Decreto Salva-Ilva: le mosse del Governo per far ripartire Taranto

La posta in gioco è altissima, il premier Mario Monti lo ha ricordato ieri, la chiusura dell’Ilva di Taranto avrebbe “'un impatto negativo sull'economia stimato in 8 miliardi di euro annui”. Lo stop dello stabilimento tarantino, di fatto, staccherebbe la spina alle fabbriche di Genova, Novi Ligure (Al) e Racconigi (Cn) che, permanendo questa situazione, proseguirebbero l’attività, rispettivamente, per una, due e tre settimane. Il caso Ilva, dunque, è diventato prioritario nell’agenda di Governo: oggi il Consiglio dei Ministri è riunito per approvare il decreto legge sull’Ilva, per consentire la ripresa della produzione nello stabilimento pugliese nel rispetto dell’azione della magistratura ma, anche, della tutela del lavoro e della salute.

La direzione è duplice: in primis salvare i posti di lavoro dei 12mila operai di Taranto ma, anche, l’intera filiera metallurgica italiana, secondariamente assicurare la realizzazione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) con un garante a vigilare sull'attuazione del decreto legge e la responsabilità e gestione dello stabilimento in capo all'Ilva. L’AIA è l’autorizzazione di cui necessitano alcune aziende ad alto impatto ambientale per uniformarsi ai principi dettati dalla comunità europea. Normalmente questa autorizzazione è rilasciata dalle Regioni ma per gli impianti rilevanti (l’Ilva di Taranto è uno di questi) è il Ministero dell’Ambiente a dover emettere l’AIA in seguito a un lavoro istruttorio svolto da una commissione tecnica, all’interno della quale il comune ha l’incarico di dare un parere sanitario. Il nuovo soggetto terzo previsto dal decreto non sarà un commissario ma piuttosto un garante che dovrà vigilare sull’applicazione rigorosa ed efficace delle prescrizioni AIA avvalendosi dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e relazionandosi con un comitato dei lavoratori dello stabilimento di Taranto.

Per evitare un’impugnazione da parte della magistratura il testo è stato rivisto e limato in più parti. Qualora i sequestri operati dalla magistratura dovessero essere incompatibili con l’attuazione dell’AIA il loro decadimento sarà immediato. Questa norma consentirà, per esempio, di sbloccare il sequestro – attivo da lunedì scorso - dell’area a freddo, vale a dire dei prodotti finiti o semilavorati destinati al mercato o agli altri stabilimenti del gruppo. Uno degli elementi più delicati del decreto legge è, senza dubbio, la durata dell’intervento che non sarebbe più di due anni ma che molto probabilmente verrà modellato sul periodo di efficacia dell’AIA, vale a dire sei anni.

Il lavoro prima di tutto, ma ad ambiente e salute chi ci pensa? La posizione di Corrado Clini, titolare del dicastero dell’Ambiente, è chiara: “Chi ritiene che non si stia applicando la legge può rivolgersi alla Corte Costituzionale – ha detto ieri provocatoriamente sottolineando come non vi sia alcun conflitto con la magistratura poiché “un’eventuale disapplicazione delle leggi che recepiscono direttive europee” costituirebbe per l’Italia una violazione del diritto comunitario con conseguente entrata del Paese in procedura d’infrazione. Sulla scorta di quanto è già stato fatto nell’alessandrino con il caso dell’Eternit, il ministero della Salute costituirà un apposito Osservatorio affiancandogli il Progetto salute per Taranto concentrato, principalmente, sulla sorveglianza epidemiologica in età pediatrica. Per quanto riguarda i tempi di bonifica i sei anni del decreto Salva-Ilva potrebbero costringere il Governo ad accelerare i tempi con un investimento che dovrebbe oscillare fra i 3 e i 4 miliardi di euro. 

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