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Crip Camp, disabilità rivoluzionarie. Il doc degli Obama è un faro nell'anno del Covid

Giulia Belardelli
·Giornalista, HuffPost
·1 minuto per la lettura
Crip Camp (Photo: Crip Camp)
Crip Camp (Photo: Crip Camp)

Oscar o non Oscar, Crip Camp, disabilità rivoluzionarie è già entrato nell’olimpo dei documentari da vedere, studiare, condividere. Ci è entrato per un motivo molto semplice: racconta una storia straordinaria in un momento in cui ce n’è un enorme bisogno. La storia è quella di un gruppo di giovani disabili che a partire da Crip Camp, un campo estivo nello Stato di New York, cambiano il mondo diventando i pionieri della lotta per i diritti dei disabili, facendo approvare leggi e abbattendo “il muro della segregazione” che per troppo tempo ha fatto dell’esclusione la norma.

Alla straordinarietà della storia si aggiunge il tempismo perfetto con cui il documentario arriva a noi: nell’anno della pandemia, che per molte persone disabili ha significato tornare indietro nella conquista di quei diritti e quelle libertà che mai nessuna sciagura globale dovrebbe più offuscare. Lo ha espresso chiaramente la FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap - nel suo manifesto-denuncia: “gli importanti risultati che erano stati ottenuti sul terreno dell’inclusione lavorativa, sociale, scolastica - in una parola, esistenziale - si stanno via via smantellando, restituendoci un Paese che è diventato meno accessibile, sempre meno accogliente e sempre più egoista”. Oggi più che mai, è tempo di “lottare per difendere i nostri diritti che sono gli stessi di tutti, per costruire una società in cui tutte le persone, nessuna esclusa, siano considerate cittadini, per continuare a rendere bella la nostra vita, come tutti”.

Ecco, vedere e amare Crip Camp significa anche rifiutare tutti i passi indietro che la nostra società ha fatto in questi mesi di pandemia, partendo da una consapevolezza: dove eravamo non era abbastanza. Per realizzare una società davvero inclusiva serve un’energia testarda ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.