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Crypto asset, Europa li regolamenta favorendone adozione e investimenti

·3 minuto per la lettura

L’Unione Europea si appresta a regolamentare l’intero mondo dei crypto asset, dalle criptovalute “pure” come bitcoin (BTC), ai token di ogni tipologia e anche le modalità di utilizzo dei protocolli blockchain per lanciare su di essi nuovi prodotti finanziari digitali.

Dal gruppo di studio attivato dalla Commissione Europea e dalle survey pubbliche, sono giunti spunti, stimoli e suggerimenti volti a spingere le autorità europee verso una regolamentazione accogliente e non respingente.

Così, sono allo studio ben tre regolamenti europei che in seguito gli Stati membri dell’Ue dovranno recepire nei rispettivi ordinamenti giuridici. E potrebbero essere approvati dal Consiglio Europeo già a marzo 2022.

I tre regolamenti per i crypto asset

Si tratta del regolamento Micar che introduce la disciplina del mercato dei crypto asset che sono diversi dagli strumenti finanziari.

Verrà introdotto il Pilot per regolamentare la fase di sperimentazione delle piattaforme informatiche su cui negoziare i nuovi asset.

Ed infine il Dora, per regolamentare gli aspetti che riguardano la sicurezza informatica e a contrasto degli attacchi informatici di piattaforme che sono diventate le “nuove banche” da assaltare.

La Consob più aperta dell’Unione Europea

Chi lo avrebbe mai detto che la Consob avrebbe mai potuto mostrare una visione sul bitcoin e i crypto asset forse più aperta rispetto ad altre istituzioni dell’Unione Europea e globali.

Secondo il presidente della Consob, Paolo Savona, bisogna tenere conto degli usi che si fa delle criptovalute come il bitcoin, che sono utilizzate anche come moneta, “come unità di conto e come serbatoio di valore”, ha detto, come riportato dall’Economia del Corriere.

Altre autorità come la Bce, la Sec statunitense, non considerano come monete le criptovalute, ma solo come attività finanziarie. Ma questo, aggiungiamo noi, è dettato dalla paura che le criptovalute possano competere con le valute nazionali.

Per Savona, invece, bisogna accettare “la natura ibrida di questo strumento”, le criptovalute, e bisogna prepararsi a gestirle piuttosto che a reprimerle.

Anche perché, come ha fatto notare una ex commissaria della Consob, Anna Genovese, la partita si gioca “tra chi riuscirà a guidare l’offerta e chi diventerà mero mercato di sbocco” dei nuovi prodotti legati ai crypto asset. E l’Italia è molto mercato di sbocco e poco driver dell’offerta.

Bce punta sull’euro digitale

Ancora l’Economia riporta le parole del membro italiano della Bce, Fabio Panetta, secondo il quale non bisogna attendere una ulteriore crisi per regolamentare la digitalizzazione della finanza, dove sono nati nuovi player mondiali che fanno concorrenza a quelli tradizionali e che in alcuni casi li hanno parzialmente sostituiti senza che i primi se ne siano ancora resi conto.

Ecco perché Panetta crede che la direzione presa dalla Bce riguardo allo studio sull’euro digitale, sia quella giusta.

Del resto, se la richiesta delle autorità è di favorire i pagamenti elettronici per combattere l’evasione e il riciclaggio di denaro (e anche la sua falsificazione), allora servono valute a corso legale che siano digitali.

 

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This article was originally posted on FX Empire

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