Crisi in Grecia: quando la protesta diventa routine

Nel paese, vessato da una situazione economica drammatica, gli scioperi si moltiplicano a velocità tale da passare quasi inosservati

Lasciano il lavoro, se ce l’hanno. Manifestano, scioperano, bloccano le strade, occupano gli edifici. Ogni giorno in Grecia qualcuno scende in piazza, si ferma, si ribella.

E la gente in qualche modo deve districarsi nel caos delle proteste. Perché sono davvero molte, e di tutte le categorie. A partire dai bancari, i ferrotranvieri, i tassisti e gli autisti degli autobus. Per non parlare di ingegneri, insegnanti, giornalisti, medici, giudici, netturbini. Così, “allenati” al disordine, i cittadini ellenici si informano per non incappare nei disagi. Cercano notizie su quale categoria alzerà la voce.

E’ per questo che è nato il cliccatissimo sito apergia.gr, che significa appunto sciopero, e che puntualmente fornisce le indicazioni necessarie ai suoi 30mila visitatori giornalieri singoli, di media. Cifra notevole, che ha toccato picchi anche di 230mila contatti in poche ore. Con un impennata, negli ultimi 90 giorni, di 3 milioni di persone: poco meno di un terzo degli abitanti dell’intera Grecia. “Ogni mattina, quando ti alzi, accendi i notiziari e vedi che sciopero ci sarà nella giornata” ha spiegato al Wall Street Journal Yannis Ifantis, agente di viaggi della capitale. “E’ una delle assurdità della Grecia”, ha aggiunto.

Ma a quanto pare il meccanismo funziona, visto che nel caos quotidiano sembrano cavarsela. Diverso, invece, l’approccio del resto d’Europa che, su molti aspetti della crisi greca sembra aver spento i riflettori. Italia compresa, dove l’opinione pubblica è concentrata su elezioni e recessione con uno sguardo non troppo attento a cosa accade fuori dai confini. Eccezion fatta per la Germania. Complice forse l’annuncio di questi giorni dell’agenzia Standard & Poor’s che ha comunicato di alzare il rating della Grecia di sei “gradini” (in termine tecnico i notch) elevando il livello di default a B- e, cosa ancor più importante, attribuendo al Paese una prospettiva stabile.

Che si tratti del rating più alto per la Grecia dal giugno del 2011, però, sembra portare benefici solo sulla carta perché la ripresa economica è ancora molto lontana nonostante qualche spiraglio come la decisione, dell’ordine nazionale dei farmacisti del paese ellenico, di sospendere le agitazioni e di riprendere la fornitura dei medicinali a credito agli assistiti. A spiegare che la strada è ancora lunga ci pensano i numeri con il Pil sceso del 7,2% nel terzo trimestre 2012. Lo rende noto l'Elstat, l'istituto statistico nazionale, che ha specificato come l'accelerazione della recessione è un dato di fatto, con un Paese ormai al quinto anno consecutivo di crisi con un calo complessivo del Pil stimato al 22%.

Non ci sono solo le percentuali a segnare l’andamento del Paese. Il termometro più affidabile, per tanti, sono i disagi quotidiani. Come il riscaldamento che manca in molte scuole e rischia di lasciare gli studenti al freddo per il prossimo anno visto che dei fondi del Governo per garantire il servizio non c’è traccia. L’allarme arriva dal sindacato degli insegnanti (Doe), che in un comunicato stampa ha duramente criticato il ministero degli Interni.

Attacco a cui si sommano decine di altri, sempre accompagnati da proteste. Qualche esempio?  Il latte artificiale per i bambini è stato a lungo quasi impossibile da acquistare finché i farmacisti, unici autorizzati a venderlo, tenevano le serrande abbassate. E gli impiegati parlamentari hanno abbandonato il lavoro durante una votazione chiave sulle nuove misure di austerità. In questo caso però i legislatori hanno ceduto alle loro richieste dopo meno di 10 minuti, decidendo di esentarli dai tagli alle retribuzioni e alle pensioni. Anche i media fanno la loro parte: in tv vengono proposti trasmissioni riciclate e repliche di vecchi telegiornali. Manifestazioni a parte, è la disoccupazione a creare i disagi maggiori essendosi assestata al 25%. A non avere un impiego sono il 56,6% dei giovani e l’allerta è più che mai alta.

Tant’è che l'Eurogruppo ha sbloccato 34,3 miliardi di aiuti. Non poteva fare altrimenti trovandosi davanti a disoccupazione record salita di 11 punti e mezzo rispetto all’anno prima. Nel secondo trimestre il tasso dei senza lavoro nel Paese si era collocato al 23,6% mentre nel 2011 al 17,7%. Il 2013 sarà comunque decisivo, tenendo conto che siamo davanti al secondo fallimento della Grecia, del quale la stampa sembra essersi disinteressata o quasi. Lo stato ellenico infatti per il secondo anno ha ristrutturato il suo debito con una manovra  consiste nella decisione di rimborsare solo in minima parte un debito in scadenza; una specie di “concordato preventivo”.  In altre parole, default, che comunque lascia per alcuni intravedere spiragli per una risalita. “L’economia ellenica è destinata a crescere di nuovo nel 2014” ha detto infatti Joerg Asmussen, membro tedesco del Board della Bce che ha elogiato il Paese per i “significativi” sforzi di riforma non dimenticando di mettere in guardia sul fatto che un ulteriore aiuto sarà disponibile se la Grecia rispetterà gli impegni di riforma in pieno.