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Crisanti: "Cari concittadini sforzo corale che superi egoismi e divisioni politiche"

·3 minuto per la lettura

"Cari concittadini, le riflessioni esposte in questo piccolo libro sono dedicate a tutti coloro che hanno sofferto a causa della pandemia. Il virus ha distrutto famiglie, lacerato affetti e messo in pericolo la sicurezza economica di molti. Solo uno sforzo corale che superi egoismi e divisioni politiche può rimarginare questa ferita del nostro tessuto sociale". Questo appello alla responsabilità collettiva è la premessa al nuovo libro di Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Medicina Molecolare dell'Università di Padova, il virologo che abbiamo imparato a conoscere in questi due anni trascorsi con la pandemia addosso. Si chiama "Caccia al virus" e sarà presentato domani: è scritto insieme al giornalista Michele Mezza ed è edito da Donzelli come il precedente "Il contagio dell’algoritmo" del ’20.

Un saggio che si sviluppa a partire dalle diverse esperienze degli autori: il ricercatore che -fin dai primi giorni della diffusione del virus- si è trovato in prima linea nell’azione di contrasto al contagio; e il giornalista che ne ha documentato e raccontato l’andamento. "Siamo in una fase di transizione che non si prospetta breve, di un insidioso passaggio dall’emergenza a uno stato endemico. Occorre studiare soluzioni a lungo termine, che possano essere gestite in maniera efficace". Vaccinazioni più sorveglianza: è la formula che propongono per il futuro che ci aspetta.

Il libro scandaglia con rigore scientifico e documentale quanto si è fatto sinora e quanto c’è ancora da fare, migliorando e incrementando forme di sorveglianza attiva della diffusione del virus: i vaccini sono senza dubbio una "strategia indispensabile, ma non esaustiva" -sostengono gli autori- anche perché non è pensabile ripetere campagne vaccinali così massive. E fin quando esisteranno aree del mondo escluse dall’accesso ai vaccini -non possedendo risorse per utilizzare quelli al momento disponibili- “non riusciremo ad arginare la diffusione delle varianti".

Nel nostro Paese "il sistema di tracciamento dei contagi basato sull’app Immuni ha fallito perché, dietro lo schermo della privacy, si è rinunciato a renderla davvero capillare. Si tratta invece di uno strumento cardine per passare a una geolocalizzazione del virus che sia davvero efficace". Per renderlo possibile, tuttavia, è necessario "poter disporre della mole di dati di cui i big player dell’informatica sono in possesso". Con l’utilizzo di strategie sanitarie, misure di contenimento e di una mappatura serrata dei possibili focolai "si potrà prosciugare la palude del virus e mettere in piedi un sistema di prevenzione che -nel futuro- ci protegga da minacce simili e ci risparmi il carico immenso di dolore e sofferenza che abbiamo conosciuto in quest’ultimo anno".

Suonano come un monito, perciò, le parole di Albert Camus nel romanzo "La Peste" messe in esergo al volume: "Dico soltanto che sulla terra ci sono flagelli e vittime, e che, per quanto possibile, bisogna rifiutarsi di stare dalla parte del flagello". Ecco evitare assolutamente di ‘stare dalla parte del flagello’ è proprio ciò che nessuno di noi, qualsiasi ruolo e professione abbia a tutt’oggi, deve fare, contribuendo così alla sconfitta di quella che è stata la maggiore pandemia di un secolo appena iniziato.

(di Rossella Guadagnini)

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