Deficit, svalutare l'euro è l'unica soluzione?

L'Italia è sotto effetto di un debito record: 1.995,1 miliardi di euro. Lo ha dichiarato il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, affermando inoltre: "Avremo molti record davanti a noi finché non si raggiunge l'equilibrio di bilancio non solo in termini strutturali, ma assoluti".

Le soluzioni non saranno semplici: per il governatore si tratta di puntare su crescita economica e lotta all'evasione per riequilibrare i conti pubblici
In realtà c'è chi sostiene che l'unica soluzione per uscire dalla crisi sia un'altra: svalutare l'euro.

Lo definisce Martin Feldstein, uno degli economisti più illustri, in un'intervista su Il Sole 24 Ore. L'obiettivo, secondo il liberista Feldstein, è quello di svalutare del 20% l’euro, agganciandolo ai livelli del dollaro. In questo modo si potrebbe portare fuori l'Italia, ma anche Spagna e Francia fuori dalla crisi da deficit.

Sostiene Feldstein: “Il Fondo monetario internazionale recentemente ha pronosticato per l’Italia un avanzo, corretto in base alla congiuntura, di quasi l’1% del Pil nel 2013. Sfortunatamente, dato che l’Italia il prossimo anno sarà ancora in recessione, il disavanzo reale sarà dell’1,8% del Pil, con un aggravamento del debito pubblico. Ma quando arriverà la ripresa economica il bilancio andrà in attivo”.
Non saranno, perciò, le mosse della Bce sull'acquisto dei titoli di Stato o la predisposizione favorevole della Germania a salvare l'Italia, nè tantomeno le riforme fiscali del Governo Monti: è la ripresa economica a risollevare le sorti del Paese.

Il vero problema sta nello sbilanciamento delle partite correnti tra i paesi del sud Europa e la Germania, anche in una situazione di superamento della congiuntura: "La Germania - scrive l'economista - ha un surplus di circa 215 miliardi di dollari l’anno nel saldo con l’estero, mentre il resto della zona euro ha un deficit di circa 140 miliardi di dollari”.

Un discorso a parte va fatto per il disavanzo nel saldo con l'estero: attualmente, Italia, Francia e Spagna hanno un disavanzo corrispondente al 2% del Pil. Una volta usciti dalla recessione, si prevede un aumento del disavanzo, a causa dell'aumento dei redditi che porterebbe ad un relativo aumento delle importazioni, a discapito delle esportazioni. E' necessaria un'ulteriore entrata di liquidità dall'estero, soluzione che - secondo l'economista americano - sarebbe possibile se questi Stati fossero fuori dall’Eurozona, in modo da svalutare la propria moneta, arricchendo il proprio tesoretto delle esportazioni e riducendone deficit.

Non solo: svalutare l'euro in questi Paesi del 20-25%, in parità con il dollaro, aumenterebbe la domanda di prodotti interni, potenziando le economie locali. "Anche le esportazioni tedesche beneficerebbero di un indebolimento dell’euro, rafforzando la domanda economica complessiva in Germania”.

Soluzioni facili in teoria, meno applicabili in pratica, soprattutto perchè le mosse della Bce tendono al rafforzamento e non all'indebolimento della moneta unica.