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Crisi di governo: ecco cosa Monti non riuscirà a fare (e quanto ci costerà)

Non c’è tempo per portare a termine tutto quello che era già stato cominciato. Il governo Monti, arrivato al capo linea, non riuscirà a completare alcune riforme che aveva già avviato, come quella del riordino delle Provincie o la delega fiscale. Sullo sviluppo, invece, pare ci sia l’intenzione di apporre la questione di fiducia, mentre dovrebbe filare via liscio il ddl Stabilità.

Tanta fatica per dare sollievo alle casse dell’erario che rischia di essere, almeno in parte, vanificata. E’ scattato, comunque, il forcing finale dell’Esecutivo per portare a casa quei provvedimenti considerati più importanti, entro la fine della legislatura. Il disegno di legge di Stabilità sarà esaminato dal Senato a partire da lunedì 17 dicembre. La decisione è stata presa dai capigruppo di Palazzo Madama. Il via libera, con ogni probabilità, insieme alla richiesta di fiducia da parte del Governo, che dovrebbe arrivare il giorno seguente, martedì 18.

La riforma delle Provincie e quella elettorale, però, spariscono dal calendario politico. Cancellate, come se non se ne fosse mai discusso. E finisce su di un binario morto anche il ddl sul pareggio di bilancio, in attuazione dell’articolo 81 della Costituzione: i capigruppo di Palazzo Madama hanno deciso che non sarà esaminato dal Senato prima della fine della legislatura. Quindi, chissà quando. Anche se si sta preparando un’altra possibilità: l’idea è quella di stralciare gli articoli che istituiscono l’Organismo indipendente di controllo sui conti pubblici dalla legge di attuazione del pareggio di bilancio in Costituzione, proprio perché si tratta del punto di disaccordo tra le due Camere. Questa soluzione, in buona sostanza, consentirebbe di approvare entro la fine della legislatura le altre norme.

La riforma delle Provincie, a ogni modo, è stata ideata senza tenere conto delle reali necessità dei Comuni, contrari sin da subito all’attuazione. Adesso che è stata interpellata anche la Consulta, il prossimo Governo si troverà a dover affrontare una questione a dir poco spinosa. L’idea di ridimensionare la spesa pubblica, intervenendo anche sui tanti sprechi legati agli enti provinciali è sicuramente una buona cosa, ma la strada percorsa del governo Monti rischia di scontrarsi con la questione di costituzionalità. Intanto per il 2013 alle Provincie saranno destinati circa due miliardi di euro in meno, con l’impossibilità di far fronte ai normali servizi.

Oltre alla riorganizzazione delle Provincie, non vedrà la luce neanche il ddl con la delega fiscale. Anche se non si esclude che alcune norme possano essere recuperate nel ddl Stabilità. Addio, almeno per ora, agli scontrini fiscali deducibili per il cittadino che avrebbero dovuto contrastare l’evasione. Il ddl sulla delega fiscale avrebbe reso possibile, tra le altre cose, scaricare dalla dichiarazione dei redditi gli scontrini e le ricevute delle spese effettuate, da quelle per l’idraulico a quelle per il meccanico. Il provvedimento avrebbe dovuto passare insieme all’annullamento automatico delle “cartelle pazze”, ovvero quelle cartelle esattoriali sbagliate recapitate a milioni di contribuenti.

Il Governo, infine, è intenzionato ad apporre la fiducia sul Dl sviluppo che ha già ottenuto il via libera delle commissioni Attività produttive e Trasporti della Camera. Ad annunciarlo il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda. Inoltre l’Esecutivo dovrebbe chiedere la fiducia anche su un altro provvedimento, il decreto “Salva Ilva”, dopo aver sostenuto il voto sulla pregiudiziali di costituzionalità presentate da Lega e Idv. Il provvedimento dovrebbe arrivare in Aula al Senato mercoledì 19 dicembre. Rispettando i tempi tecnici per essere approvato.


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