Debito italiano: da 71 a 140 miliardi le spettanze delle imprese private

C’è un debito fantasma che strangola in maniera occulta l’economia nazionale. È un debito che non finisce nelle statistiche sul deficit italiano che prendono la strada di Bruxelles, ma, come l’emisfero lunare precluso allo sguardo umano, c’è, esiste e incide sull’economia reale: è il debito dello Stato nei confronti dei privati.

Negli ultimi cinque anni, ma soprattutto negli ultimi tre che hanno visto la crisi acuirsi nel settore pubblico, il credito dei privati nei confronti dell’amministrazione pubblica ha toccato cifre da capogiro. Gli ultimi dati in possesso della Banca d’Italia risalgono al 2011 e quantificano il debito pubblico verso i privati in 71 miliardi di euro. Spulciando nei bilanci di Regioni, Province e Comuni si scopre che la cifra sarebbe praticamente doppia, vale a dire di circa 140 miliardi.

Lo Stato non paga e le imprese sono costrette a chiudere, a licenziare o a bussare alle porte, sempre più chiuse, degli istituti di credito. La sanità e il settore edile son i due settori maggiormente colpiti da un fenomeno che non ha eguali in Europa.

Lo Stato è fra l’incudine e il martello: qualora l’amministrazione pubblica dovesse mettersi in regola con i propri creditori l’obiettivo del raggiungimento del pareggio di bilancio entro l’anno diventerebbe irraggiungibile. Si sta parlando di 10 punti del PIL, di un’emergenza che il Governo che si insedierà fra un mese dovrà mettere in testa alla propria agenda.

Secondo il Piano per il Paese presentato da Confindustria il pagamento di 48 miliardi del debito dell’amministrazione pubblica nei confronti dei privati mobiliterebbe immediatamente investimenti per 7,7 miliardi di euro e per 10,4 miliardi di euro nei successivi tre anni. Ma non solo: l’appianamento dei deficit delle imprese attualmente in attesa di soldi da parte dello Stato innescherebbe la ripartenza del credito. Nel 2012 sono mancati 39 miliardi di erogazioni alle imprese che hanno mantenuto in stallo la situazione per molte aziende in crisi.

Ora ci vuole un’inversione di rotta, con un allentamento della “stretta contabile” per consentire alle amministrazioni locali virtuose di sbloccare 10-15 miliardi di euro per opere già cantierate. E permettere all’economia in ginocchio di mettersi quantomeno in piedi, per poi provare, di nuovo, a camminare.