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Detrazioni e credito per i giovani: uno specchietto per le allodole

Fabrizio Arnhold
Detrazioni e credito per i giovani: uno specchietto per le allodole

Il governo si prodiga per aiutare le giovani coppie a comprare casa. Peccato che la strada per accedere al bando è tutt’altro che in discesa, così in due anni sono riusciti a beneficiarne in meno di cento. Altre misure anti crisi: detrazioni per ristrutturazioni e acquisto mobili. Il rimborso non è certo dei più rapidi perché sarà spalmato in dieci anni. Insomma chi è davvero in difficoltà per la crisi, piano Casa o meno, avrà sempre enormi ostacoli da superare per diventare proprietario di un immobile.

Può sembrare un controsenso. Lo Stato tende una mano agli italiani under 35 alle prese con la realizzazione del sogno di una vita, ma accendere un mutuo e comprare la prima casa resta un miraggio. I problemi delle banche sono sempre gli stessi: scarsa liquidità, richiesta di troppe garanzie al cliente, stretta al credito e via discorrendo. Con l’ultimo governo Berlusconi, l’allora ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, aveva presentato nel 2011 un’iniziativa per l’accesso al credito finalizzata all’acquisto della prima casa da parte delle giovani coppie o dei single con figli minori che hanno un contratto a tempo determinato. Garantisce lo Stato che mette a disposizione 50 milioni di euro per l’accesso al mutuo. Peccato che i criteri da rispettare per usufruirne siano quasi impossibili da rispettare. Risultato? Dopo due anni le coppie che effettivamente hanno avuto accesso al finanziamento sono state solo 96. Cioè, dei 50 milioni a disposizione, lo scorso aprile ne risultava speso soltanto uno, come comunicato dalla Consap (società del Tesoro che gestisce il fondo) a Il Sole 24 Ore.

I requisiti, come detto, rimangono un po’ stringenti. Il finanziamento può essere richiesto solo dagli under 35 sposati (entrambi i coniugi non devono superare l’età richiesta) con reddito Isee (l’indicatore della situazione economica equivalente) non superiore a 35mila euro e almeno il 50 per cento del reddito complessivo derivante da lavoro atipico, i diffusi contratti a progetto, per capirci. Il tetto massimo del mutuo non può superare i 200mila euro. La colpa è anche della lobby bancaria, sia chiaro. La stessa Meloni in una recente apparizione televisiva a Report ha spiegato che “quando i ragazzi si presentano agli sportelli, le banche rispondono che questo fondo non esiste”. Chiaramente per proporre i loro mutui, senza tassi agevolati, richiedendo un mucchio di garanzie. E sì perché il bando governativo prevede che il mutuo abbia il tasso bloccato all’1,5 per cento. Per guadagnarci di più quindi, alle volte, gli istituti fanno finta che non ci sia, in modo da vendere un tasso più vantaggioso. Per loro.

Il premier Enrico Letta ha cercato di migliorare il provvedimento. Il piano Casa appena varato rifinanzia il fondo per i mutui dei giovani con una dote da 60 milioni di euro e toglie un po’ di paletti. Aumenta, infatti, a 40mila euro il reddito massimo per attivare il mutuo garantito dallo Stato, allarga a 95 metri quadrati la metratura dell’appartamento che si vuole acquistare e cancella il requisito di almeno il 50 per cento del reddito da contratto di lavoro atipico. Addio, però, all’1,5 per cento. E’ scomparso anche il tasso agevolato, a protezione di chi richiede il mutuo. Una sorta di regalino alla lobby finanziaria perché in questo modo le banche applicano il tasso normalmente previsto per i clienti tradizionali, con la garanzia in più che in caso di insolvenza le rate vengono coperte dai soldi pubblici che lo Stato prende dalla Cassa depositi e prestiti. In buona sostanza soldi nostri.

Chi, nonostante tutto, fosse riuscito a comprarsi il tetto sotto cui vive, può ristrutturare i locali ottenendo dei benefici fiscali. Fino a fine dicembre, infatti, è previsto un bonus del 50 per cento, per una spesa massima di 96mila euro, per ogni singola abitazione. In realtà non servono neanche molti documenti per avere diritto alle detrazioni: è sufficiente presentare una fattura e saldare i lavori attraverso un bonifico bancario o postale. Occorre solo molta pazienza. La detrazione viene spalmata su dieci rate, una per ogni anno. A mettere mano al portafoglio si fa in un attimo, per riavere indietro i soldi dallo Stato servono dieci anni.