniera paradossale, dalla grande capacità di resilienza del sistema sanitario, che ha permesso al Veneto di restare classificato come zona gialla. In questa maniera il virus ha potuto diffondersi più velocemente rispetto alle regioni arancioni o rosse”.

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