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Dal piano Biden nuova benzina per la ripresa Usa

Virgilio Chelli
·3 minuto per la lettura
Dal piano Biden nuova benzina per la ripresa Usa
Dal piano Biden nuova benzina per la ripresa Usa

Neuberger Berman ritiene però che un aumento fiscale potrebbe mettere in difficoltà le aziende Usa, ma se si raggiunge un compromesso ragionevole il piano infrastrutture potrebbe aiutare ancor di più la ripresa

Dopo il mega stimolo, l’amministrazione Biden prepara un massiccio intervento di investimenti e rinnovamenti infrastrutturali, ma intende finanziarlo in parte con un aumento della tassazione sulle imprese che potrebbe mettere in difficoltà le aziende Usa. A fronte di questa prospettiva, i mercati sembrano aver adottato un atteggiamento di attesa, anche perché misure di questo respiro richiederebbero tempo e compromessi. Per ora non si notano serie ripercussioni sulle valutazioni azionarie, gli investitori sono concentrati sulla riapertura, sul progresso delle vaccinazioni e su dati incoraggianti sulla ripresa reale dell'economia, e con una crescita attesa degli utili dell'S&P 500 del 30% per il 2021, l'aumento fiscale a confronto sembra modesto.

PIANO AMBIZIOSO, MAGGIORANZA RISICATA

Joseph V. Amato, President and Chief Investment Officer – Equities di Neuberger Berman, nelle sue ‘Prospettive settimanali del CIO’, osserva che il Presidente Biden ha mostrato di voler adottare un approccio flessibile alle imposte sulle imprese, e ritiene che si potrebbe arrivare a un ragionevole compromesso, forse a un'aliquota del 25%. In tal caso, secondo Amato, il pacchetto infrastrutturale di Biden potrebbe contribuire alla durabilità della fase di sorprendente crescita economica già in atto. Biden gode di una delle più esigue maggioranze nella storia, ma sta cercando di far approvare un piano di spesa e pressione fiscale così imponente da far impallidire qualsiasi intervento degli ultimi 70 anni.

MOLTI ASPETTI POSITIVI

Il piano prevederebbe l’investimento di 2.300 miliardi di dollari in otto anni per rispondere alle esigenze infrastrutturali, in trasporti, ricerca e sviluppo, manifattura e lavoro, acqua, a banda larga ad alta velocità, alloggi, istruzione, assistenza per anziani e disabili. Secondo Amato ci sono aspetti positivi da considerare, perché migliorare le infrastrutture nel lungo termine potrebbe avere risultati strepitosi in termini di produttività, esito che le imprese favorirebbero e che andrebbe a vantaggio degli investitori. Altro elemento incoraggiante è l'enfasi sull'ambiente, che richiede un intervento improrogabile.

ANCHE “INFRASTRUTTURE UMANE”

Ma c’è il problema di trovare i soldi, da cui l’idea di un aumento delle imposte che potrebbe portare 2.000 mld di dollari in 10 anni aumentando la tassa sul reddito delle imprese dal 21% al 28% e scoraggiando l'esterovestizione degli utili. Le nuove tasse potrebbero portare a una diminuzione degli utili dello S&P 500 di circa il 6-8% per il 2022, ma i danni più significativi li subirebbe la posizione competitiva delle aziende nel lungo termine, se gli altri Paesi continueranno a mantenere differenziali significativi di aliquote. Alle infrastrutture fisiche si aggiungerebbero gli investimenti in "infrastrutture umane", come sanità e educazione, che potrebbero fa aumentare la pressione fiscale sui redditi più elevati.

DEMOCRATICI FORSE MENO AGGRESSIVI

Amato stima che alla fine gli aumenti delle imposte su imprese e persone manderebbero in fumo gran parte della riforma fiscale del 2017 di Trump, ma osserva anche che molti fattori puntano alla necessità di un compromesso con i repubblicani, il che potrebbe indurre i Democratici a proposte meno aggressive e probabilmente in grado di mitigare alcuni di questi aumenti in termini di pressione fiscale.