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Dalla Bosnia alla Foresta Amazzonica: “Displaced”, l’antologica di Richard Mosse al MAST di Bologna

·Journalist
·2 minuto per la lettura
Come Out (1966) XXXI (Triple Beam Dreams),eastern Democratic Republic of Congo, 2012 Private collection SVPL (Photo: Richard Mosse)
Come Out (1966) XXXI (Triple Beam Dreams),eastern Democratic Republic of Congo, 2012 Private collection SVPL (Photo: Richard Mosse)

Una grande scultura curva e a specchio (è la celebre “Reach” di Anish Kapoor) in giardino, diverse scalinate, ascensori a vetro all’interno, tra video, foto in bianco e nero e colorate. Un ambiente luminoso e a suo modo elegante spicca e si distingue tra la prima periferia bolognese. Siamo nel quartiere Santa Viola, alla Fondazione MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia), che ha riaperto le porte con “Displaced”, la prima mostra antologica del fotografo Richard Mosse. Classe 1980, irlandese di Kilkenny, oggi vive a New York ed è uno dei fotografi più apprezzati e quotati nella scena artistica internazionale. Dopo la laurea al King’s College di Londra in Letteratura inglese e un Master in fine Art a Yale, ha deciso di lasciare tutto e tutti, di avere (prendendolo in mano) un obiettivo e di partire. Prima in Medio Oriente, poi in Europa Orientale per finire al confine tra gli Stati Uniti e il Messico, dimostrando sempre un suo interesse per gli effetti dei conflitti in zone di crisi.

Platon, eastern Democratic Republic of Congo, 2012 Collection Jack Shainman (Photo: Richard Mosse)
Platon, eastern Democratic Republic of Congo, 2012 Collection Jack Shainman (Photo: Richard Mosse)

“Quello che mi ha sempre interessato - spiega all’HuffPost in collegamento da New York, perché bloccato per l’emergenza sanitaria in corso - è raccontare i fatti, è dire la verità, anche se sono consapevole che a molta gente questo non piace”. “Credo fermamente nella potenza intrinseca dell’immagine – aggiunge - anche se di regola rinuncio a scattare le classiche immagini iconiche legate ad un evento. Preferisco rendere conto delle circostanze e mettere ciò che precede e ciò che segue al centro della mia riflessione. Sono sempre stato affascinato dai limiti della fotografia documentaristica che sono poi la sua forza”, continua a spiegarci, ricordando quanto sia importante per lui fare quella che definisce “un’esplorazione” tra quel tipo di fotografia e l’arte contemporanea su migrazioni, conflitti ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.