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D'Alema riunisce Zingaretti, Speranza e Renzi: "Serve soggetto politico largo"

webinfo@adnkronos.com
·4 minuto per la lettura

Massimo D'Alema, Giuliano Amato, Goffredo Bettini, Dario Franceschini, Nicola Zingaretti, Roberto Speranza, Matteo Renzi e la giovane Elly Schlein, recordwoman di preferenze alle ultime regionali in Emilia. Trent'anni, o giù di lì, di centrosinistra riuniti in una schermata zoom. Due ex-premier, scissionisti, l'attuale segretario del Pd, uomini chiave del governo Conte, amici ed ex (?) nemici. A riunirli tutti, anche se virtualmente, stavolta è quello che è stato spesso considerato un leader divisivo, Massimo D'Alema, per un'iniziativa di Italianieuropei. Titolo: 'Il cantiere della sinistra'. Ovvero che fare del campo del centrosinistra dopo la pandemia. E le diversità di vedute non mancano.

Sintesi estrema. D'Alema rimarca la necessità di un nuovo soggetto della sinistra, un campo democratico largo. Dice Speranza "ora c'è uno spazio aperto" per questo. Renzi batte sul centro con lo 'schema Biden'. Franceschini insiste sull'alleanza strategica, anzi "inesorabile" con i 5 Stelle suggerita anche da un motivo pragmatico: il centrosinistra tutto assieme arriva al 30% e per governare non basta. Al di là delle legge elettorale, l'unico tema che cambia è se fare l'alleanza prima o dopo le elezioni perché difficilmente potremo arrivare ad avere la maggioranza a Camera e Senato quando il nostro campo, con le sue divisioni, non arriva neanche al 30 per cento".

Zingaretti guarda all'occasione, all'opportunità del Recovery per costruire una "fase nuova" mentre "la sirena populista si è rivelata inefficace". E "questa deve essere la scintilla che può coinvolgere" le persone "nella consapevolezza che c'è un obiettivo: costruire un equilibrio diverso perché quello di prima "era inaccettabile" e "non era il nostro". Per il segretario dem "credo che tutti, nelle differenze, se trovassimo il modo di orientare questo dibattito, tra l'assillo di essere vicini alle persone e la missione di sciogliere nodi che fin qui non sono stati sciolti, si può aprire una stagione nuova nella quale all'orrore del populismo si sostituisce un'altra prospettiva".

Ma per farlo, per costruire una "fase nuova" e un'altra "prospettiva" rispetto al populismo, per Zingaretti passa intanto dalla cose da fare, dalla gestione del Recovery oer "costruire un equilibrio diverso perché la normalità di prima fatta di stagnazione economica, blocco della mobilità sociale, di uno Stato anchilosato e burocratico, non era accettabile. Quel dopo da costruire deve riaprire una speranza oltre quell'orizzonte chiuso, quella bonaccia". Ma per riuscirci serve un passo in più e il messaggio al governo è chiaro: "Non dobbiamo tirare a campare, ma essere efficaci ed efficienti".

Il futuro e l'attualità che incombe. Renzi la porta dritta dentro la schermata zoom. "Lo dico a te Dario e a Nicola: la battaglia sul Mes va fatta fino in fondo. Siamo in un'emergenza, che non deriva dai runner o dagli assembramenti durante lo shopping, ma dal fatto che servono più soldi nella sanità". La battaglia che vede dall'altra parte i 5 Stelle. Ma Franceschini, il 'governista' quel rapporto lo rilancia e arriva a inquadrarlo come embrione di una nuova coalizione di centrosinistra: "Non è un centrosinistra - dice - almeno non lo è ancora".

La pandemia, è il ragionamento del capodelegazione Pd, "ha cambiato molte cose" e il governo l''ha affrontata "con criteri profondamente di sinistra: redistribuzione, tutela delle fasce più deboli, ammortizzatori sociali". E quindi "io credo che si possa dire che questa esperienza dell'emergenza abbia fatto trasformare in passi brevi un'alleanza, nata esclusivamente contro, in qualche cosa di più profondo. Si sta forgiando qualcosa di più e penso che nella discussione sui temi che stiamo facendo, oggi vada allargato il campo".

"Era tanto tempo che non ci capitava di discutere insieme", dice D'Alema guardando alla schermata Zoom con colleghi ed ex-colleghi di partito. L'ex-premier promuove il governo giallorosso. "Era giusto sperimentare la collaborazione tra la sinistra democratica e quella forza, i 5 stelle, che ha rappresentato una forma di populismo gentile cercando di accompagnarla nel governo. Era una scelta obbligata, il centrosinistra non poteva sottrarsi a questo compito perchè rafforza la democrazia".

"Io do un giudizio positivo, sono un sostenitore del governo però non basta, perché è del tutto evidente che si avverte il bisogno di un'azione politica che guardi oltre, che proponga una visione del futuro del Paese. C'è bisogno che torni ad esserci una forza politica che, oltre l'emegernza, abbia una narrazione". E se per Renzi solo al centro si vince, per D'Alema quella idea "che è stata la nostra" ora non ha più senso perché il centro politico e sociale non ci sono più, "l'impoverimento del ceto medio ha portato a una radicalizzazione sociale".

"Io direi che di fronte alle regressione nazionalista e sovranista" la risposta possa essere quella di "un campo democratico largo quello che si è formato in Europa attorno a Ursula Van Der Leyen che ha inteso rilanciare il progetto europeista di fronte alla regressione nazionalista. Ma quel campo democratico largo - rimarca D'Alema - è debole senza la sinistra".