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Diamanti da investimento: consumatori ingannati

Pierpaolo Molinengo
 

A conclusione di due istruttorie, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha ritenuto gravemente ingannevoli e omissive le modalità di offerta dei diamanti da investimento da parte di Intermarket Diamond Business – IDB S.p.A. (IDB) e Diamond Private Investment – DPI S.p.A. (DPI), anche attraverso gli istituti di credito con i quali rispettivamente operavano: Unicredit (EUREX: DE000A163206.EX - notizie) e Banco BPM (per IDB); Intesa Sanpaolo (Amsterdam: IO6.AS - notizie) e Banca Monte dei Paschi di Siena (IOB: 0R7P.IL - notizie) (per DPI).

I profili di scorrettezza riscontrati per entrambe le società hanno riguardato le informazioni ingannevoli e omissive diffuse attraverso il sito e il materiale promozionale dalle stesse predisposto in merito:

  1. al prezzo di vendita dei diamanti, presentato come quotazione di mercato, frutto di una rilevazione oggettiva pubblicata sui principali giornali economici;
  2. all’andamento del mercato dei diamanti, rappresentato in stabile e costante crescita;
  3. all’agevole liquidabilità e rivendibilità dei diamanti alle quotazioni indicate e con una tempistica certa;
  4. alla qualifica dei professionisti come leader di mercato.

In realtà, alla luce delle risultanze istruttorie è emerso che le quotazioni di mercato erano i prezzi di vendita liberamente determinati dai professionisti in misura ampiamente superiore al costo di acquisto della pietra e ai benchmark internazionali di riferimento (Rapaport e IDEX (Londra: 0MTP.L - notizie) ); l’andamento delle quotazioni era l’andamento del prezzo di vendita delle imprese annualmente e progressivamente aumentato dai venditori; e le prospettive di liquidabilità e rivendibilità erano unicamente legate alla possibilità che il professionista trovasse altri consumatori all’interno del proprio circuito.

L’Autorità ha, inoltre, accertato che gli istituti di credito, principale canale di vendita dei diamanti per entrambe le imprese, utilizzando il materiale informativo predisposto da IDB e DPI, proponevano l’investimento a una specifica fascia della propria clientela interessata all’acquisto dei diamanti come un bene rifugio e a diversificare i propri investimenti.

Secondo l’Autorità il fatto che l’investimento fosse proposto da parte del personale bancario e la presenza del personale bancario agli incontri tra i due professionisti e i clienti, forniva ampia credibilità alle informazioni contenute nel materiale promozionale delle due società, determinando molti consumatori all’acquisto senza effettuare ulteriori accertamenti.

L’Autorità ha, inoltre, accertato la violazione da parte di IDB e DPI dei diritti dei consumatori nei contratti in merito al diritto di recesso e, per IDB, anche al foro competente in caso di controversie.

Le sanzioni irrogate sono state: in un caso, pari complessivamente a 9,35 milioni (2 milioni per IDB; 4 milioni per Unicredit; 3,35 milioni per Banco BPM); nell’altro caso, pari complessivamente a 6 milioni (1 milione per DPI; 3 milioni per Banca Intesa; 2 milioni per MPS (BSE: MPSLTD.BO - notizie) ).

Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) corso dell’istruttoria sono stati svolti accertamenti ispettivi con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza e sono state fornite informazioni utili all’accertamento della pratica da parte della CONSOB. 

Hanno partecipato al procedimento le associazioni Altroconsumo, originaria segnalante, Movimento Difesa del Cittadino e Codacons.

La prima sollecitazione di Federpreziosi Confcommercio - sottolinea il presidente Giuseppe Aquilino  - risale al 2013 e recentemente avevamo rafforzato il nostro intervento con la tavola rotonda “Trasparente come un diamante – Fascino e Business”, organizzata a VicenzaOro Septermber 2016, con cui siamo riusciti a richiamare forte attenzione di operatori, consumatori e stampa. Sull’iniziativa la categoria si era trovata compatta, agendo con particolare incisività attraverso un importante lavoro di squadra con una comunicazione sinergica tesa a informare il cliente per la sua tutela e, di conseguenza, per la tutela della professione del gioielliere. Perché è evidente che il cliente è il nostro patrimonio e la sua fiducia è la base del nostro lavoro.

“Il nostro obiettivo” ribadisce il direttore di Federpreziosi Steven Tranquilli “è sempre stato quello di sensibilizzare il consumatore sull’importanza di acquistare presso chi è un professionista specializzato nel settore. Solo così si può avere la corretta informazione su ciò che si acquista. Una comunicazione opaca e tendenziosa ha diffuso la convinzione che il diamante possa essere considerato un bene d’investimento, creando non pochi danni, generando perplessità e incertezze nel cliente, arrivando anche a frenare la propensione all’acquisto”.

Autore: Pierpaolo Molinengo Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online