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Dentro la testa di un italiano disilluso: la rabbia verso la sinistra che porta a destra

Lorenzo Santucci
·2 minuto per la lettura
Sede del Partito Democratico a Via dei Giubbonari, vicino Campo de' Fiori a Roma, in quella che era la sede del Partito Comunista (Photo: GETTY IMAGES)
Sede del Partito Democratico a Via dei Giubbonari, vicino Campo de' Fiori a Roma, in quella che era la sede del Partito Comunista (Photo: GETTY IMAGES)

Quello che davamo per scontato non lo è più, ormai lo abbiamo imparato. In politica, poi, neanche a parlarne. Frutto dell’esperienza maturata negli ultimi anni, dove l’impossibile (per chi?) è stato tradotto in realtà, seguito dallo sgomento, dalla solita ingenua incredulità. Superficialmente, dalla voglia di voler incolpare senza capire. Non bisogna oltrepassare l’Oceano per testimoniare il cambiamento politico in atto. È, anche, una caratteristica nostrana. Ma se eravamo abituati a sopportare controvoglia i voltagabbana della politica, protagonisti di un trasformismo che ha costruito e distrutto maggioranze di governo come castelli di sabbia, da qualche anno stiamo facendo i conti con il cambiamento radicale dell’elettorato, imponendoci così di ridisegnare la cartina politica del nostro Paese che davamo ormai per scontata.

Quello che era bianco ora è nero. Meglio, quello che era rosso è diventato verde, senza neanche che nessuno se ne accorgesse, o perlomeno che si ponesse delle domande su cosa stesse accadendo. Alcune delle spiegazioni prova a fornirle Giovanni Dozzini nel suo “Qui dovevo stare” (edito da Fandango), un romanzo personale che racconta la storia di Luca Bregolisse attraverso i pensieri dello stesso Brego - così è noto -, un imbianchino arrivato all’età di quarant’anni e una famiglia sulle spalle, composta da una moglie che fatica ad ascoltare, una figlia che fatica a vivere e un padre che fatica a comprendere, colpevole di aver votato la mozione sbagliata nel momento in cui bisognava decidere tra la vita o la morte di quel partito che aveva caratterizzato la sua intera esistenza e, in parte, quella dei suoi figli. “L’uomo che non mi ha mai detto di dover essere comunista e l’uomo che non ha mai avuto il bisogno di spiegare ai suoi figli cosa aveva significato essere comunista a vent’anni e poi es...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.