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Da Di Maio a Sgarbi, chi resta fuori dal Parlamento

Armando Dadi/Agf

AGI - Il taglio dei parlamentari, il deciso mutamento dei rapporti di forza a destra e il dominio della coalizione FdI-Lega-FI nei collegi uninominali ha lasciato fuori dal Parlamento molti volti noti della politica, alcuni dei quali non avranno nemmeno la chance di essere recuperati in quota proporzionale, non avendo le loro sigle superato la soglia del 3% o non essendo stati inseriti nelle liste plurinominali. Tra gli esempi di maggiore risonanza vi è quello di Luigi Di Maio, la cui neonata formazione, Impegno Civico, alleata col Pd, si è attestata allo 0,56%.

La sconfitta del ministro degli Esteri nel collegio della Camera di Napoli Fuorigrotta ha il sapore della beffa: a batterlo è stato un candidato pentastellato, l'ex ministro della Transizione Ecologica, Sergio Costa, la cui affermazione lascia a casa anche l'ex azzurra Mara Carfagna, che resta comunque in attesa di un eventuale ripescaggio in altro collegio. Niente scranno nemmeno per Vincenzo Spadafora e Lucia Azzolina, tra le figure di spicco di M5s ad aver aderito alla scissione.

Fa molto rumore anche la vittoria della consigliera comunale di FdI, Lavinia Mennuni, nel collegio di Roma centro per il Senato. Nella cosiddetta "circoscrizione Ztl", tradizionale bastione del centrosinistra, escono sconfitti sia Emma Bonino che Carlo Calenda, opposti in una sfida diretta dopo la rottura del loro sodalizio. Se per il capo di Azione si aprirà il paracadute del proporzionale, la storica leader radicale resterà invece fuori dal Parlamento, in quanto Più Europa non ha superato la soglia di sbarramento.

Rimangono escluse dalle nuove Camere anche le formazioni che hanno cercato di cavalcare - invano - l'onda di malcontento per il green pass. La ghigliottina del 3% si è così abbattuta su Italexit, la cui deludente performance lascia fuori Gianluigi Paragone, candidato in liste plurinominali in Lombardia e Puglia. Stesso destino per l'Alternativa per l'Italia di Mario Adinolfi e Simone Di Stefano, ex leader di CasaPound.

A sinistra manca l'obiettivo minimo l'Unione Popolare dell'ex sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, arenatasi sull'1,8%. La scarsa dispersione di voti a destra punisce anche Noi Moderati, rimasti sotto l'1%. Nessun recupero possibile, quindi, per Vittorio Sgarbi, sconfitto da Pier Ferdinando Casini del Pd nel collegio uninominale di Bologna.

Il critico d'arte non è l'unico escluso eccellente a destra. Nonostante il "cappotto" della coalizione conservatrice all'uninominale, resta (per ora) senza scranno l'ex ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, battuto da Benedetto della Vedova di Più Europa nel collegio della Camera di Milano centro. Non ce la fa neanche il senatore Simone Pillon della Lega, candidato alla Camera in seconda posizione nel collegio plurinominale dell'Umbria.

Il risultato netto del centrodestra nei collegi uninominali ha lasciato sul terreno una lunga serie di sconfitti illustri sia nelle file di M5S (in primis Chiara Appendino, candidata alla Camera nella circoscrizione di Torino ma destinata a essere recuperata nei collegi plurinominali) che - soprattutto - del Pd. E' al Nazareno che si fanno i conti con le esclusioni più clamorose, al netto dei nomi blindati che rientreranno grazie alla quota proporzionale.

Tra costoro c'è Carlo Cottarelli ma la prospettiva non rende meno pesante l'esito della sfida per il Senato a Cremona con Daniela Santanchè: l'esponente di Fdi ha quasi doppiato l'economista candidato per i dem. La circoscrizione del Senato di Sesto San Giovanni, un tempo "Stalingrado d'Italia", vede Isabella Rauti battere il candidato del Pd Emanuele Fiano, che non ha corso invece nelle liste plurinominali.

Per lui, come per l'ex capogruppo al Senato dem Andrea Marcucci, sconfitto in Toscana, nessun recupero possibile. Un altro volto noto dei dem, Monica Cirinnà, perde il confronto con Ester Mieli di FdI nel collegio per il Senato di Roma Municipio VII. E ai volti nuovi non va meglio. Aboubakar Soumahoro di Sinistra Italiana è stato superato per appena 3 mila voti da Daniela Dondi del centrodestra nel collegio uninominale di Modena per la Camera.