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Crisi del grano, Federalimentare: "A settembre rischio corto circuito per import"

(Adnkronos) - L'Italia è un grande importatore di materie prime alimentari che trasforma, in particolare cereali e, dunque, "la logistica è un grande problema, è fondamentale, per un Paese come il nostro che importa 4 milioni di tonnellate di grano tenero, 6 milioni di mais, e ancora grandi quantità di orzo e soia". E' l'allarme che il presidente di Federalimentare Ivano Vacondio lancia, parlando con l'Adnkronos, a proposito della situazione attuale che si è determinata sui mercati dei cereali, in primis grano tenero e mais, sia per gli effetti della guerra in Ucraina che per la siccità. Mentre le organizzazioni agricole già stimano consistenti cali di raccolto quest'anno, tra il - 20% (Confagricoltura) e il - 30% (Cia) in Italia

"Il problema degli approvvigionamenti c'è già - aggiunge Vacondio - ma adesso sopperiamo con i nostri raccolti che sono marginali, ma ci sono. Ma da settembre, quando cominceremo a dover importare per forza, cereali dall'Europa e dal mondo, avremo bisogno della logistica che sta vivendo un momento terribile" sottolinea.

"Tutti si riempiono la bocca sul fatto che il trasporto deve trasferirsi dalla gomma al treno, perché c'è meno inquinamento, si liberano le strade, eccetera. Peccato che questo non può succedere perché non troviamo i locomotori, i vagoni e neanche le tracce per trasportare le merci... e poi non si trovano trasportatori su gomma, ci sono grosse difficoltà a trovare navi per il trasporto di cereali perché in Cina con il blocco del porto di Shangai per il covid ancora oggi il problema non è stato assorbito" afferma Vacondio. "Io queste le cose - aggiunge - le sto dicendo a tutti gli esponenti politici che hanno un peso nel governo, a Salvini, a Di Maio, gli ho detto: 'guardate che a settembre vi trovate sul tavolo il problema della logistica' ed è un problema di non facile soluzione. Lo abbiamo visto con la Brexit in Gran Bretagna quando c'erano gli scaffali vuoti perché non c'erano i trasporti".

"Bisogna fare attenzione perché noi siamo più vulnerabili della Gran Bretagna e di tanti altri paesi europei in quanto importiamo più materie prime alimentari". "Noi siamo più fragili, - insiste l'imprenditore - perché al di là del costo che lo fa il mercato, siamo quelli che scontiamo di più sul fronte cereali: noi, la Grecia e un po' la Spagna".

Quanto all'inflazione e alle speculazioni dice: "Io credo che l'Italia dovrebbe preoccuparsi dell''inflazione nel settore dei cereali. Purtroppo chi paga il conto è il consumatore, la parte più debole del Paese e bisognerebbe intervenire perché ad esempio i pensionati e i fragili in questo momento pagano il conto più salato".

Questo problema è iniziato il 31 agosto 2021 e la guerra non c'era. - osserva - Il sottoscritto diceva che stava arrivando uno tsunami sui prezzi e un'inflazione che non era una bolla ma che sarebbe stata strutturata nonostante le istituzioni parlassero di bolla. Poi la guerra è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso ma già a dicembre - sottolinea - avevamo avuto aumenti enormi sul grano (400 euro la tonnellata) perché per la siccità in Canada la produzione si è dimezzata".

(di Cristina Armeni)

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