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Diario Milano, ristoranti e mercati chiusi: stangata per grossisti

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Milano, 13 mar. (askanews) - E' tra i più grandi mercati all'ingrosso d'Europa, con i suoi 10 milioni di consumatori serviti e oltre un miliardo di euro di merci scambiate ogni anno. Parliamo del mercato agroalimentare di Milano, centro nevralgico per il rifornimento tanto della grande distribuzione quanto del mondo della ristorazione, di dettaglianti e ambulanti. In queste settimane di emergenza da coronavirus, sia l'operatività dell'intera struttura, dove lavorano 167 grossisti, quanto il business hanno risentito in maniera drastica dei provvedimenti presi. Ne abbiamo parlato con Cesare Ferrero, presidente di Sogemi, la spa che, per conto del Comune di Milano, gestisce tutti i mercati all'ingrosso della città.

"Sull'operatività noi ci siamo adeguati a un sistema di controlli molto rigido per cercare di gestire l'emergenza: controllo degli accessi, controllo degli affollamenti, orari di scambio, e grazie a queste misure stiamo riuscendo a gestire con un certo ordine le attività senza quelle situazioni di sovraffollamento che stiamo vedendo - spiega Ferrero - Dal punto di vista degli scambi abbiamo avuto due settimane che sul comparto ortofrutta hanno visto un incremento della merce consegnata perché comunque c'è stato un consumo alimentare importante anche a causa del clima e del panico che ha colpito le persone facendo acquisti sopra la media. Diverso il discorso del settore ristorazione, degli eventi, dell'hotellerie dove c'è stato un crollo significativo, quasi totale direi. Questo su alcune merceologie, pesce, carne, si è sentito molto".

All'interno dei 650mila metri quadrati del Mercato Agroalimentare milanese ci sono quattro mercati all'ingrosso: quello ortofrutticolo, quello ittico, floricolo e carni. Non tutti, come spiegava Ferrero, sono stati colpiti allo stesso modo dai provvedimenti, governativi e non, per il contenimento del contagio. "I prodotti venduti alla ristorazione prevalentemente milanese hanno avuto un calo del 60-70% - ci ha detto il presidente Ferrero - Gli acquisti della gdo non sono riusciti a compensare il calo per tipologia di prodotti perché alla grande distribuzione viene venduto prevalentemente un prodotto ortofrutticolo, ma in questo senso c'è stato un significativo incremento della gdo. Possiamo dire che nel settore ortofrutticolo c'è stata una compensazione, nei settori che vanno direttamente sull'ho.re.ca. no".

E sulle spalle degli operatori da due giorni pesa anche la decisione del Comune di Milano di chiudere i mercati rionali all'aperto. Una misura necessaria per "evitare affollamenti irragionevoli". "Lo scenario resta molto variegato - osserva Ferrero - sono iniziative dei Comuni e non tutti i Comuni italiani hanno fatto la stessa cosa perché è lasciata discrezionalità, oltretutto non in un provvedimento normativo ma nelle q&a che ci sono col ministero. Il dato di fatto per Milano è che i mercati rionali sono chiusi e questo per noi, essendo il dettagliante, l'ambulante un grandissimo acquirente del nostro mercato comporta una perdita di volume di attività non trascurabile. Però il problema non è se noi perdiamo attività, il problema è sociale: le persone vivono di un reddito da lavoro da commercio e sarà sempre più dura per gli operatori". Per capire il peso di questa ulteriore restrizione occorre pensare che il sistema del commercio al dettaglio pesa circa il 40-50% del sistema complessivo dei consumi urbani.

La chiusura dei mercati e del mondo della ristorazione si è tradotta in un calo del 40% degli acquirenti professionali rispetto alla scorsa settimana, quando già c'erano state delle riduzioni, con una conseguente chiusura di 14 operatori sui 162 complessivi e un calo dei trasportatori per la consegna delle merci del 12%. "In realtà - osserva il numero uno di Sogemi - le conseguenze non le misuriamo tanto nel calo degli accessi, il fatto è che chi entra compra meno. Noi non abbiamo una misurazione dei volumi del venduto, ma chi entra fa meno scorta".

Quello che desta preoccupazione tra gli operatori in questi giorni è anche l'incertezza legata ai provvedimenti per limitare il contagio da Covid-19. "Il problema grosso, e lo vediamo tutti come singoli cittadini, è che non sappiamo cosa aspettarci - osserva il presidente di Sogemi - qua c'è una emergenza che sta portando a dei provvedimenti straordinari ma con una frequenza incredibile. Il nostro problema è che l'approvvigionamento alimentare ha almeno un anticipo di 4-5 giorni: uno dovrebbe sapere cosa è previsto almeno nei prossimi due giorni per sapere cosa aspettarsi". "L'incertezza sui futuri provvedimenti lascia in grossa difficoltà, anche se - sottolinea con decisione Ferrrero - il mercato dell'agroalimentare all'ingrosso è un servizio di pubblica utilità e quindi noi dobbiamo restare aperti. Anche perché se chiudiamo, anche i dettaglianti oltre agli ambulanti sono alla disperazione. Non si possono avere solo le code davanti ai supermercati, c'è un sistema sociale fatto di tanti piccoli commercianti".

Per ora l'unica chiusura fissata è quella di sabato 14 marzo quando il Mercato agroalimentare resterà chiuso al pubblico. "Abbiamo tenuto aperto fino sabato scorso - ha commentato - questo sabato, visto l'aumento delle misure restrittive e la volontà di tutelare al massimo il funzionamento del mercato all'ingrosso, abbiamo deciso di sospenderlo".