Italia markets open in 6 hours 43 minutes
  • Dow Jones

    31.253,13
    -236,94 (-0,75%)
     
  • Nasdaq

    11.388,50
    -29,66 (-0,26%)
     
  • Nikkei 225

    26.402,84
    0,00 (0,00%)
     
  • EUR/USD

    1,0583
    -0,0004 (-0,04%)
     
  • BTC-EUR

    28.597,07
    +1.084,81 (+3,94%)
     
  • CMC Crypto 200

    672,81
    +20,58 (+3,16%)
     
  • HANG SENG

    20.120,68
    -523,60 (-2,54%)
     
  • S&P 500

    3.900,79
    -22,89 (-0,58%)
     

Covid, l’allarme dei medici internisti: “Ricoveri vicini a quelli della prima ondata”

·1 minuto per la lettura
focolaio covid
focolaio covid

La Federazione internisti ospedalieri (Fadoi) ha evidenziato come i numeri dei ricoveri per Covid stiano sfiorando quota 20 mila, una cifra non così distante da quella toccata durante “lo tsunami della prima ondata nella primavera 2020” (25 mila): anche se molti soggetti positivi non vengono ospedalizzati a causa del virus, per gli ospedali la pressione rimane alta e l’impatto devastante.

Medici internisti sui ricoveri

La Fadoi ha fornito i dati dopo aver portato avanti un sondaggio in Lombardia, Piemonte, Toscana, Calabria, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Abruzzo, Molise e Campania, regioni in cui risiede più del 70% della popolazione italiana. Il Presidente Dario Manfellotto ha spiegato che, nonostante le persone ricoverate con il Covid e non a causa dello stesso sono circa il 20% dei positivi, 4 mila su 20 mila.

Pur asintomatiche, esse devono comunque essere isolate per evitare di contagiare gli altri positivi. Il che causa difficoltà perché “se in una stanza ci sono più letti finiamo per non poterli utilizzare per altri pazienti non infetti“. Inevitabilmente diminuiscono quindi i posti letto disponibili, smentendo così il racconto di una quarta ondata non poi così difficile da gestire negli ospedali d’Italia.

Medici internisti sui ricoveri: “Variante Omicron non trascurabile”

La rilevazione ha poi evidenziato che le persone ospedalizzate per il virus nella maggior parte delle strutture (57%) non risultano vaccinate in oltre il 60% dei casi, hanno tra i 41 e i 60 anni nel 43% dei casi e tra i 61 e gli 80 nel 36% dei reparti. Hanno poi un quadro clinico di media gravità nel 79% dei casi e di gravità severa nel 7%. “A dimostrazione che, se la virulenza di Omicron è inferiore rispetto alle precedenti varianti, la sua pericolosità è comunque tutt’altro che trascurabile“, ha sottolineato Manfellotto.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli