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Diamoci una calmata

Pierluigi Gerbino
·4 minuto per la lettura

L’euforia, esplosa lunedì scorso in modo apparentemente irrefrenabile, col passare dei giorni si sta un po’ ridimensionando e lascia spazio a riflessioni basate maggiormente sulla realtà del presente. Del resto sognare può essere bello, ma non si può vivere sempre dentro il sogno.

Riemergono allora tutti i punti interrogativi ignorati nel dopo elezioni e nel dopo-Pfizer, per rincorrere una normalizzazione delle nostre vite pandemizzate che, forse, ora si scopre non essere ancora dietro l’angolo.

A spingere alla cautela gli investitori deve aver contribuito l’emergere della curiosa (o imbarazzante?) coincidenza tra l’annuncio dei magnifici risultati dei test sul vaccino e la vendita del 60% della sua partecipazione in Pfizer da parte dell’Amministratore Delegato Albert Bourla (nomen omen?). Non appare propriamente una manifestazione di fiducia nella società.

Deve aver fatto riflettere anche la continua salita dei contagi in USA, con la contabilità quotidiana che ha superato i 150.000 positivi ed ha proseguito l’impennata della curva. Stanno evidentemente arrivando nelle statistiche le conseguenze degli assembramenti senza protezione ai comizi Trumpiani. Molti stati USA stanno varando misure restrittive immediate alla mobilità. Se il vaccino arriverà come regalo di Natale, c’è da chiedersi che stagione natalizia sarà quella che sta per aprirsi per i grandi centri commerciali.

Intanto niente di nuovo alla Casa Bianca, con l’Amministrazione uscente che non vuole uscire e continua a non collaborare con lo staff di Biden, che vorrebbe attuare il previsto passaggio di consegne presidenziali. Niente accordo neppure per varare il maxi piano di Ristoro per disoccupati e le piccole imprese americane che rischiano il fallimento. Quello che pareva a portata di accordo bipartisan in campagna elettorale e che invece difficilmente sarà varato prima della fine dell’anno.

Gli indici azionari ieri hanno perciò restituito un po’ dei guadagni record accumulati lunedì in USA ed anche martedì e mercoledì in Europa.

Guadagni che avevano portato gli indici europei a cancellare i timori di ricadere ai minimi di marzo con un clamoroso recupero di forza relativa nei confronti di quelli americani principali (SP500 e Nasdaq100) ed un’arrampicata record di oltre il 17% nelle prime 8 sedute di novembre con Eurostoxx50, l’indice che rappresenta l’azionario dell’eurozona tramite le sue 50 principali blue chip.

Il forte rialzo ha portato gli indicatori di eccesso sui grafici ad accendere la spia rossa dell’ipercomprato, come ho notato nel commento di ieri, e ad iniziare il conto alla rovescia per la correzione di questi eccessi.

Perciò già la giornata di ieri, con molta puntualità, si è incaricata di dare una prima raffreddata alle frenesie rialziste degli investitori.

Eurostoxx50 ha aperto la seduta già in calo, recependo le incertezze provenienti dall’Asia, dove la Cina stava chiudendo la terza seduta di calo consecutivo. La prima parte della mattinata è passata a cercare testardamente di tornare in positivo, ma l’aria rarefatta delle alte vette raggiunte ha impedito di confermare il superamento del precedente massimo estivo di 3.451 ed ha attirato più che legittime prese di profitto, che hanno portato l’indice europeo a chiudere la seduta ben al di sotto, a 3.428 (-1,13%). Negativi tutti gli indici locali principali: Dax tedesco -1,24%, Cac francese -1,52%, Ibex spagnolo -0,87% e FtseMib italiano -0,83%.

Le prese di beneficio europee debbono aver rovinato anche l’umore di Wall Street, che fino alla chiusura europea presentava SP500 in timido rialzo. La seconda metà della seduta ha visto una scivolata piuttosto evidente fino ad un minimo a 3.517, con chiusura 20 punti sopra grazie ad un rimbalzo degli ultimi 10 minuti. Il saldo (-1% tondo) si è allineato a quello di Eurostoxx50.

Per la prima volta in questa settimana, i 4 indici americani che seguiamo (SP500, Nasdaq100, Dow Jones e Russell2000) hanno avuto un comportamento sincronizzato. Tutti e 4 sono scesi, con performance comprese tra il -0,55% del Nasdaq100, che nelle ultime due sedute ha ripreso un po’ di forza relativa, ed il -1,83% dell’indice Russell2000 delle small cap. Segno che si stanno rimarginando un po’ gli strappi alle correlazioni provocati dall’annuncio di Pfizer sul vaccino.

Nel commento di ieri avevo analizzato il momento di incertezza dell’indice americano con le seguenti testuali parole: “in mancanza di un immediato ritorno dalle parti di 3.600 punti, crescerà il rischio che scoppi il palloncino delle illusioni. Ne avremmo evidenza in caso di discesa sotto il minimo di martedì, a quota 3.511.”

Ieri si è realizzata la prima parte dell’analisi. E’ fallito l’obiettivo di tornare immediatamente dalle parti di 3.600 e si è fatta molta strada verso il minimo di martedì, fermando la scivolata una manciata di punti al di sopra. Sarà la giornata di oggi a concludere il test del supporto. Lo sfondamento di 3.511 metterebbe la museruola al toro, almeno per un po’, e confermerebbe di essere in quella che potremo classificare come la seconda onda (ii) delle 5 che comporranno la terza onda rialzista di ordine superiore, che ci dovrebbe portare nel 2021 su livelli ambiziosissimi, oltre i 4.000 punti.

L’onda (ii) è correttiva e, se avrà un comportamento canonico, dovrebbe esaurire il ribasso di breve periodo tra 3.490 e 3.390 punti.

Non resta che attendere.

 

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online