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Distretti circolari, la soluzione green per la ripresa

webinfo@adnkronos.com
·4 minuto per la lettura

Economia circolare e decarbonizzazione per realizzare prodotti che riducono le emissioni di Co2 e recuperano scarti. Le tecnologie ci sono e il futuro è nei distretti circolari che consentono di recuperare siti industriali, creare posti di lavoro e spingere sulla green economy per la ripresa del paese. E' questa la visione di Nextchem, la società che per il gruppo Maire Tecnimont segue le tecnologie per la transizione energetica e l’economia circolare. A fornire un quadro delle attività green della società è Ilaria Catastini, NextChem communication manager e Maire Tecnimont Sustainability Manager, intervenuta a Ecomondo in occasione del webinar 'The circular economy model as local-global partnerships between private and public sectors: a longlasting approach'.

NextChem, spiega Catastini, "ha sviluppato nel giro di poco tempo un portafoglio di tecnologie innovative per accelerare la transizione energetica. In tema di economia circolare il nostro impegno in questi anni si è sviluppato su 2 filoni". Uno è quello di up cycling, "una forma di riciclo meccanico unito anche ad una trasformazione chimica".

Il riciclo meccanico, spiega Catastini, "che viene effettuato su una nostra tecnologia, Myreplast si basa su selezione molto sofisticata dei rifiuti plastici in ingresso che sono prevalentemente rifiuti rigidi provenienti dal mondo industriale. Una selezione che avviene per polimero e colore; ne viene fuori un prodotto in scaglie che poi può essere sia utilizzato dal mondo dell’industria della trasformazione tal quale che trasformato in compound, con l’aggiunta di additivi che rendono questi polimeri granuli assolutamente in grado di sostituire i polimeri vergine".

Si tratta, sottolinea Catastini, "di un modello che si basa sulle caratteristiche dei prodotti richiesti dal mercato. Non è quindi un ricolo del rifiuto così come arriva. L’idea è partire da quelle che sono le caratteristiche che i prodotti in plastica devono avere e cercare di ricostruire queste caratteristiche in un polimero che è riciclato e non è più una plastica che consuma risorse fossili".

L’altro approccio è quella della qualità e dell’industrializzazione: "riteniamo che questo settore che ha già fatto passi da gigante possa ulteriormente migliorare con una maggiore attenzione al mercato e quindi ad una capacità di chiudere questo cerchio solo quando il prodotto riciclato viene effettivamente impiegato". Da questo punto di vista il Green procurement "è di fondamentale importanza perché è un meccanismo che consente di far alzare la domanda di polimero riciclato; in questo modo la chiusura del cerchio è più facile e immediata".

Il riciclo, ribadisce Catastini, "si deve basare molto sul mercato perché fa la differenza ed è lì che dobbiamo spingere. Da poco abbiamo comunicato un accordo molto importante che la nostra società ha fatto con il gruppo Hera che realizzerà un impianto con questa tecnologia. Riteniamo che impianti come questi ce dovrebbero essere alcune decine in Italia e ancora di più in tutta Europa".

Un altro cluster di lavoro nell’ambito dell’economia circolare è quello del riciclo chimico. In modo particolare, afferma Catastini, "stiamo lavorando su vari fronti ma ce n’è uno che ci vede particolarmente impegnati ed è quello del waste to chemical ovvero la possibilità di partire da un rifiuto plastico, come ad esempio gli scarti a fine nastro della raccolta differenziata che non sono riciclabili".

Ma è possibile allargare anche alla frazione secca. "Tutto quello che è rifiuto secco con bassa componente di umidità può essere riciclato chimicamente attraverso una piattaforma tecnologica che abbiamo messo a punto, che recupera il carbonio e l’idrogeno contenuti in questi rifiuti. Con un processo di riconversione chimica ne viene fuori un gas di sintesi che ha un basso contenuto carbonico, e che può essere utilizzato come base per realizzare una serie di prodotti chimici e carburanti low carbon".

La novità, spiega Catastini, "è che mettiamo insieme economia circolare e decarbonizzazione perché il prodotto finale una volta impiegato consente di risparmiare emissioni di co2 rispetto a dei sostituti di origine fossile. Nel frattempo otteniamo questo risultato importante attraverso il recupero di rifiuti che non sarebbero altrimenti recuperabili".

Queste due proposte tecnologiche, spiega il responsabile comunicazione NextChem, "le abbiamo inserite nel modello del distretto circolare, un modello del futuro realizzabile già da oggi; perché sono tutte tecnologie cantierabili da subito. In particolare la tecnologia del waste to chemical consentirebbe di realizzare già oggi un idrogeno circolare a costi competitivi rispetto a quello convenzionale".

Questo modello di distretto circolare, "rappresenta una soluzione per la riconversione green di siti industriali tradizionali e questo consentirebbe di riattivare l’economia, creare posti di lavoro e far crescere il comparto della green economy. Stiamo spingendo molto su questi modelli di distretto circolare e ci piacerebbe che questa proposta venga accolta nel Recovery fund perché riteniamo che possa dare un contributo importante alla ripresa del paese" conclude Catastini.