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Del Piero: "Orgoglioso dell'Italia. Calcio? Sarà ridimensionato"

Adx
·2 minuto per la lettura

Roma, 14 apr. (askanews) - "Il messaggio che sta dando ora l'Italia al mondo è un messaggio fantastico di lotta in mezzo a una difficoltà enorme che anche altri paesi, compresi gli Stati Uniti, stanno vivendo in prima persona. Orgoglio, determinazione e non mollare mai, è quello che ti rimane dentro in questo momento". Lo afferma Alessandro Del Piero da Los Angeles, intervenendo su RTL 102.5 durante "Non Stop News". Rivedendo su Sky tutta la semifinale di Italia - Germania dei Mondiali 2006 si ha la sensazione di rivedere ciò che ci servirà per venire fuori da tutto questo. "Ho rivisto spesso quella partita anche per darmi un po'di forza e di sorriso. In quell'occasione noi, come tutta l'Italia, ci siamo in uniti in un torneo dove, con le vicissitudini con cui ci siamo avvicinati e abbiamo preparato quel mondiale, tutti si aspettavano la debacle. Invece è stata una cavalcata incredibile perché abbiamo trovato una forza interiore e di gruppo che è andata oltre quelle che erano le grandissime ed enormi capacità di una rosa fantastica". Da una chat comune tra i campioni del mondo del 2006 è nata l'idea di una racoclta fondi: "Lo abbiamo fatto molto rivolto all'Italia, abbiamo voluto aiutare la Croce Rossa italiana, ente istituzionale che, come la Protezione Civile, come altri, è composto da volontari e persone che sono veri eroi. Lo abbiamo fatto cercando di stimolare non solo ambienti italiani ma soprattutto esteri, io vivo a Los Angeles, dall'altro capo del mondo c'è Cannavaro che vive in Cina e ci auguriamo che la nostra celebrità in questo caso possa aiutare e abbiamo avuto ottime risposte soprattutto dagli italiani, ma anche dall'estero. Abbiamo raccolto più di 350.000 euro". Il calcio del futuro lo vede "ridimensionato". "Ci dovrebbe essere una ristrutturazione obbligatoria. Ogni crisi tocca qualsiasi argomento,compreso quello calcistico. Oggi ci sono in ballo tantissimi soldi e mi auguro che le persone incaricate possano fare delle scelte giuste, ma le grandi squadre sopravvivranno in qualche modo. Il problema vera saranno le squadre più piccole, quelle che vanno avanti con il volontariato, sarà complicato perché non ci troviamo a parlare di un problema calcistico ma di un problema di vita, di quella che è la nostra vita quotidiana, il nostro lavoro".