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Dalle Big Oil alle Green Sister, come cambiano equilibri in Borsa

Fabio Carbone
·3 minuti per la lettura

Chi lo avrebbe mai detto che le Big Oil, le 7 grandi società del petrolio mondiale, un giorno sarebbero entrate in una crisi profonda e non passeggera, ma strutturale e perdurante.

Ancora oggi si incontrano investitori e supporter delle Big Oil pronte a sconfessare le tesi secondo cui siamo al declino del petrolio o a sbalordirsi nei confronti di una affermazione del genere.

Eppure l’evidenza è questa e sono le scelte di Borsa a indicare la rotta. Due esempi su tutti.

  1. Exxon Mobil Corp (XOM) questa estate è stata esclusa da Standard & Poor’s dal suo indice Dow Jones ed è stata sostituita da Salesforce.com (CRM).

  2. Nell’Indice S&P 500 il peso di Oil&Gas è sceso al 3%, scrive Il Sole 24 Ore in edicola oggi 7 ottobre.

Sì esatto, cambiano i pesi negli indici principali e sono sempre più sbilanciati a favore di tecnologici, imprese digitali e a favore delle imprese della green economy. E poco importa se queste ultime ancora sono impegnate nel produrre energia da fonti fossili, ciò che conta è l’aver preso la strada della conversione energetica, della transizione verso la produzione di energie da fonti rinnovabili o alternative che siano a minore impatto per l’ambiente.

NextEra vale più di Exxon Mobil

E sempre Il Sole 24 Ore oggi in edicola, ci fa notare che NextEra Energy Inc ha superato per capitalizzazione di mercato quella di Exxon Mobil.

NextEra è un colosso USA-Canada nella produzione di energia elettrica da eolico e fotovoltaico, possiede 45,5 GWatt di capacità produttiva da fonti rinnovabili, e conta di investire 50-55 miliardi di USD entro il 2022 in questo settore.

Quali sono le 7 Green Sister che sostituiranno le Big Oil?

Oltre a NextEra, tra le Green Sister c’è anche la nostra Enel spa, ma anche Iberdrola, la danese Orsted, e quindi la tedesca Rwe e ancora la portoghese Edp, ma c’è anche la scozzese Sse.

Ed anche qui, a puntare su queste società ci sono gli analisti di UBS banca e di Goldman Sachs, che vedono un futuro non molto lontano in cui le Energy company che hanno abbracciato la conversione energetica primeggeranno sulle Big Oil che si sono arroccate nel loro castello color nero petrolio.

Per chi preferisce fare investimenti di lungo periodo ed è alla ricerca di settori nuovi e promettenti su cui investire, prendere in considerazione il settore della green economy è più che strategico. E lo è anche per chi insiste nell’investire solo in petrolio e nelle sue Big Oil company.

Le Big Oil che si convertono

Orsted (ORSTE), ex DONG Energy, è una società danese del settore petrolifero che una decina di anni fa ha preso coscienza del fatto che oltre ad essere un tema da ambientalisti, il cambiamento climatico in corso sta impattando negativamente sugli investimenti.

Così la decisione di riconvertirsi da Big Oil a Renewable green company, con l’obiettivo di ridurre sensibilmente l’impronta carbonica entro il 2025 e di azzerarla entro il 2040.

Venendo all’Italia, invece, troviamo ENI impegnata nella transizione energetica. In questo caso la società punta al gas naturale (85% della produzione entro il 2050) e ad un mix di fonti rinnovabili tra cui eolico, fotovoltaico ed anche energia prodotta dal moto ondoso.

Dalle Big Oil alle Green Sister

Quest’anno l’OPEC ha compiuto 60 anni, i prossimi 60 potrebbero però essere quelli di un club che invecchia nostalgico dei tempi in cui si sondavano i mari alla ricerca del petrolio, si fratturava il terreno alla ricerca di greggio.

Oppure, all’opposto, potrebbero essere 60 anni di riconversione dell’Organizzazione in una entità che raggruppa società energetiche rinnovabili delle nazioni che oggi rappresenta.

Il futuro non è nelle mani delle Big Oil: anche gli aerei dal 2035 viaggeranno con motori alimentati dall’idrogeno (vedasi Airbus).

This article was originally posted on FX Empire

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