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Decreto, sindacati accusano: "Non era questo l'elenco concordato"

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Hanno aspettato tutto il giorno i sindacati il Dpcm annunciato dal premier Conte ieri in tarda serata ma l'elenco delle attività produttive ritenute strategiche e quindi autorizzate dal governo a restare aperte, alla fine, è diventato troppo lungo fino ad includere, secondo un elenco ancora ufficioso, anche "settori come l'edilizia, il tessile, la meccanica e il commercio all'ingrosso che nulla hanno a che vedere con la produzione di prodotti elettromedicali e anticoronavirus". Così i leader di Cgil Cisl e Uil hanno deciso alla fine della serata di 'avvisare' l'esecutivo: "Siamo pronti a proclamare in tutte le categorie che non svolgono attività essenziali lo stato di mobilitazione e la conseguente richiesta del ricorso alla cassa integrazione, fino ad arrivare allo sciopero generale. 

Ad accendere la miccia e a trasformare la responsabilità in irritazione appunto, l'ampliamento dell'elenco delle aziende esentate dallo stop con cui cercare di fronteggiare l'epidemia di Covid-19. "Non era questo quello che avevano profilato al tavolo di palazzo Chigi. Siamo molto irritati. Così si rischia un Dpcm inaccettabile perché è inutile al fine di contenere il contagio allargare così le maglie dello stop imposto al settore manufatturiero", dicono conversando con l'Adnkronos ricordando come nel corso della videoconferenza si fosse delineato "un quadro diverso: si era parlato di farmaceutica e agroalimentare". 

E invece le maglie si sono ampliate fino a includere settori affini a quelli strategici. "Ma se allarghi le maglie alla fine si infilano tutti", commentano ancora. A rendere più complicato il quadro, oltre al silenzio del governo, nel pomeriggio anche la lettera che il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia aveva inviato al premier Conte, per chiedere di "contemperare la “stretta” decisa ieri con alcune esigenze prioritarie del mondo produttivo" a cominciare da una disposizione che sia " di carattere generale, che consenta la prosecuzione di attività non espressamente incluse nella lista e che siano, però, funzionali alla continuità di quelle ritenute essenziali", scriveva. 

Una posizione che ha allarmato i sindacati spiazzati dalle indiscrezioni trapelate sull'elenco che il governo avrebbe allegato al Dpcm. Un vertice telefonico a stretto giro di posta, dunque, poi, la nota unitaria dall'incipit inequivocabile: " a differenza da quanto indicato ieri dal Governo alle parti sociali ed al Paese, in queste ore sembrerebbe avanzare l’ipotesi che, nel decreto in discussione, l’esecutivo intenda aggiungere all’elenco dei settori e delle attività da considerare essenziali nelle prossime due settimane per contenere e combattere il virus Covid-19, attività produttive di ogni genere". 

Cgil Cisl e Uil quindi "invitano e sostengono" le proprie categorie e le Rsu dei settori aggiunti nello schema del decreto che non rispondono alle caratteristiche di attività essenziali a mettere in campo tutte le iniziative di lotta e di mobilitazione fino alla proclamazione dello sciopero", si legge in una nota unitaria dei sindacati che chiedono, inoltre, un incontro urgente al ministero dello Sviluppo economico e al ministero dell'Economia e delle Finanze finalizzato a modificare l'elenco di codici Ateco contenuti nell'allegato 1 al DPCM del 22 marzo 2020.  

Nell'incontro in videoconferenza, tenutosi nel tardo pomeriggio di ieri, infatti, era stato proposto dal Governo, ricordano ancora i sindacati, "un primo schema di attività da considerare non essenziali sulla base dei codici Ateco" mentre unitariamente Cgil Cisl e Uil avevano continuato a sostenere la necessità "di un intervento urgente che sospendesse tutte le attività lavorative non indispensabili". Il Dpcm e lo schema allegato firmato oggi dal Presidente del Consiglio e dal Ministro della Salute, scandiscono ancora i sindacati, dunque, "non tiene conto se non in modo molto parziale delle istanze e delle necessità che abbiamo posto all'attenzione dell'Esecutivo, prevedendo una serie molto consistente di attività industriali e commerciali aggiuntive rispetto allo schema iniziale presentato dal Governo, per gran parte delle quali riteniamo non sussistere la caratteristica di attività indispensabile o essenziale".  

Cgil Cisl e Uil, d'altra parte, conclude la nota unitaria , aveva sottoscritto in questa fase difficile del Paese, il Protocollo condiviso del 14 marzo scorso e sempre per le stesse ragioni "aveva sollecitato il Governo a sospendere tutte le attività non essenziali rispondendo così alla necessità di contenimento del contagio. Ecco perché riteniamo inadeguato rispetto a questo obiettivo il contenuto del decreto e inaccettabile il metodo a cui si è giunti alla sua definizione".