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'Dia 1991-Parlare poco. Apparire mai', a Roma la prima del film

·2 minuto per la lettura

Giovanni Falcone e la sua intuizione di creare una Direzione investigativa antimafia, attraverso gli occhi dell'amico e braccio destro Giuseppe Ayala. E gli uomini e le donne della Dia con le loro emozioni. Sono loro i protagonisti del film 'Dia 1991-Parlare poco. Apparire mai', scritto da Diana Ligorio, con la regia di Leonardo Dalessandri e prodotto da Rai Cinema e 42esimo parallelo. In occasione dei 30 anni dall'istituzione della Direzione investigativa antimafia, che nacque solo dopo la strage di Capaci, il film è stato proiettato questa sera in anteprima al Cinema Teatro Moderno di Roma, alla presenza di autorità e rappresentanti delle istituzioni.

''Non è una fiction e non è un documentario - ha spiegato l'autrice in sala prima della proiezione - ma vuole essere un prodotto nuovo niente di celebrativo ne' retorico. Ripercorre la lotta alle mafie nei 30 anni della Dia e la storia degli investigatori che hanno lavorato nell'ombra rendendosi invisibili come i latitanti che hanno catturato. Racconta gli uomini e non i vertici. Nel film c'è quello Stato nascosto, invisibile, che lavora senza far parlare di sé. Per questo nel film ci sono poche sirene, c'è poco rumore''. Nel film il magistrato Ayala racconta Falcone e gli investigatori, che nella realtà hanno partecipato alle catture di famosi latitanti, resi irriconoscibili per motivi di sicurezza, ripercorrono il duro lavoro, che li ha portati lontani dalle famiglie a lottare giorno dopo giorno per raggiungere l'obiettivo. Dalla cattura di Leoluca Bagarella, all'inchiesta Olimpia sulla 'ndrangheta, fino all'arresto di Francesco Schiavone 'Sandokan'.

''Falcone, dico una cosa assolutamente ovvia, è stato un grande innovatore e il suo metodo ha garantito allo Stato, non solo ai magistrati ma anche alla polizia giudiziaria, dei risultati che sono stati straordinari, che sono sotto gli occhi di tutti e che in passato erano impensabili - ha detto Ayala dopo la proiezione del film - E purtroppo ha pagato con la vita, in quella logica aberrante di questi criminali quello è il prezzo da pagare''.

Sugli apprezzamenti per la sua interpretazione nel film Ayala ha raccontato: ''Qualcuno mi ha detto 'hai sbagliato mestiere' ma io facevo il pubblico ministero e lì serviva avere facilità di parola, non a caso fui scelto, pur essendo l'ultimo arrivato, per rappresentare l'accusa al maxi processo ma non solo. Il risultato lo portavamo sempre a casa, questo è vero''.

''Questo è un film che farà riflettere molti italiani sull'impegno reale e vero delle forze di polizia che hanno una professionalità che spesso ai cittadini comprensibilmente sfugge - ha aggiunto - Il valore di questo filmato è ridare fiducia agli italiani''.

Sull'emozione che ha provato rivedendo le immagini della strage di Capaci Ayala ha concluso: ''E' una ferita che non si rimargina, sono passati 30 anni ma la ferita rimane''. Alla proiezione del film era presente anche Maria Falcone, che parlando del fratello ha sottolineato: ''Giovanni ha dato tanto a noi tutti italiani e alla giustizia italiana''.

(di Giorgia Sodaro)

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