Come la crisi incide sul Sistema sanitario pubblico e sulla salute degli italiani

E' stata subito rettificata, tuttavia la dichiarazione del premier Monti sulle condizioni del Servizio sanitario nazionale ha suscitato non poche polemiche nel mondo politico e timori nell'opinione pubblica.
Monti ieri ha parlato di un sistema sanitario a rischio che "potrebbe non essere garantito se non si individuano nuove modalità di finanziamento e organizzazione dei servizi e delle prestazioni sanitarie".

La sanità pubblica, in Italia, è uno degli aspetti positivi nel modello europeo di welfare che, nonostante numerosi difetti interni e intoppi burocratici, garantisce assistenza universale e gratuita. Secondo una classifica dell’OCSE, il sistema italiano, assieme a quello francese è tra i più efficienti al mondo. Un sistema che però, per sopravvivere alla crisi, potrebbe reagire attraverso diverse scelte: con l'aumento dei tagli alla sanità, con l'introduzione di nuovi ticket o attraverso la privatizzazione del sistema sanitario, in tutto o in parte, come negli Stati Uniti.

Il costo medio della sanità in Europa è intorno all’8% del PIL, niente a confronto del 17% negli Stati Uniti. Qui il sistema sanitario è basato prevalentemente sul settore privato, sia sul versante finanziario, attraverso le assicurazioni, ma anche su quello dell'offerta e della produzione dei servizi. Premi assicurativi troppo elevati - si calcola che nel 2011, nonostante la crisi economica, un'assicurazione sia arrivata a un livello medio di 15 mila dollari per famiglia - che comportano inevitabilmente che circa 50 milioni di americani non godano del servizio sanitario perchè privi di assicurazione. Un'anomalia tutta americana, eppure la crisi economica potrebbe portare ad un'inversione di tendenza anche nei paesi europei, con manovre di austerità e privatizzazione nella sanità.

La crisi fa male alla salute, in tutti i sensi. Dati del Rapporto Osservasalute del 2011 delineano la figura dell'italiano come una persona maggiormente provata dallo stress, meno in forma, meno propensa a fare attività fisica e costretta ad un'alimentazione meno salutare rispetto al passato. Lo dimostra il fatto di aver eliminato dalla dieta la frutta e la verdura. Dal 2008 ad oggi si registra infatti un calo del numero di porzioni consumate al giorno: 4,8% contro 5,7%.
Aumenta invece l'uso di antidepressivi (da 8,18 dosi giornaliere per 1000 abitanti nel 2000 a 35,72 nel 2010), anche come rimedio alla precarietà della vita e al disagio diffuso dalle difficoltà socio-economiche del periodo, oltre ad un aumento di peso. Gli italiani diventano sempre più grassi con il passare degli anni, effetto dovuto alla diminuzione di sport e ad un'alimentazione più ricca di carboidrati.

I timori che la spending review si abbattano sul servizio sanitario nazionale preoccupano maggiormente gli anziani. E' quanto emerso da una ricerca condotta dalla Sigg in collaborazione con Datanalysis su 1500 cittadini over 75: "la maggioranza - dichiara Giuseppe Paolisso, presidente Sigg - preferisce affidarsi ai medici del servizio pubblico e il 55% ritiene che le prestazioni offerte dal Ssn siano adeguate ai propri bisogni, anche in caso di emergenza". Totale affidamento nella sanità pubblica, anche per motivi economici. Proprio per questo motivo, l'85% degli intervistati teme che la crisi possa compromettere la propria salute, andando a ridurre il sistema in termini di quantità e qualità di prestazioni. E l'assicurazione sulla salute è un privilegio di pochi: "le scarse risorse economiche - continua Paolisso - fanno sì che pochissimi abbiano pensato a forme di assicurazione sanitaria che mettano al riparo dalle falle del Ssn". Solo il 5%, infatti, ha un'assicurazione privata sulla salute e solo il 20% ci ha almeno pensato.

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