Disoccupazione: il peggio deve ancora arrivare

Le prospettive per l'economia italiana sono sempre più preoccupanti. Gli ultimi dati diffuso sul PIL indicano chiaramente che la spirale recessiva è molto lontana dall'essere contenuta, al contrario rischia di diventare sempre più aggressiva. Le conseguenze dirette del calo dei consumi sono pronte a farsi sentire direttamente sull'occupazione. Le proteste degli operai dell'Alcoa e prima ancora le iniziative intraprese dai minatori del Sulcis potrebbero essere soltanto la punta dell'iceberg. Le aziende sono strozzate da fatturati in calo che accelerano situazioni difficili che in molti casi vivevano su un precario equilibrio garantito da ammortizzatori sociali e il sistematico ricorso alla Cassa Integrazione.

La disoccupazione giovanile pre-crisi si attestava intorno al 18%, ora ha sfondato il muro del 36%, ma le difficoltà sono sistemiche e finiscono per coinvolgere l'intero tessuto produttivo industriale, dalla piccola e media imprese fino alle filiali delle grandi multinazionali pronte a ridimensionare o chiudere i loro stabilimenti italiani.

Nell'industria è impiegata il 30% della forza lavoro italiana, una percentuale più alta rispetto ai paesi vicini, e il fenomeno di disgregazione e smantellamento in atto da oltre 20 anni potrebbe assestare in questo autunno un colpo mortale proprio grazie alla spinta della crisi economica in atto. I tavoli di discussione fra sindacati e aziende intenzionate a liberarsi degli esuberi non si contano più, sparsi in tutte le zone del paese, senza che nessun distretto industriale possa godere di una qualche immunità.

Dal Veneto alla Sardegna la situazione è sempre la stessa: la chiusura di un'azienda, l'esempio dell'Alcoa è particolarmente calzante, coinvolge la centrale elettrica che forniva energia allo stabilimento e finisce per mettere in difficoltà la miniera dalla quale si estrae il carbone che alimentava al centrale.

La preoccupazione dei sindacati è palpabile. Luigi Angeletti parla di "1000 posti di lavoro perduti al giorno", un numero impressionante. D'altra parte la disoccupazione secondo l'Istat ha sfondato il muro del 10%, questo senza considerare che il clima di tagli (compresi quelli della spesa pubblica) sta già falciando i tanti precari che erano stati assorbiti dal mercato del lavoro dopo la riforma Treu e che, privi di qualsiasi garanzia o ammortizzatore, vengono espulsi dal sistema produttivo senza la possibilità di ricevere sussidi di alcun genere.

Per il Governo Monti "il lavoro e la crescita sono la priorità numero 1", ma mancano le iniziative concrete (ed i soldi per finanziarle). Il segretario della UIL ha seri dubbi che l'esecutivo tecnico possa ottenere risultati: "Servono risorse economiche e politiche il Governo non ha nessuna delle due. Non ha soldi e non ha, a fine legislatura, la forza politica per cambiare le norme". La campagna elettorale per le Politiche 2013 si svolgerà con il paese in piena emergenza lavoro, la politica tradizionale erediterà dall'esecutivo tecnico una situazione difficilissima mentre l'incubo del default non è stato ancora scongiurato.

Disoccupazione da record, in Italia ma anche nell'Eurozona