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Deficit, De Nardis: conti peggiorano, serve solidarietà Europa

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Roma, 17 mar. (askanews) - La crisi del Coronavirus sta appesantendo oltremodo i conti pubblici italiani. Per combattere le aspettative negative dei mercati servirebbe un'iniziativa delle istituzioni comunitarie, con forte sponda Bce, volta a inglobare lo sforzo italiano nella governance europea di contrasto dell'emergenza. Altrimenti, in presenza di un'obbligo di riassorbimento nazionale dello shock sanitario si aggungerà recessione a recessione.

Lo scrive su Inpiù l'economista Sergio De Nardis, che in passato tra l'altro è stato direttore dell'Unità Macroeconomia dell'Isae, dirigente presso il Centro Studi Confindustria e l'Istat.

"La crisi - afferma l'economista - peggiora fortemente la finanza pubblica attraverso due canali. Il primo è dato dalle minori entrate (riduzione di base imponibile) e maggiori uscite (sussidi a famiglie) indotte dalla recessione. L'entità di questo peggioramento dipende dalla severità del deterioramento del Pil nominale (Pil reale più inflazione) ed è oltremodo incerto. A seconda della gravità della recessione si può assumere a titolo indicativo che il rapporto deficit/PIL del 2020 si porti da un livello dell'1,7-1,8%, che si sarebbe conseguito se si fosse verificata la crescita ipotizzata a settembre, a circa il 3% (se, oltre all'abbassamento dell'inflazione, il PIL reale cala dell'1,5%) o a circa il 4% (se la caduta reale è del 3,5%). Il secondo canale è dato dalle misure discrezionali in deficit per far fronte all'emergenza. Il governo ha deciso col decreto Cura Italia di impiegare l'intera som ma di 25 miliardi (1,4% del PIL) messa in cantiere. Nella rete di salvataggio sono finite cose giuste (sanità, sospensioni di pagamenti fiscali, garanzie per pmi, trasferimenti e agevolazioni per famiglie e imprese) e fuori tema (Alitalia). È sufficiente? Data l'enormità dello shock, molto probabilmente no. Altre misure - afferma De Nardis - vengono infatti annunciate per aprile e si accenna al coinvolgimento europeo nella forma molto debole della riallocazione dei fondi già assegnati (quindi niente spesa addizionale). Per ora si può dire che i 25 miliardi di intervento discrezionale si cumulano con l'aumento ciclico del deficit/PIL, portando questo rapporto al 4,5-5,5%. Tali incerti calcoli non includono peraltro l'ulteriore appesantimento dei conti derivante dal rialzo della spesa per interessi: con l'impennata delle ultime ore, il rendimento del decennale italiano si è portato di oltre 100 punti base sopra al livello previsto 6 mesi fa".

"Sullo stato dei conti si saprà di più tra qualche settimana, quando il governo elaborerà il quadro macroeconomico tendenziale (che dovrebbe includere le misure di ieri) e il quadro programmatico (che potrebbe includere le ulteriori misure di aprile). Comunque sia, in questa fase il vincolo alle possibilità di intervento non è esercitato dalle regole europee, ma dai mercati cui non interessa la natura transitoria dell'aumento del deficit, ma il fatto che innalzerà permanentemente il livello (non la dinamica) del debito/Pil. Si può contrastare la reazione penalizzante e fuorviante (quel che conta è la dinamica del debito) degli investitori? Servirebbe un'iniziativa delle istituzioni comunitarie (con forte sponda Bce attenta agli spread) volta a inglobare lo sforzo italiano nella governance europea di contrasto dell'emergenza nell'Unione. Secondo, però, l'opinione del 70% dei "leading economists" europei (IGM forum survey) le istituzioni europee non hanno capacità di perseguire ipotesi di questo tipo. Se avessero ragione - e l'esito dell'eurogruppo di ieri dice che per ora hanno ragione - l'Italia dovrebbe vedersela da sola. Il ché può significare la necessità di annullare in qualche modo (prestiti patriottici più o meno forzosi o tasse straordinarie) la funzione di assorbimento dello shock sanitario che dovrebbe svolgere l'aumento del debito/PIL, aggiungendo cosi recessione a recessione. Oltre a ciò, v'è naturalmente il ricorso ai programmi di emergenza finanziaria europei (prestito MES e intervento OMT di Bce) sotto strette condizioni di aggiustamento fiscale dettate dai prestatori, anch'esse recessive. È l'esito su cui forse scommettono i mercati e verso cui spingono alcuni partner comunitari. Non proprio, quindi - conclude De Nardis - un'azione di solidarietà".