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Deroga per i camionisti senza green pass, ma solo se stranieri

·3 minuto per la lettura
Porti (Photo: Getty&HP)
Porti (Photo: Getty&HP)

Gli autotrasportatori di nazionalità straniera privi di green pass potranno accedere ai porti italiani, fino ai piazzali per le attività di carico e scarico, a condizione che le operazioni vengano effettuate da altro personale. È quanto si legge in una comunicazione inviata dal Gabinetto del Ministero dei Trasporti per fare chiarezza sull’obbligo di green pass per il settore del trasporto merci su gomma e su nave. Il chiarimento arriva a poche ore dall’entrata in vigore dell’obbligo della certificazione verde per tutti i lavoratori italiani, inclusi quelli impiegati nella logistica e nei porti. La situazione continua a essere tesa, in vista dell’annunciato sciopero e blocco delle attività da parte dei portuali in alcuni scali, in particolare quelli di Trieste e Genova. Il presidente del porto giuliano Zeno D’Agostino ha pronte le dimissioni se da domani le attività sulle banchine dovessero fermarsi. Sull’altro fronte, i lavoratori hanno chiesto il rinvio dell’obbligo per quindici giorni, in tal caso nessuno stop per le operazioni e disponibilità a sedersi intorno a un tavolo. I timori però non riguardano solo i porti ma pure il settore dell’autotrasporto dal momento che circa un terzo dei camionisti è sprovvisto di green pass. Tra questi molti sono di origine straniera, in particolare dell’est Europa, e quindi o non vaccinati o vaccinati con il farmaco cinese Sinovac o con quello russo Sputnik, entrambi non riconosciuti dall’Ema.

“Per quanto riguarda gli equipaggi dei predetti mezzi di trasporto provenienti all’estero che non siano in possesso di una delle certificazioni verdi COVID-19 (o di altre certificazioni per vaccinazioni riconosciute dall’EMA o di vaccinazioni riconosciute equivalenti con circolare del Ministero della salute)”, si legge nella comunicazione, “si precisa che è consentito esclusivamente l’accesso ai luoghi deputati alle operazioni di carico/scarico delle merci, a condizione che dette operazioni vengano effettuate da altro personale”.

Una deroga di fatto all’obbligo di green pass per gli autisti di mezzi pesanti ma solo se di origine straniera. Potranno quindi salire sui tir, percorrere le strade italiane e arrivare anche all’interno nei piazzali portuali e retroportuali, purché non scendano dal mezzo e lascino che le operazioni di carico e scarico siano svolte da altri. Questa possibilità non vale invece per gli autisti italiani. “Oggi nel settore delle spedizioni internazionali gran parte degli autisti sono di origine estera”, spiega all’HuffPost una imprenditrice dell’autotrasporto. “Se la si guarda da un certo punto di vista, la decisione del Governo è penalizzante per i colleghi italiani, si poteva forse escludere semplicemente i piazzali dalla definizione come ‘luogo di lavoro’ per estendere la deroga a tutti gli autisti, anche perché l’Italia è l’unico Paese ad aver adottato l’obbligo di green pass per lavorare. Ma sembra evidente che la decisione miri soprattutto a non bloccare il traffico merci per un Paese che esporta molto e sta cercando di riprendersi economicamente dopo la pandemia. Quindi direi che è una notizia positiva”.

Per quanto riguarda il trasporto marittimo il documento redatto dal Mims specifica che, per garantire l’operatività delle navi e della catena logistica nazionale, con particolare riferimento a quelle che effettuano navigazione internazionale, nei confronti del personale impiegato a qualsiasi titolo a bordo di una nave di bandiera italiana, il cui porto di partenza, di scalo o di destinazione finale sia nel territorio italiano, l’imbarco o il rientro a bordo è da considerarsi “luogo di lavoro”.

Chi si trova già a bordo il 15 ottobre e non è in possesso di green pass continua il periodo di imbarco e per scendere deve fare un tampone. Chi si imbarca invece da venerdì, dovrà avere la certificazione verde con vaccinazione, guarigione o tampone. Ugualmente dovranno fare coloro che sbarcano e poi successivamente si reimbarcano.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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