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Cresce l'attesa per l'abbattimento delle resistenze

Gaetano Evangelista
·2 minuti per la lettura

La prospettiva di un filotto non è così concreta, e negli ambienti democratici si vocifera sommessamente la possibilità di non conquistare il Senato. Sarebbe gridlock: non necessariamente una cattiva notizia per il mercato.

Inizia dunque ufficialmente la stagione degli utili del terzo trimestre negli Stati Uniti. Il secondo quarto è risultato prevedibilmente catastrofico, ma perlomeno si partiva da aspettative ulteriormente depresse, poi risultate eccessivamente negative; a beneficio tutto del mercato. Al momento le stime degli analisti sono orientate verso una contrazione del 21% rispetto ad un anno fa a livello operativo: l’asticella sarà stata abbassata a sufficienza?

Lo vedremo. Idealmente il valore del mercato azionario è la risultante di due forze: gli EPS, che collocheremmo idealmente al numeratore di questa formula; e la politica monetaria ufficiale – una volta avremmo detto i tassi di interesse – situata al denominatore. In questa stagione la politica fiscale gioca un ruolo non subalterno (casomai il contrario) rispetto all’operato della Federal Reserve. Inizialmente gli investitori apparivano contrariati dalle schermaglie fra maggioranza repubblicana ed opposizione; ma ora la virtuale certezza che il nuovo pacchetto di stimoli fiscali sia faccenda della prossima amministrazione (dunque: concretamente non prima di quattro mesi da oggi) è salutata con favore: meglio un grosso stimolo domani che un sostegno poco più che simbolico oggi.

Sempreché sia Biden a firmare il nuovo atto, come è orientata la maggior parte degli osservatori. Non gli investitori a giudicare dal livello raggiunto da Wall Street. Mai un presidente in carica (meglio: il partito che lo esprime) ha perduto le elezioni quando precedute da una performance in tre mesi superiore al 7%. Ieri sera l’asticella era situata al +6.6%. Resta il fatto che Biden avrebbe goduto di ben maggiori probabilità se la borsa USA fosse giunta a questo cruciale appuntamento in declino, e non in progresso. La prospettiva di un filotto non è così concreta, e negli ambienti democratici si vocifera sommessamente la possibilità di non conquistare il Senato. Sarebbe gridlock: non necessariamente una cattiva notizia per il mercato.

In Europa l’atteggiamento degli investitori è perlopiù attendista. Una presidenza Biden comporterebbe un forte aumento del deficit federale, con effetto depressivo per il dollaro, e sollievo per le borse non USA, per i settori ciclici e per il segmento Value. Questo stato è ben riflesso dall’andamento dello Stoxx600: assolutamente fermo sulle sue da quattro mesi. L’indice pan-europeo ha insidiato ancora una volta la resistenza fra 371 e 375 punti, senza riuscire anche questa volta a spingervisi oltre. E d’accordo che più tempo si passa a ridosso di questa barriera e più se ne riduce la capacità contenitiva; ma l’attesa sta diventando davvero snervante.

Autore: Gaetano Evangelista Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online