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Covid, l’appello della Nobel Duflo: “Portare i vaccini nel mondo”

·2 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Roma, 30 ago. (askanews) - Il premio Nobel all'Economia Esther Duflo ha lanciato un appello a estendere a tutto il mondo, soprattutto ai Paesi poveri e in via di sviluppo, che non riesco a provvedervi da sé, le vaccinazioni sperimentali anti Covid e si è rivolta a "tutte le donne in posizione di potere" affinché spingano su politiche in tal senso. Non averlo ancora fatto è "sorprendente" (baffled, in inglese), ha affermato nel suo intervento centrale, una lettura in memoria di Jean Monnet, durante la conferenza annuale sulla ricerca della Bce.

E proprio la presidente della Bce, Christine Lagarde ha preso la parola subito dopo (fuori programma, non era prevista tra i panelist) per farle eco. "Ho rilasciato questa mattina una intervista assieme a Klaus Schwab (il fondatore del World Economic Forum-ndr) e il punto chiave di cui ho parlato è esattamente quello dell'appello che hai lanciato. Sono completamente frastornata (baffled) per il fatto che per 15 miliardi di dollari il mondo non possa agire assieme, quando contro la crisi facciamo stimoli per centinaia di miliardi. Grazie per aver lanciato questo appello", ha detto rivolta alla economista del Massachusetts Institute of Technology (premiata con il Nobel all'economia nel 2019).

"Abbiamo i vaccini, dobbiamo solo portarli nel mondo in modo equo. Non lo abbiamo ancora fatto e non capisco il perché - ha detto Duflo -. So che ci sono questioni logistiche. Non è stata ancora resa una priorità ma spero che lo diventi presto, perché siamo un solo pianeta".

La stessa Duflo ha iniziato il suo intervento ammettendo che "gli economisti hanno perso molta della loro credibilità" e rilevando come si sia creata "una profonda disconnessione, una frattura" tra quello che le persone comuni pensano e quello che gli economisti dicono.

La Nobel presentato le slide di uno studio secondo cui gli economisti vengono considerati terz'ultimi come credibilità dal pubblico, peggio si piazzano solo i politici nazionali e (penultimi) i politici locali, mentre ai primi posti come credibilità ci sono inferimieri, medici e scienziati.

E questo "non perché la gente non conosca quel che dicono gli economisti - ha proseguito -. Anche quando ne vengono informate, le persone semplicemente non condividono le loro opinioni". Un problema su cui potrebbe pesare anche "la percezione di conflitti di interessi", ha rilevato Duflo, che riguarda non solo gli economisti "ma tutti gli accademici in generale".

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