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Dalla cavalcata estiva all'inizio del calo, fino al tabù Stadium: Milan, la Juve è ancora un crocevia

·2 minuto per la lettura

No, Milan-Juve non è mai una partita come le altre. E fin qui restiamo nella schiera del banale. Per Stefano Pioli, però, acquisisce un significato particolare. E non solo per quelle tre stagioni - tra il 1984 e il 1987 - vissute sulla panchina bianconera, ma perché, per il suo Milan, la sfida contro Ronaldo e soci ha sempre avuto un sapore diverso.

INIZIO E SIMBOLO DELLA CAVALCATA - Tralasciando dall'analisi la sfida persa nel novembre 2019, quando Pioli sedeva sulla panchina rossonera da un solo mese, sono quattro gli incroci dell'ultimo anno e mezzo. Due di questi in coppa Italia, nella semifinale dello scorso anno: 1-1 a San Siro con un rigore di Ronaldo nel recupero che rispose a Rebic e 0-0 allo Stadium. Una partita quasi storica: era il 14 giugno e l'Italia tornava a respirare calcio dopo tre mesi di blocco totale. Molto più che una semplice sfida, dunque. Una sfida che il Milan giocò con coraggio, personalità, attenzione: nonostante le assenze degli squalificati Theo Hernandez e Ibrahimovic e l'espulsione di Rebic nel primo tempo, i rossoneri giocarono meglio dei rivali, sfiorando la finale. Ecco, a posteriori, quel giorno fu l'inizio di una cavalcata trionfale. Da quella serata di inizio estate partì la perfetta striscia rossonera post-lockdown, con nove vittorie e tre pareggi. E proprio la sfida di campionato con la Juve fu l'emblema del perfetto girone di ritorno: un 4-2 in rimonta (da 0-2) che non rovinò i piani scudetto di Sarri ma certificò l'ottimo lavoro di Pioli e la crescita della sua banda.

IL PRIMO STOP - L'onda lunga dell'euforica estate si è trascinata fino al girone di andata di quest'anno, giocato con intelligenza, carica e sprazzi di grande calcio. Il titolo di campione d'inverno ha proiettato parte delle ambizioni rossonere verso gradini - e obiettivi - inimmaginabili a inizio stagione, salvo poi fare marcia indietro e tornare alla realtà dei fatti, annebbiata da sei mesi di fuoco. La data chiave è il 6 gennaio di quest'anno: a San Siro va in scena Milan-Juve. Secco e netto 3-1 finale per i bianconeri, capaci di approfittare delle tante assenze dei padroni di casa. Da quel giorno, in casa Milan, è partito un nuovo campionato: da quella sconfitta, la prima dopo dieci mesi, ne sono arrivate altre sei. Ora, però, in casa Milan è ora di raccogliere i cocci e dare continuità al lavoro di quasi un anno e mezzo. All'orizzonte c'è quella Champions League che manca da otto anni. Nove, invece, gli anni senza successi a Torino: il nuovo Stadium è un vero e proprio tabù, a Pioli il compito di sfatarlo. Per una partita che non è mai come le altre, e mai come questa volta varrà da spartiacque...

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