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Dall'antiepilettico all'emoderivato, gli allarmi carenza sventati da Aifa

(Adnkronos) - E' il 2020, l'emergenza Covid imperversa in Italia e nel mondo. Un paziente con malattia reumatica ritira le sue confezioni di idrossiclorochina per la terapia. Come sempre. Non sa che per far sì che questo gesto della sua quotidianità potesse ripetersi è stato necessario mettere in campo una serie di operazioni a catena, come racconta all'Adnkronos Salute Domenico Di Giorgio, dirigente dell'Agenzia italiana del farmaco che si occupa proprio di questi aspetti. Sì, perché l'idrossiclorochina in quei giorni è la molecola del momento, è sotto i riflettori come potenziale arma contro un virus che fa paura (i trial clinici poi non confermeranno l'ipotesi). Tutti la vogliono. Un dato rende l'idea: il Rapporto sull'uso di farmaci durante l'epidemia di Covid-19, pubblicato nel 2020 dall'Aifa, rileva in quel periodo un incremento di oltre il 4.000% per le acquisizioni di idrossiclorochina negli ospedali italiani.

Sull'onda del passaparola sui social parte anche la corsa agli acquisti privati. Il boom di domanda rischia di mandare in tilt il sistema. L'Agenzia italiana del farmaco riceve l'alert, attiva sistemi di controllo della consegna per i pazienti che hanno bisogno del farmaco per l'artrite reumatoide. In parallelo, però, vanno supportare le Regioni che vogliono usare l'idrossiclorochina per la terapia domiciliare. "Allora abbiamo recuperato qualcosa come 10 milioni di unità di donazioni e le abbiamo distribuite - ripercorre Di Giorgio - Abbiamo protetto i pazienti che avevano davvero bisogno del farmaco con la tracciatura delle consegne e organizzato, inizialmente con la Liguria e poi con altre Regioni, dei meccanismi di consegna per la terapia domiciliare per il periodo in cui il farmaco sembrava utile per Covid. Queste storie ora sono dimenticate, ma sono emblematiche di come si può generare un'allarme carenza e cosa bisogna fare per sventarla o limitarne l'impatto", dice.

L'ultima emergenza gestita? Il caso Micropam*, farmaco a base di diazepam utilizzato per il trattamento dell'epilessia nei bimbi, reduce da mesi di carenza. Uno dei pochi casi in cui l'Italia ha fatto ricorso al blocco dell'export. "Il farmaco rientra sul mercato dopo una carenza abbastanza lunga - spiega il dirigente Aifa - Ci saranno 2-3 settimane in cui si devono 'riempire le tubazioni' e in questo periodo quindi blocchiamo l'export perché vogliamo evitare qualsiasi perdita che allunghi i tempi di ripristino della catena. Ma sono eccezioni".

"La carenza di Micropam era legata a un problema specifico dell'azienda - evidenzia Di Giorgio - E' diventato un caso per noi perché su quel prodotto non ci sono alternative. Le terapie dell'epilessia sono critiche perché uno 'shift' da un prodotto all'altro non è qualcosa di banale. La carenza diventa quindi una tema di salute pubblica. Per farvi fronte abbiamo messo in piedi le produzioni galeniche e una serie di altri strumenti, abbiamo fatto tanto lavoro insieme ai clinici, alla Lice", la Lega italiana contro l'epilessia, "d'intesa con i preparatori galenici. Per ogni caso specifico abbiamo un network nel quale costruiamo le soluzioni. Anche se fa meno notizia, l'Italia è avanti su questo fronte". E in queste situazioni "è cruciale anche far arrivare l'informazione fino al paziente, al clinico, alle farmacie. Tutti devono sapere cosa è opportuno fare e dove indirizzare il paziente".

Poi ci sono i casi che l'esperto Aifa assimila alle cosiddette "profezie autoavverantesi". Un esempio? "Quando si è scatenato l'allarme sull'ibuprofene. In realtà non è un prodotto che va in carenza, ce ne sono tonnellate. Ma c'era una sofferenza specifica su una forma farmaceutica, per la quale facevamo fare la galenica. Il problema è che quando si diffonde un allarme su un farmaco, poi la gente corre in farmacia a comprarlo perché ha paura e il medicinale diventa carente davvero. Ci è successo anche qualche anno fa col Questran*", farmaco usato da pazienti con malattia di Crohn. I social tra l'altro, fa notare, oggi hanno "un effetto amplificatore".

Nella lista degli alert gestiti dall'Aifa c'è anche il caso immunoglobuline. "Nel 2020 - riferisce Di Giorgio - uno dei problemi è stato che si era ridotta la raccolta di sangue. Questo significa che in prospettiva sarebbero venute a mancare le immunoglobuline". Nella realtà, dietro le quinte "è partito un lavoro per evitare che succedesse: con le Regioni, con il Centro nazionale sangue, con tutta la rete comprese le associazioni pazienti e i clinici sono stati sviluppati strumenti di prevenzione. Abbiamo condiviso e pubblicato linee guida per l'ottimizzazione dell'uso delle immunoglobuline, che servivano a razionalizzare i consumi. Se il prodotto rischia di mancare, occorre riorientare per tempo i consumi per evitare che si generi un problema. Se un prodotto ha un'alternativa, indirizziamo i clinici verso l'alternativa".

Queste linee guida, prosegue Di Giorgio, "le abbiamo fatte tradurre in inglese. Ora le ha tutta la rete europea e sono parte del lavoro che stiamo facendo nell'ambito della 'Joint action' europea sulle carenze. L'Italia guida altri 24 Paesi in un'attività che partirà a gennaio dell'anno prossimo, finanziata dalla Commissione europea, per mettere a sistema strumenti per ridurre l'impatto delle carenze". L'obiettivo della macchina anti-carenze deve essere "che il prodotto arrivi in farmacia o all'ospedale. Si lavora per evitare che si presentino i problemi e quando si presentano interveniamo". Nel 2020, per fare un esempio delle azioni che si possono mettere in campo in situazioni particolari, "abbiamo dovuto recuperare la clorochina in Bangladesh e in Giappone l'Avigan*", antivirale di cui tutti parlavano nel vortice dell'infodemia e della caccia a terapie possibili, "per capire a che serviva".

C'è stata poi la carenza di tocilizumab, anticorpo monoclonale approvato per l'utilizzo in diverse malattie reumatiche e usato per pazienti Covid. Una situazione "gestita con l'azienda recuperandone da Paesi terzi". Ma ancora prima si accendeva un altro alert, sugli anestetici. "E allora - continua il dirigente Aifa - il Propofol* che doveva andare in Messico l'abbiamo riconfezionato con l'azienda e mandato alla nostra rete. Siamo riusciti a resistere e a evitare disparità di accesso ottimizzando l'uso, facendo da interfaccia fra aziende e regioni, liberando lotti che dovevano essere esportati e recuperando prodotti da una serie di canali, senza fare ciò che hanno fatto altri Paesi, cioè chiudere le frontiere".

Ancora: "Molti ricordano le notizie sulla mancanza di ossigeno" durante l'emergenza Covid. "Lì - dice Di Giorgio - era un problema logistico, di approvvigionamento di bombole in una regione d'Italia in particolare. Abbiamo fatto in modo che il problema rientrasse coprendo con altre Regioni, lavorando d'intesa coi produttori di gas, con Federfarma, con i tecnici, con chi le bombole le riceve e le restituisce". Non c'è quindi "una 'hit parade' dei farmaci più carenti - puntualizza - ma un numero limitato di casi realmente significativi su cui interveniamo con strumenti straordinari. L'Italia è fra i Paesi che ha messo su più linee di attività funzionali e diverse contro la carenza dei farmaci, dalla produzione straordinaria alle importazioni, fino alle linee guida per ottimizzare l'uso e tutta una serie di altri strumenti". La strada per affrontarle "non è quella del blocco - è convinto Di Giorgio - ma quella della solidarietà globale, che ha funzionato benissimo durante il 2020, e credo che come 'challenge test' non ce ne possa essere uno peggiore".