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Derivati, Corte Conti Lazio: riparte processo a ex dirigenti Mef

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Si è riaperto stamattina, con un'udienza davanti alla sezione giurisdizionale della Corte dei Conti del Lazio presieduta da Tommaso Miele, il processo che vede imputati gli ex dg del Tesoro Vittorio Umberto Grilli e Domenico Siniscalco (poi ministri dell'Economia) e Vincenzo La Via e l'ex dirigente, Maria Cannata, ex responsabile del debito pubblico per un presunto danno da circa 3,9 miliardi di euro legato alla stipulazione di contratti in prodotti finanziari derivati con la banca Morgan Stanley.

Il giudizio è tornato davanti alla Corte dei Conti dopo la sentenza della Cassazione che, a febbraio 2021, aveva stabilito la giurisdizione dei magistrati contabili nei confronti degli ex dirigenti del ministero, confermando invece un "difetto di giurisdizione" riguardo alla banca Morgan Stanley uscita quindi dal procedimento.

Al centro del processo la stipulazione, rinegoziazione, ristrutturazione e chiusura anticipata, tra il dicembre 2011 e il gennaio 2012, di alcuni derivati sottoscritti dallo Stato italiano. Nel mirino anche la peculiarità di una "clausola" prevista dall'accordo quadro tra Stato e Morgan Stanley "per disciplinare le procedure e condizioni generali dei contratti derivati". Una clausola, come ricordato nella relazione della Corte, "di risoluzione anticipata che contemplava tre circostanze (Ate) al cui verificarsi era consentito solo alla Morgan Stanley la facoltà di chiudere tutte le posizioni in essere".

PROCURATORE - "E' un processo importante, ma il giudice contabile ha l'occasione di farlo diventare un processo storico. Non ci vuole coraggio, solo consapevolezza e forza". Lo ha detto il procuratore presso la Procura regionale del Lazio della Corte dei Conti Massimiliano Minerva nel corso dell'udienza.

Di "fatti gravemente colposi ce ne sono molti", secondo Minerva che ha ricordato che "la vicenda ha colpito moltissimo i cittadini di questo paese come testimoniano programmi tv, articoli, oltre a denunce di ben 80 parlamentari, delle associazioni di consumatori e cittadini. Forse perché parte da un esborso imprevedibile, e per la procura illecito, di oltre 3 mld di euro in pochi giorni a favore di una banca d'affari o forse perché indigna che lo Stato perda soldi pubblici in scommesse finanziarie vere e proprie".

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