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Debiti P.A., Cgia: l'Italia rischia una maximulta di 2 miliardi

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Roma, 8 feb. (askanews) - "Dopo la sentenza di condanna emessa il 28 gennaio scorso dalla Corte di giustizia europea nei confronti del nostro Paese, saremo chiamati a pagare una maximulta da 2 miliardi di euro?". Se lo chiede la Cgia di Mestre, secondo cui i sistematici ritardi nei pagamenti compiuti dalla pubblica amministrazione potrebbero far scattare una maximulta come quella ricevuta per le quote latte che, fino a ora, è costata circa 2 miliardi di euro. Tutto questo, comunque, potrà essere evitato se lo Stato italiano metterà fine in tempi rapidissimi a questa cattiva abitudine.

"Sebbene la situazione negli ultimi anni sia migliorata, in particolar modo a seguito dell'introduzione della fatturazione elettronica - dice la Cgia - i ritardi dei pagamenti nelle transazioni commerciali con la P.A. costituiscono ancora adesso un malcostume molto diffuso nel nostro Paese. Pertanto, non sarà per nulla scontato sottrarsi a una sanzione economica da parte dell'Europa".

Anche nel 2019 i ritardi nei pagamenti dello Stato e delle sue articolazioni a livello locale sono stati molto diffusi. Se la direttiva 2011/7/Ue impone, nelle transazioni commerciali tra P.A. e imprese private, termini di pagamento non superiori a 30 o 60 giorni (in quest'ultimo caso solo per il settore sanitario), l'anno scorso, per esempio, il comune di Napoli ha liquidato i propri fornitori con 395 giorni medi di ritardo; l'Asl Napoli 1 Centro con 169; il Comune di Reggio Calabria con 146, la Regione Basilicata con 83, l'Asl Roma 1 con 72 e il Comune di Roma Capitale con 63.

(Segue)