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No Deal Brexit: Cosa può accadere davvero

Francesco Simoncelli
 

Manca quasi un mese alla data in cui la Gran Bretagna dovrebbe lasciare l'Unione Europea e gli esperti mainstream stanno diventando sempre più consapevoli che la prospettiva remota di una Brexit No Deal è ora il risultato più probabile. Il nuovo primo ministro, Boris Johnson, ha basato la sua campagna elettorale sulla promessa di lasciare l'UE il 31 ottobre, sia con un accordo sia senza alcun accordo, e dato che l'UE ha ripetutamente rifiutato di tornare alla tavolo delle trattative, non è ancora chiaro se a questo punto sia possibile un risultato diverso da un No Deal.

Ciò ha indotto i commentatori a rivolgere la loro attenzione a cosa accadrà effettivamente se la Gran Bretagna lascerà l'UE il 31 ottobre senza che il Parlamento abbia approvato un accordo comune. Tuttavia molti nei media sembrano lottare sotto il peso di idee contrastanti: il desiderio di comunicare i fatti da un lato e il desiderio di convincere i loro lettori che la Brexit è un male dall'altro. Il risultato è stato una valanga di propaganda priva di sostanza, con i fatti concreti sul No Deal che lottano per emergere da un denso miasma di ipotesi allarmistiche e critiche isteriche.

Quindi, se accantoniamo il compito politicamente allettante di fare ipotesi su ciò che potrebbe accadere in caso di Brexit No Deal, cosa possiamo dire che accadrà con certezza? Naturalmente le complessità e le incertezze dell'intera situazione ci lasciano solo una manciata di fatti che possono essere affermati con certezza, e i seguenti fatti non saranno le uniche conseguenze di una Brexit No Deal.

Istituzioni e leggi

Se la Brexit arriverà il 31 ottobre senza alcun accordo, il Regno Unito perderebbe immediatamente il suo posto nella Commissione Europea, che è l'organo non eletto che esercita il potere legislativo ed esecutivo sugli stati membri dell'UE.

La Gran Bretagna ritirerebbe anche i suoi 73 membri dal Parlamento Europeo eletto pubblicamente, che è in grado di approvare, respingere o suggerire modifiche alla legislazione emanata dalla Commissione, ma non è in grado di avviare la legislazione.

La Gran Bretagna non sarà più vincolata alle leggi UE, attuali o future. Tuttavia è ampiamente previsto che il governo britannico adotti comunque la stragrande maggioranza delle leggi dell'UE, per evitare "buchi neri nelle leggi della Gran Bretagna".

In caso di Brexit No Deal, il Regno Unito lascerebbe immediatamente anche la giurisdizione della Corte di Giustizia Europea e il ruolo della massima corte d'appello per i casi civili e penali nel Regno Unito verrà trasferito alla Corte Suprema del Regno Unito.

Tuttavia il Regno Unito rimarrebbe soggetto alla giurisdizione della controversa Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, che è un'organizzazione non UE.

Commercio

In caso di Brexit No Deal, il Regno Unito lascerebbe immediatamente il mercato unico dell'UE, il che significherebbe che al Regno Unito non sarebbe più garantito il movimento libero di beni, servizi, capitali e persone tra il Regno Unito e i Paesi nell'UE, inclusa la manciata di Paesi extra UE nel mercato unico (Norvegia, Islanda, Lichtenstein).

Abbandonare il mercato unico significherebbe anche che il Regno Unito non dovrebbe più aderire alle norme uniformi che l'UE impone per garantire una "parità di condizioni" all'interno del mercato unico. Queste normative si applicano a tutti i livelli nei Paesi in cui sono imposte, non solo per le merci che sono scambiate tra gli stati membri, ma regolano anche gli standard alimentari, l'uso di prodotti chimici, l'orario di lavoro, le procedure di salute e sicurezza sul lavoro, ecc. Tuttavia, sebbene il governo del Regno Unito non sarà più costretto a rispettare tali regolamenti, può comunque scegliere di farlo.

Oltre a lasciare il mercato unico, una Brexit No Deal comporterebbe anche che il Regno Unito lasci immediatamente l'Unione Doganale dell'UE. Ciò significherebbe che il Regno Unito non dovrebbe più applicare gli stessi dazi e quote degli altri Paesi dell'UE quando negozia con Paesi terzi. In altre parole, il Regno Unito riacquisterebbe la capacità di stabilire autonomamente i propri dazi e di negoziare i propri accordi commerciali con altri Paesi, anziché seguire gli accordi commerciali dell'UE.

In sintesi, il Regno Unito si sposterà dall'interno verso l'esterno del muro commerciale dell'UE, perdendo il suo commercio senza dazi con i Paesi dell'UE, ma acquisendo la capacità di perseguire il libero scambio con Paesi terzi.

Pagamenti e sussidi

Se il Regno Unito lascia l'UE senza alcun accordo, il governo britannico non sarà più obbligato a continuare a versare il proprio contributo annuale di "quota associativa" al bilancio dell'UE, che ammonta ufficialmente a circa £19 miliardi all'anno. Tuttavia dal 1985 il Regno Unito ha ricevuto una riduzione o "sconto" sulla sua quota associativa, portando l'importo netto pagato a circa £15 miliardi all'anno. Il motivo per cui il Regno Unito riceve questo sconto è quello di compensare il fatto che le regole ed i criteri tipici per il calcolo della quota di adesione all'UE stavano penalizzando il Regno Unito, a causa del settore agricolo britannico decisamente piccolo e dell'elevata apertura al commercio non-UE rispetto ad altri Paesi dell'UE.

Lasciare l'UE senza un accordo significherebbe anche che il Regno Unito non continuerebbe più a ricevere pagamenti dal bilancio dell'UE. Questi pagamenti diretti dell'UE al Regno Unito ammontano a circa £4 miliardi all'anno e assumono principalmente la forma di sussidi agricoli nelle zone più povere della Gran Bretagna.

Immigrazione

Le conseguenze immediate di una Brexit No Deal sull'immigrazione non sono affatto chiare, ma si può dire con certezza che ai cittadini dell'UE non sarà più garantita la libera circolazione nel Regno Unito e diritti illimitati a vivere e lavorare lì. Il potere di determinare la politica di immigrazione del Regno Unito tornerà allo stato britannico, e pertanto tale politica sarà soggetta a cambiamenti in base ai mutevoli capricci di governi e primi ministri.

A dicembre il governo di Theresa May ha pubblicato un piano in cui si affermava che, in caso di Brexit No Deal, i cittadini dell'UE che già vivevano nel Regno Unito prima del 29 marzo 2019 avrebbero conservato il diritto di vivere e lavorare nel Regno Unito, sebbene il piano "renda più difficile" il trasferimento nel Regno Unito di nuovi migranti. Tuttavia nei mesi successivi si è formato un governo completamente nuovo con Boris Johnson come Primo Ministro, e il nuovo Ministro degli Interni, Priti Patel, si è impegnato a porre fine alla libera circolazione dei cittadini dell'UE e ad imporre restrizioni alle frontiere il primo giorno della Brexit No Deal, anche se le specifiche di questo nuovo piano rimangono poco chiare.

Il confine irlandese

Per la maggior parte dei politici e analisti mainstream, la questione del confine tra l'Irlanda del Nord (parte del Regno Unito) e la Repubblica d'Irlanda (parte dell'UE) è stata senza dubbio la più grande difficoltà dell'intero processo Brexit. A causa di numerosi fattori, tra cui la storia travagliata della regione, sia il Regno Unito che la Repubblica d'Irlanda respingono fortemente l'idea di imporre un confine rigido tra quest'ultima e Irlanda del Nord, anche in caso di Brexit No Deal. Tuttavia ciò creerebbe un grande buco nel muro commerciale dell'UE, nonché nei controlli sull'immigrazione post Brexit nel Regno Unito, consentendo la circolazione completamente libera e incontrollata di merci e persone tra l'UE e il Regno Unito lungo l'intero confine irlandese di 310 miglia. Come, o anche se, questo problema verrà risolto, rimane del tutto sconosciuto.

Di George Pickering

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online