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Dai rischi delle big tech alla frontiera dell’istruzione 2.0

Leo Campagna
·6 minuti per la lettura
Dai rischi delle big tech alla frontiera dell’istruzione 2.0
Dai rischi delle big tech alla frontiera dell’istruzione 2.0

Crescono i dubbi sul peso eccessivo dei Big Tech USA ma le tecnologie dirompenti aprono interessanti prospettive di crescita a lungo termine. Approccio ESG prezioso per gestire il rischio sull’azionario emergente

BIG TECH USA, PESO RECORD SULLO S&P 500

Schroders avverte che il crescente dominio dei FAMAG, vale a dire Facebook, Apple, Microsoft, Amazon e Google, sta sollevando preoccupazioni sulla tenuta del mercato azionario americano, ormai molto dipendente dalla performance dei titoli tecnologici. Lo sottolinea nell’articolo Schroders: il peso delle big tech è diventato un rischio per Wall Street Sean Markowicz, Strategist, Research and Analytics di Schroders, rilevando che la corsa verso il segmento tech ha portato il peso delle FAMAG sullo S&P 500 al record del 25%, più del doppio rispetto a cinque anni fa. Secondo l’esperto gli investitori dovrebbero monitorare possibili azioni del Congresso contro i giganti del tech, perché potrebbero impattare sui ritorni dell’intero mercato USA, visto il loro peso sugli indici: più un portafoglio riflette la composizione del benchmark, maggiori sono i rischi, con le strategie passive più esposte. Con le Big Tech sempre più influenti, per il peso sull’indice, la performance azionaria, la generazione di utili e il denaro speso in lobbying, secondo Schroders gli investitori dovrebbero quanto meno essere consapevoli dei rischi che si stanno assumendo, e chiedersi se stanno ottenendo un ritorno equo.

LA DISTRUZIONE CREATIVA GENERA OPPORTUNITÀ

Kristina Hooper, Chief Global Market Strategist di Invesco, suggerisce invece di guardare oltre agli effetti immediati della pandemia e della distruzione creativa e spiega perché assumere un atteggiamento più costruttivo nei confronti dell’economia e dei mercati. “Questa crisi sta creando un’ampia serie di opportunità di crescita futura. Gli investitori a lungo termine farebbero bene a concentrarsi sull’innovazione che emerge dalla distruzione causata dalla pandemia”, dichiara l’esperta nell’articolo Dalla distruzione creativa uno slancio allo spirito imprenditoriale e all’ESG. “La pandemia e la conseguente recessione economica hanno evidenziato che cresce l’attenzione sulle tematiche ambientali, sociali e di governance (ESG). Una tendenza che potrebbe trasformare questa recessione profonda in un momento di “distruzione creativa” positiva, in cui è possibile generare un’economia migliore e più ecosostenibile”, riferisce l’esperta di Invesco. In parallelo, si registra un significativo aumento della creazione di piccole imprese negli USA, che potrebbe essere frutto anche di cambiamenti positivi e di una innovazione virtuosa.

EDTECH, LE SOCIETÀ DI TECNOLOGIA DELL’ISTRUZIONE

In quest’ottica, gli investitori possono cavalcare alcuni trend già in atto che potrebbero generare extra rendimenti nel medio lungo periodo. Per esempio il tema dell’istruzione e della formazione permanente. L’epidemia di Covid-19 ha colpito duramente anche il settore dell’istruzione sebbene vanti società con asset anticiclici e con caratteristiche difensive che, storicamente, sono risultate resilienti in tempi di recessione economica. Questa volta, invece, sono state le prime a essere colpite: per esempio, con la chiusura delle strutture scolastiche la maggior parte dei fornitori di servizi, comprese aziende di catering e trasporti, ha subito gravi contraccolpi. “Tuttavia, il comparto dell’istruzione offre ancora sacche di opportunità redditizie per gli investitori disposti a guardare oltre questa fase storica puntando sugli strumenti di apprendimento di domani che già oggi sono una realtà”, fa sapere nell’articolo Come investire nelle tecnologie dell’istruzione 2.0 Guillaume Uettwiller, gestore di portafoglio nel team di azioni tematiche globali di CPR AM (Gruppo Amundi). A questo tema, la casa d’investimento ha dedicato nell’ottobre 2018 il CPR Invest – Education, il primo fondo che rappresenta una soluzione d’investimento che risponde alle sfide dell’istruzione e della formazione permanente.

IOT, CLOUD COMPUTING, 5G, AI, STAMPA 3D E ROBOTICA

Un’altra opzione è il CPR Invest – Global Disruptive Opportunities di CPR AM (Gruppo Amundi) che investe nelle tecnologie per le reti di fornitura digitale del futuro. “Tecnologie come Internet delle cose (IoT), Cloud computing, 5G, intelligenza artificiale (AI), stampa 3D e robotica rivestono un ruolo fondamentale per le reti di fornitura digitale del futuro. Allo stesso tempo, il contesto lavorativo in rapida evoluzione rende tutte queste innovazioni tecnologiche ancora più indispensabili” specificano nell’articolo La finanza investe nelle tecnologie alla base delle future industrie 4.0 gli esperti di CPR AM (Gruppo Amundi), la casa d’investimento che a questo fenomeno e agli altri sotto-temi delle innovazioni dirompenti ha riservato il fondo a gestione attiva CPR Invest – Global Disruptive Opportunities.

INDUSTRIA FARMACEUTICA USA APPESA AL VOTO DI NOVEMBRE

Un settore da tenere sotto stretta osservazione è quello farmaceutico USA. GAM sottolinea il peso che avrà sul settore la composizione del Congresso americano, se anche il Senato diventa democratico sono infatti probabili nuove tasse in arrivo sull’industria dei farmaci. Christophe Eggmann, Investment Director e Responsabile del fondo GAM Health Innovation Equity di GAM Investments, nell’articolo “Per i titoli farmaceutici Usa le elezioni contano più del vaccino” spiega che la composizione del Congresso che uscirà dal voto ha conseguenze molto più significative che non il virus per l’industria farmaceutica. Secondo l’esperto di GAM, il miglior risultato per il settore farmaceutico, anche se improbabile, sarebbe un Congresso interamente controllato sia alla Camera che al Senato dai Repubblicani, con Biden come presidente, mentre lo scenario peggiore sarebbe quello di entrambe le Camere controllate dai Democratici, sempre con Biden al posto di Trump, perché il risultato sarebbe probabilmente un aumento delle tasse sull’industria farmaceutica, tra i diversi potenziali risultati intermedi, la continuazione di un Congresso diviso con la Camera democratica e il Senato repubblicano, viene considerata ‘gestibile’ da Eggmann.

OPPORTUNITÀ PER I MERCATI EMERGENTI

Intanto, una possibile correzione delle borse USA, spiegano in Raiffeisen Capital Management, si rifletterebbe anche su altri listini, ma non necessariamente significherebbe la fine del rally; se accompagnato da un “cambio nei favoriti”, l’attenzione degli investitori si potrebbe spostare sulle tante azioni non ancora sopravvalutate e che finora hanno partecipato molto meno alla ripresa e tra queste si trovano soprattutto società cicliche, di minori dimensioni e della “old economy”. In uno scenario del genere, che fermerebbe per un bel po’ la forte outperformance delle azioni Usa, potrebbero avere maggiori opportunità anche le azioni dei paesi emergenti che offrono un profilo di rischio-rendimento a lungo termine di gran lunga migliore delle azioni USA. È tuttavia probabile che, come sottolineato nell’articolo Raiffeisen: prospettive intatte per i mercati emergenti non tutti i paesi e non tutti i settori ne beneficeranno nella stessa misura ed è proprio in un tale scenario che acquisterebbe valore una selezione attiva.

MERCATI EMERGENTI, PERCHÉ INTEGRARE L’ESG NEI FONDAMENTALI

A proposito di mercati emergenti, secondo molti studi c’è una maggiore dispersione nella performance ESG nei mercati emergenti rispetto a quelli sviluppati, dimostrando così il valore aggiunto dell’analisi ESG a beneficio della performance di portfolio, per il fatto che le società emergenti tendono ad essere più esposte sia ai rischi sistemici che a quelli specifici proprio a causa della minor attenzione ai fattori ESG. Lara Kesterton, Lead mtx ESG Research di Vontobel Asset Management, nell’articolo ESG prezioso per gestire il rischio sull’azionario emergente spiega perché nei mercati emergenti una minor qualità dei dati ESG comporta per l’investitore rischi più elevati: nella gestione del rischio la sfida è identificare i segnali che sono una bandiera rossa che fa scattare l’uscita dalle posizioni di portfolio o che impedisce l’investimento.