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Crisi Eurozona: cosa l’Europa chiede all’Italia

Davide Mazzocco

Lunedì prossimo Fabrizio Saccomanni, neoeletto ministro dell’Economia, sarà a Bruxelles, dove farà la sua prima apparizione da titolare del Tesoro. Dopo i due mesi di stand by post-elettorale in Europa vogliono certezze: Saccomanni dovrà dare garanzie, chiarire ai partner se l’Italia sia o non un partner credibile.

Per farlo dovrà presentare un piano di riforme credibile. L’Eurogruppo chiederà a Saccomanni quali siano le priorità nella politica economica del nuovo esecutivo, in particolar modo le strategie fiscali e di sviluppo. Il giorno successivo Saccomanni replicherà al consiglio dell’Ecofin.

Intanto dalla Banca Centrale Europea arriva un plauso per i tagli a stipendi e posti di lavoro compiuti in Italia. L’Italia viene accomunata a Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna nel gruppo di Paesi che hanno compiuto riforme tese “a conseguire una maggiore flessibilità dei salari e dell’occupazione”.

Ciò che l’Europa chiede all’Italia è una maggiore flessibilità delle strutture di negoziazione salariale e degli orari di lavoro: l’obiettivo è l’erosione dei meccanismi che tutelano i posti di lavoro che, nella visione europeista, hanno effetti narcotici sulla competitività e sul dinamismo del mercato.

Anche perché i tempi bui non sono per niente finiti: le stime sull’occupazione giovanile sono state riviste al ribasso sia per quanto riguarda il 2013, sia per il 2014, idem per quelle sulla disoccupazione corrette, purtroppo, al rialzo.

Ma le ricette della BCE serviranno davvero a rilanciare l’economia italiana. Negli equilibri politico-economici disegnati dal Governo Letta, il filo rosso che lega Mario Draghi, presidente della BCE, al ministro Saccomanni potrebbe essere un importante canale di interlocuzione con le stanze dei bottoni in cui si decidono le sorti del Vecchio Continente.

Più che una sfida, ciò che attende Saccomanni è un vero e proprio rompicapo: l’Europa chiede di mantenere in ordine i conti pubblici e allo stesso tempo di far ripartire l’economia, impone di aumentare la flessibilità ma – lo ha fatto Draghi qualche giorno fa – chiede una maggiore redistribuzione della ricchezza.

Pur ammettendo come gli interventi dei governi siano stati tutto sommato incoraggianti, la BCE chiede ulteriori sforzi per migliorare il potenziale di crescita e creare posti di lavoro e sta pensando a formule che sostengano le piccole e medie imprese, da sempre vera spina dorsale dell’economia nazionale. Inoltre, laddove si renda necessario, è opportuno proseguire l’iter delle ricapitalizzazioni bancarie.

Infine, nonostante l’ottimo esito delle recenti aste di titoli, l’Italia continua a contraddistinguersi per un potenziale di crescita molto basso e per livelli di debito che il più delle volte superano significativamente la media dell’area euro. La luce in fondo al tunnel, insomma, è flebile: basta per orientarsi, ma non è sufficiente a illuminare.