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Dal price discovery al gap discovery

Francesco Simoncelli
·8 minuto per la lettura

Che l'Italia fosse un Paese finito e in bancarotta era chiaro ad analisti come il sottoscritto, ma sebbene non venga ancora detto in modo palese per il popolino addormentato, c'è chi lo sta ventilando indirettamente. Infatti con questa dichiarazione Cottarelli ha praticamente detto che non solo l'Italia è un Paese commissariato, ma senza un sostegno artificiale nel giro di una manciata di secondi si ritroverebbe in compagnia di Argentina e Venezuela. Questa non è altro che l'eredità dell'inflazionismo del passato e dei conseguenti errori economici spazzati sotto il tappeto, divenuti successivamente enormi sulla scia di un maggiore interventismo da parte dei pianificatori monetari centrali. È il motivo per cui nel 2011 l'Italia è finita nell'occhio del ciclone e adesso rappresenta un punto critico a livello sistemico per quanto riguarda la sostenibilità dell'Europa. Come sottolineato spesso su queste pagine, il problema alla base di queste distorsioni è la soppressione artificiale di una determinazione onesta dei prezzi. Progressivamente gli "intoppi" all'interno delle economie diventano talmente preponderanti che ciò inficia ineluttabilmente il calcolo economico ponendo fine bruscamente a tutte le manipolazioni eseguite fino a quel momento.

L'evento in sé non è affatto importante, poiché rappresenta la fine di un processo che nel tempo sparge criticità sempre più ingombranti all'interno del panorama economico. È tale processo che bisogna monitorare per avere una bussola funzionante e cercare di direzionare le proprie scelte. Soprattutto perché i mercati canonici vengono ampiamente deformati dalle politiche di credito facile del sistema bancario centrale e assistiamo a pattern senza senso spinti solamente dall'euforia. L'inflazionismo è la risposta imprescindibile di chi ha costruito una società sulle menzogne e per mantenerle procede a distruggerla progressivamente. È un processo selettivo, che toglie linfa vitale (capitale) dalla classe media, laddove gran parte della produzione, avviene per poi darla a coloro che beneficiano per primi degli effetti distorsivi della stampa di denaro.

È un processo che prevede una distruzione sistematica silenziosa, permettendo ai clientes di avvantaggiarsi rispetto al resto della popolazione. Questo fenomeno è compreso, al massimo, da una persone su un milione e comprende tutte quelle forze che infine sono destinate a fare tabula rasa della società.

LA SPIRALE DISTRUTTIVA DEL SISTEMA BANCARIO CENTRALE

Ogni volta che la banca centrale allenta la sua posizione monetaria, innesca un boom: devia risparmi reali dai creatori di ricchezza a chi invece la spreca. Ogni volta che la banca centrale inverte la propria posizione monetaria, ciò rallenta o pone fine a suddetta deviazione e manda in crisi quelle attività che sprecavano ricchezza reale. Il fattore scatenante dei cicli boom/bust sono le politiche monetarie della banca centrale e non fattori presumibilmente misteriosi. La severità della fase di bust è dettata dall'entità delle distorsioni provocate durante il boom artificiale: quanto maggiori sono state le distorsioni, tanto più grave sarà la fase di bust. Qualsiasi tentativo da parte della banca centrale e dello stato di contrastare la fase di bust attraverso stimoli monetari e fiscali, non farà altro che indebolire il bacino dei risparmi reali.

Ogni volta che la banca centrale cambia la sua posizione monetaria, l'effetto non si afferma istantaneamente: ci vuole tempo. L'effetto inizia in un punto particolare e si sposta gradualmente da un mercato all'altro, da un individuo all'altro. La precedente posizione monetaria potrebbe dominare la scena economica per molti mesi prima che la nuova posizione inizi ad emergere. Di norma i sintomi di una recessione emergono dopo che la banca centrale restringe la sua posizione monetaria; ciò che determina se un'economia cade in una recessione o soffrirà solo di un normale rallentamento economico è lo stato del bacino dei risparmi reali. Finché questo è ancora in espansione, una politica monetaria più restrittiva culminerà in un rallentamento economico. Nonostante le varie attività che sprecano ricchezza ne risentiranno, la crescita economica complessiva sarà positiva. Il motivo è semplice: ci sono più creatori di ricchezza rispetto ai consumatori di ricchezza.

E quindi finché suddetto bacino cresce, la banca centrale e lo stato possono dare l'impressione di avere il potere di annullare una recessione mediante il pompaggio monetario e abbassare artificialmente i tassi d'interesse. In realtà, queste azioni rallentano o arrestano solo il fallimento di quelle attività che si sono avvantaggiate dalla politica monetaria allentata, continuando così a deviare risparmi reali da chi contribuisce a farli crescere. L'illusione che attraverso il pompaggio monetario sia possibile mantenere in carreggiata l'economia, va in frantumi una volta che il bacino dei risparmi reali inizia a calare e successivamente si finisce in recessione. Anzi, piuttosto che invertire il crollo, una politica monetaria più accomodante indebolirà ulteriormente il flusso di risparmi reali e la struttura della produzione.

L'economia, come tante altre "cose" nella vita, è un ordine complesso, dinamico ed adattativo. Le variabili sono sconosciute e, anche se fossero note in un certo punto nel tempo, a causa della natura dinamica del sistema, cambierebbero costantemente in modo imprevisto, rendendo praticamente impossibile una misurazione precisa. Non si può gestire ciò che non si può misurare. 

Tuttavia le banche centrali si sono arrogate il compito di gestire l'economia ed il sistema finanziario, prendendo di mira l'inflazione dei prezzi. In accordo con i loro modelli, si attengono ostinatamente ad un indice dei prezzi al consumo (IPC) che esamina la media ponderata dei prezzi di un paniere di beni di consumo e servizi, come trasporti, cibo e cure mediche. Concentrandosi solo sui prezzi al consumo, l'inflazione in azioni, obbligazioni, immobili o qualsiasi altro asset finanziario viene completamente esclusa dal quadro. Non notate una punta di discriminazione? I piani alti considerano la maggior parte delle persone come stupidi salariati a cui non interessa possedere beni fruttiferi. Inutile sottolineare che le cose non stanno così: le persone risparmiano non per comprare una mela ad un prezzo inferiore domani, ma per permettersi in futuro una casa in cui vivere. E questa stessa casa attualmente non è inclusa nelle misure dell'inflazione. Se lo fosse, l'inflazione dei prezzi ufficiale dovrebbe essere molto più alta.

L'elevata inflazione dei prezzi degli asset a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni è una conseguenza dell'immensa espansione monetaria. Nel 1971 gli Stati Uniti abbandonarono il gold standard, avviando una race to debase tra le varie divise mondiali. Sotto l'amministrazione Volcker, nel 1983, gli Stati Uniti fecero un altro passo decisivo: la FED non avrebbe più preso di mira l'offerta di moneta, ma il prezzo a cui si prende in prestito denaro. Ancora oggi la FED manipola il tasso d'interesse di riferimento, il Federal funds rate, lasciando fluttuare l'offerta di moneta. In questo modo si sono spalancate le proverbiali porte dell'inferno, data l'enorme espansione monetaria attraverso il sistema bancario ombra. Dopo il 1983 le banche centrali, con la FED in prima linea, hanno iniziato a rendersi conto che molti dei loro strumenti di politica monetaria stavano diventando sempre più inefficaci.

Infatti non sono state in grado di spiegare l'enorme crescita dell'offerta di moneta proveniente dalle istituzioni private e solo negli ultimi anni gli economisti hanno riconosciuto che la misurazione dell'offerta di moneta in variabili come M0, M1, M2 e M3 è piuttosto incompleta, visto che tralasciano i molti titoli e asset che hanno sviluppato una sorta di "moneyness" nel corso del tempo. Poiché i banchieri commerciali sanno che lo stato li salverà, aumentano i loro rischi (es. bassi rapporti di capitale, portafogli d'investimento pressoché simili tra le varie banche, maggiore esposizione ad asset rischiosi, uso intensivo dei mercati OTC, ecc.). Quando i tempi sono buoni, diventano ricchi; quando il mercato si muove contro di loro, vengono salvati. Questo è ciò che gli economisti chiamano una relazione asimmetrica. A partire dal diciannovesimo secolo, gli economisti ed i critici degli schemi di protezione delle banche da parte dello stato hanno definito in modo chiaro questo fenomeno: azzardo morale.

Powell è in trappola. La Lagarde è in trappola. Loro ed i loro colleghi hanno spinto il mondo più in profondità in quello che può essere definito circolo vizioso del sistema bancario centrale. Non c'è nulla all'orizzonte che suggerisca che il sistema verrà riformato in modo da poter sfuggire agli effetti della massiccia espansione dei bilanci delle banche centrali. Il problema non sono mai stati i bilanci delle banche commerciali, ma i bilanci delle banche centrali, che riforniscono il sistema bancario di riserve. Il problema non ha avuto origine con Goldman Sachs o JP Morgan, ha avuto origine con il Federal Reserve System. C'è solo una via d'uscita da questo circolo vizioso: abbandonare del tutto il sistema bancario centrale.

INFLAZIONISMO: CUI PRODEST?

L'intervento della pianificazione centrale può assumere molte forme, una delle più popolari prevede la stampa di migliaia di miliardi in denaro fasullo. La disarmonia simbiotica dello stimolo fiscale e monetario è destinata a fallire, ma nel frattempo il mercato aziona Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online