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Crisi energia elettrica in Cina, imprese investono altrove. Hong Kong giù

·3 minuto per la lettura

In Cina la crisi energetica che si sta verificando in una parte consistente delle sue province incide sui piani di investimento delle imprese straniere. Queste ultime stanno dirigendo le loro produzioni e investimenti in altre aree del sud-est asiatico, in particolare sul Vietnam riporta la Cnbc.

Accade così che la notizia impatta in particolare sulla più internazionale delle borse cinesi, ovvero Hong Kong, dove l’indice Hang Seng arriva a perdere il -1% in 24 ore per poi recuperare e portarsi quasi sulla parità (-0,022%).

Gli investitori chiedono stabilità e possibilità di prevedere, quando non trovano queste condizioni favorevoli orientano il proprio interesse da un’altra parte. E dal momento che la crisi energetica in Cina non appare essere di rapida soluzione, e che potrebbe addirittura estendersi ai prossimi due trimestri, i capitali fuggono in altri paesi dell’area dove ci sono condizioni più favorevoli.

Riduzione del Pil cinese?

La situazione appare così critica che alcuni economisti cinesi già stimano un rallentamento nella crescita del prodotto interno lordo cinese per questo ultimo periodo del 2021. Le aree più colpite dalla crisi energetica sono infatti quelle più esposte alle esportazioni, tra cui la provincia del Guangdong che da sola ha rappresentato il 23% delle esportazioni cinesi fino al mese di agosto.

L’indice PMI di settembre ufficiale ha indicato un valore pari a 49.6 mentre le aspettative degli analisti indicavano 50.1. Il valore inferiore a 50 indica una contrazione sul mese.

Viene confermato dai leader delle principali associazioni di business europee e statunitensi, che il taglio dell’energia elettrica in Cina sta condizionando le scelte di investimento nel paese asiatico, scrive Cnbc.

Crisi energia elettrica in Cina: cosa sta succedendo?

La crisi di energia elettrica in Cina è dovuta a due fattori concomitanti. Il primo riguarda una carenza nelle forniture di carbone che ha costretto le centrali elettriche a carbone del paese a ridurre la produzione di energia elettrica per mancanza di materia prima.

In aggiunta il governo cinese ha imposto delle limitazioni alle emissioni di anidride carbonica per raggiungere i suoi piani di zero emissioni di gas serra entro il 2060.

E appare essere in particolare la seconda motivazione quella che sta causando i maggiori disagi, perché le autorità locali sono state costrette a ridurre la produzione di energia per ottemperare alle disposizioni.

Si segnalano già stop alla produzione in varie fabbriche per assenza di energia elettrica, ma anche i centri abitati hanno problemi di approvvigionamento dell’energia per uso domestico.

Una situazione critica per le aree dipendenti dalle centrali a carbone, creata dall’introduzione di una normativa senza un piano alternativo e serio in grado di sopperire alla riduzione della produzione delle centrali altamente inquinanti.

Va letta anche con questa chiave di lettura la decisione del governo di fermare le attività di mining di criptovalute nel paese di alcuni mesi, dove rappresentavano la maggioranza del mining a livello globale. Eliminando l’industria del mining di criptovalute la Cina ha inteso ridurre le sue emissioni e avere allo stesso tempo più energia a disposizione per altri usi.

Tuttavia ciò non è bastato a evitare la situazione critica in cui si è venuta a trovare.

This article was originally posted on FX Empire

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