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Crisi di governo, Conte non cita Renzi ma lo scarica

Pietro Salvatori
·Giornalista politico, Huffpost
·2 minuto per la lettura
Italy's Prime Minister Giuseppe Conte addresses on January 18, 2021 the lower house of parliament at Palazzo Montecitorio in Rome, seeking a show of support with lawmakers ahead of a crucial vote in the upper Senate the following day. - Conte's coalition government, which has been in power since September 2019, was plunged into turmoil by the withdrawal last week of former premier Matteo Renzi's Italia Viva party. (Photo by Alessandra Tarantino / POOL / AFP) (Photo by ALESSANDRA TARANTINO/POOL/AFP via Getty Images) (Photo: ALESSANDRA TARANTINO via Getty Images)
Italy's Prime Minister Giuseppe Conte addresses on January 18, 2021 the lower house of parliament at Palazzo Montecitorio in Rome, seeking a show of support with lawmakers ahead of a crucial vote in the upper Senate the following day. - Conte's coalition government, which has been in power since September 2019, was plunged into turmoil by the withdrawal last week of former premier Matteo Renzi's Italia Viva party. (Photo by Alessandra Tarantino / POOL / AFP) (Photo by ALESSANDRA TARANTINO/POOL/AFP via Getty Images) (Photo: ALESSANDRA TARANTINO via Getty Images)

Giuseppe Conte tira dritto. Non c’è l’ipotizzata porta lasciata aperta a un ritorno al recente passato. La chiusura a Italia viva è secca: “Non si può cancellare quel che è accaduto, il venire a mancare di quella fiducia reciproca che è condizione imprescindibile per andare avanti. Si volta pagina”. Il premier è teso, stringe gli occhi mentre legge il suo intervento, inarca il sopracciglio quando dai banchi del centrodestra i mugugni si trasformano in urla di protesta. Rivendica quanto fatto, delinea orizzonti in cui le riforme di fisco e giustizia rivoluzioneranno il paese.

C’è durezza nelle parole di Conte, ma non è lo show che si era visto dopo il Papeete e che aveva compattato dietro l’avvocato di Volturara un robusto pezzo di paese. Matteo Renzi è un nome che non viene mai pronunciato nell’oltre mezz’ora di discorso, suscitando una serpeggiante perplessità fra i deputati di M5s e Pd che si lanciano occhiate e si scambiano messaggi: “Ha chiesto a noi di attaccarlo e lui invece nulla, liscio”.

La direzione in cui si muove il premier, pur senza strappi o drammatizzazioni, è quella annunciata: addio ai renziani, appello ai “costruttori”. “Purtroppo al culmine di settimane di attacchi mediatici piuttosto aspri alcuni esponenti di Iv hanno voluto smarcarsi dal governo, producendo un’astensione sul Recovery plan nonostante i contributi accolti al miglioramento, adducendo a motivo l’assenza delle risorse del Mes che nulla ha a che vedere con il Recovery”. Conte batte in continuazione sul tasto del rapporto con il paese reale, parla ai “cittadini”, si scusa per una crisi definita “incomprensibile”, ma che “deve trovare in Parlamento i propri chiarimenti”. Dice il presidente del governo che “le nostre energie dovrebbero essere sulla crisi pandemica, ma davanti...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.