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Digitalizzazione e post-Covid, crescita Pmi passa da analisi dati

·4 minuto per la lettura
Image from askanews web site
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Roma, 5 nov. (askanews) - La bassa digitalizzazione come ostacolo alla crescita delle pmi italiane, in un quadro complessivo in cui le microimprese sono quelle a subire maggiormente il digital gap rispetto alle realtà più grandi. Questi, in sintesi, i risultati che emergono dall'ultima analisi Cerved sulla digitalizzazione delle imprese in Italia, che evidenzia come al diminuire delle dimensioni dell'azienda diminuiscono anche le competenze digitali impiegate per crescere.

Analizzando i dati relativi a propensione innovativa, cultura digitale e posizionamento sul web di circa 150mila imprese in Italia, emerge che il 9,1% di loro (14.506) presenta un'elevata propensione alla digitalizzazione, 32.182 PMI (il 20,3%) con una propensione alla digitalizzazione moderata, mentre la quota restante di oltre due terzi evidenzia bassi livelli di digitalizzazione. La percentuale di aziende con elevate digital capabilities è più elevata tra le medie imprese (15,9%), mentre le piccole fanno registrare percentuali più basse di imprese digitalizzate (7,8%). Nel complesso, i livelli di digitalizzazione delle PMI risultano ancora molto inferiori rispetto alle grandi imprese (9,1% contro 31%).

Differenze importanti che emergono anche nel confronto tra le diverse filiere produttive, con la filiera chimica e meccanica e le imprese ICT che superano il 30% per arrivare a quelle delle costruzioni e dei trasporti intorno al 5%.

Nel nuovo scenario economico post Covid, le aziende più digitalizzate avranno la possibilità di aggredire prima la ripresa disponendo di maggiori capacità per ottimizzare le risorse e aumentare gli obiettivi di performance. In questo senso, un ruolo importante lo svolge anche l'automatizzazione di molte fasi del lavoro di raccolta e analisi dei dati, laddove risulta complesso - soprattutto per le piccole e medie imprese- avere a disposizione figure professionali che si occupino di raccoglierli, analizzarli e trasformarli in input preziosi per il business.

È in questo contesto che si colloca la crescente attenzione che le imprese hanno rivolto all'analisi dei customer data. Approccio che rappresenta uno caratteristica distintiva di F2 Innovation, società di consulenza marketing e IT che, proprio attraverso l'utilizzo di customer data model, modelli di analisi e un mix di competenze, ha ottenuto una crescita costante negli ultimi due anni. Per sé, ma soprattutto per le aziende accompagnate nella costruzione e gestione di una efficace presenza online nei mesi dei lockdown, in cui la sola vetrina possibile era quella digitale.

L'utilizzo del Customer Data Model, infatti, consente di risparmiare tempo, destinando le risorse a sviluppare analisi che verranno poi tradotte in ottimizzazione dei processi di marketing e CRM. Questo, in termini di ritorno economico, si traduce in vendite adeguate in maniera aderente alle esigenze dei clienti e investimenti pubblicitari di misurabile efficacia perché in target con il segmento di riferimento.

Si tratta, per le aziende anche di piccole dimensioni, di avere accesso a una trasformazione digitale graduale ma profonda, ottenuta in tempi e costi contenuti, che consente di valorizzare il più grande patrimonio delle aziende: i Customer Data, ovvero quei dati che registrano e misurano la relazione con i clienti. Una trasformazione che avviene senza sprecare risorse in tecnologie inutilizzate o sottoutilizzate, e senza rischiare di perdere terreno nei confronti delle aziende dotate di maggiori risorse.

L'intervento dei professionisti di F2 Innovation ha permesso a molte piccole e medie imprese di recuperare terreno rispetto a concorrenti più avanti nel processo di digitalizzazione; questo grazie anche alla possibilità di conoscere e comprendere, in via preliminare, l'effettivo potenziale della corretta gestione dei customer data nello sviluppo del proprio business. Ridefinendo strategie e sfruttando i miglioramenti in termini di efficienza dei processi di marketing, CRM e vendite, i risultati non si sono fatti attendere: molte delle aziende che hanno introdotto metodologie di puntuale analisi dei dati hanno chiuso il 2020 con risultati addirittura migliori dell'anno precedente, mentre altre imprese - che sono intervenute sui processi più di recente - hanno registrato un primo semestre 2021 con numeri significativamente migliori anche degli anni pre-pandemia.

Un trend che, in maniera analoga, ha interessato anche la stessa F2 Innovation: dopo un 2020 in cui la crescita è stata notevole in termini di clienti, progetti, fatturato e organico, il primo semestre del 2021 ha segnato un aumento del fatturato del 115% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Ad agosto, il fatturato ha superato quello complessivo del 2020. I risultati si devono anche all'altissimo livello del team, guidato da Alessandro Cavallo, CEO, imprenditore, advisor, professore aggregato in digital marketing presso l'Università Lumsa, e docente e mentor presso Luiss Business School; e Davide Campofredano, COO F2 Innovation, precedentemente Head of Digital Marketing per Save the Children e Client Consultant in Havas Media Group.

"In F2 Innovation siamo consapevoli del fatto che molte aziende, soprattutto pmi, non riescano a sfruttare pienamente il grande potenziale che deriva dalla digitalizzazione e, soprattutto, dal corretto utilizzo dei Customer Data - spiega Cavallo -. Per questo, stiamo continuando ad affiancarle anche rafforzando la nostra gamma di soluzioni. Ad esempio, stiamo implementando dati geo-comportamentali per specifiche categorie merceologiche, dando così la possibilità ai clienti di potenziare ulteriormente la loro analisi dei Customer Data".

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