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Criptovalute: la fintech tra l’adozione globale e Libra

Lorenzo Cuzzani

Oggi risulta interessante riportare la riflessione operata da uno dei maggiori esponenti della tecnofinanza, vale a dire l’amministratore delegato di Coinbase, Brian Armstrong.

Il suo contributo si inserisce nel dibattito sull’adozione delle criptovalute, in un momento in cui il progetto dei 29 sembra aver assunto contorni catalizzatori in tal senso.

È bene andare con ordine.

In primis non può sottovalutarsi che la posizione delle criptovalute come perturbatore finanziario sia stata il risultato di una costanza operativa dei leader dell’ecosistema.

Curioso definire ecosistema un sistema tecnologico-digitale la cui strumentazione sia tutt’altro che green friendly, ma dagli addetti ai lavori non si prescinde mai da un simile termine.

Tornando alla trattazione, va detto che oggi vi sia una rilevante difficoltà nel ridefinire lo status quo finanziario, con l’adozione cripto fortemente contrastata da governi, regolatori ed enti di controllo, segnalando una chiara lotta di potere.

Il ceo di Coinbase ha sintetizzato quanto accaduto nell’ultima decade in ambito criptovalutario, facendo il punto della situazione cripto in maniera elementare: “C’è stata una serie di pietre miliari per le criptovalute. Prima le persone le temevano, poi ridevano pensando fossero un giocattolo. Ora vogliono davvero bloccare questa avanzata, ma poi eventualmente cominceranno a vedere il potenziale fintech e lentamente l’abbracceranno”.

Armstrong prende le mosse della sua analisi partendo dall’inizio, quel processo che chiama “fasi del lutto”, in cui sono presenti diversi cripto avvocati che “ si mettono periodicamente la divisa” per incontrare Governi e migliorare il quoziente di fiducia cripto.

Un’interessante metafora, ma neanche troppo astratta, in cui si fa riferimento a una fase neanche troppo lontana nella quale è presente tutto lo sforzo della community di conformarsi al dato regolamentare e riuscire ad addivenire a una determinazione che porti successivamente all’autodeterminazione.

Secondo il n.1 di Coinbase a questo periodo ne seguirà uno di completamento, ma non subito.

Nel frattempo non manca di commentare il più critico dei cripto critici, il presidente USA Donald Trump, che ha decostruito il valore della fintech definendo BTC e affini come “fatte di aria sottile” e per questo meritevoli di essere abolite.

Secondo Armstrong anche questo è un momento fondamentale per la comunità cripto, osservando l’importanza del tema e dell’attenzione raggiunta.

Brian Armstrong ha suggerito una visione di due orizzonti opposti, proponendo di collocare l’approccio decentralizzato del BTC e la natura centralizzata di valuta fiat insieme in due lati estremi di uno spettro, lasciando una criptovaluta come Libra rimane in una zona grigia.

Quanto riportato sopra è coerente con le sue convinzioni.

Nel dettaglio, sebbene Armstrong supporti prevedibilmente il BTC come soluzione nel lungo periodo, è convinto che avere un insieme di criptovalute semplificherà di molto un’adozione cripto a 360 gradi, rendendola quasi indolore.

Questo insieme di criptovalute, diverso e multifunzione, sembra essere il ponte che possa condurre all’adozione omnia da molti invocata.

Un’adozione possibile proprio grazie anche a Libra.

Sì perché nonostante l’iniziativa della criptovaluta di Facebook sia stata aspramente criticata da molti all’interno della fintech, secondo tanti altri (tra cui Armstrong) Libra rimane il colpo migliore della tecnofinanza in termini di adozione globale e rottura delle rigide barriere regolamentari.

In poche parole, l’osteggiata Libra sarebbe la sintesi dello spirito nakamotiano, quel tipo di progetto che aveva nelle sue corde un tipo di economia monetaria alternativa, dove la trasmissione di moneta era scevra da dinamiche prettamente economiche ma si prefiggeva di riportare la moneta al suo valore primo, l’interscambio di beni e servizi.

In quest’ottica, trattando Libra come un semplice mezzo per un fine in cui parte della fintech vedrebbe questa nuova divisa digitale come un mero strumento trasmissivo, privo da commissioni, trading e dinamiche oscure dietro, va detto che essendo ancora un progetto in divenire non è possibile accordare un simile orizzonte interpretativo.

Questo perché gli interessi in gioco appaiono elevati, i soggetti proponenti vantano uno standing quasi da market maker e gli obiettivi ultimi appaiono non propriamente chiari.

This article was originally posted on FX Empire

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