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Ditelo forte che non vi piace lo stato

Francesco Simoncelli
·7 minuto per la lettura

Il problema numero uno di tutto il dibattito pubblico sulla politica e l'economia è l'incapacità di nominare lo stato. Se questo fatto cambiasse, cambierebbe anche l'opinione pubblica.

Non mancano gli esempi. La gente parla di assistenza sanitaria per tutti, soluzioni al cambiamento climatico, sicurezza nella vecchiaia, accesso universale all'istruzione, aumento dei salari, fine della discriminazione, ecc.

E questo è un lato, l'altro parla di identità nazionale, protezione del lavoro, renderci più morali, formare coesione culturale, fornire sicurezza contro il nemico straniero e così via.

Offuscamento

Non importa quanto sia elegante la lingua utilizzata, si tratta solo di offuscamento. Ciò che tutto questo significa veramente è: mettere lo stato al comando. La cosa strana è la riluttanza a dirlo apertamente, ma c'è un motivo: i piani che i politici hanno per le nostre vite risulterebbero molto meno convincenti se ammettessero la brutale verità.

Ci sono solo due modi per allocare beni e servizi nella società: i mercati (che si basano sulla scelta individuale) e lo stato (che si basa sulla costrizione). Nessuno ha mai trovato una terza via. Si possono mescolare i due modi, ma c'è sempre e sempre ci sarà un passaggio dal primo al secondo o viceversa. Se si sostituiscono i mercati, il risultato sarà più coercizione attraverso lo stato, il che significa amministrazione burocratica e governo con la forza. Se si riduce il ruolo dello stato, ci si affida maggiormente ai mercati. Questa è la logica alla base della scelta politica e non c'è modo di sfuggirle.

Il paragrafo precedente è la grande verità dell'economia politica ed è una verità indicibile. La retorica politica è verbosa fino alla nausea, ma non affronta mai una discussione schietta di ciò che precisamente questa o quella proposta richiederebbe allo stato e come ciò influenzerà le nostre vite, tanto meno una seria analisi dei rischi di peggiorare un problema sostituendo le forze di mercato.

Diversità nei mercati

A dire il vero, quando parlo di mercati non intendo solo l'economia di scambio in cui i prezzi e la contabilità governano le scelte. I mercati includono la filantropia, l'organizzazione familiare, le chiese, il volontariato e tutto il resto dell'ordine sociale che si basa sulla volontà umana. Ci sono infinite varietà nel modo in cui i mercati si rapportano alla vita umana. Le variazioni dipendono dalla cultura, dalle norme, dalle tradizioni e così via. Possono esserci modi più o meno volontari di esprimersi sul mercato, così come possono esserci forme più o meno coercitive di statalismo.

Ma non possiamo negare che la scelta sia reale. È davvero strano, infatti, quanto le persone si lamentino dei mercati e quanto poco venga discussa, studiata, valutata e giudicata l'alternativa statalista.

La dipendenza dallo stato affinché fornisca un bene sociale dipende dall'uso della violenza per costringere le persone a fare ciò che altrimenti non sceglierebbero di fare. Inoltre non esiste un percorso pulito per farlo: la burocrazia finisce sempre per essere il mediatore quotidiano tra l'individuo e la canna di una pistola.

A nessuno piace lo stato

Il motivo per cui sentiamo parlare così poco di questo tema è che quasi nessuno si è mai divertito a trattare con una burocrazia quando gli è stata imposta. Se pensate che l'esperienza a livello locale sia scadente, aspettate di affrontare il vostro primo audit federale o un'indagine dell'FBI, o di cercare benefici da qualche agenzia. O forse avete un parente finito nella bolgia del sistema giudiziario. Qualunque cosa sia, non si può paragonare ad un'esperienza equivalente nel settore privato.

Tempi di attesa imprevedibili: non siete un cliente, siete un fastidio nella migliore delle ipotesi. Contestare un qualsiasi aspetto del servizio è per lo più inutile. Uscite distrattamente dalla fila? Siete in grossi guai. Siete un numero, e le facce imbronciate e le posture tristi dei vostri concittadini in fila sottolineano il punto.

La verità è che a nessuno piace trattare con lo stato, a nessun livello. Dove preferireste essere: nell'ufficio delle patenti di guida o in un McDonald's? Nell'ufficio del distretto scolastico o in un bar? In una base militare o in una fabbrica di automobili? In tribunale o al centro commerciale? Volete avere a che fare con un poliziotto o con una guardia giurata?

C'è uno schema qui ed è estremamente importante. Il rapporto tra l'individuo e lo stato, rispetto allo stesso individuo e al mercato, è fondamentalmente diverso. Lo sappiamo tutti.

Personalmente non conosco nessuno a cui piace trattare con lo stato, eppure conosco un sacco di persone che sostengono che lo stato debba occuparsi della nostra vita, specialmente quando non capiscono che il loro programma preferito può essere travisato arbitrariamente da un burocrate dietro una scrivania.

Come possiamo dare un senso a questo paradosso? Ebbene, la maggior parte delle espansioni del potere statale viene spinta senza l'approvazione pubblica, con inganni e con l'ingiusto vantaggio che lo stato stesso ha nel processo politico. In altre parole, non è necessario che le persone favoriscano attivamente l'espansione statale affinché lo stato continui la sua marcia imperiale per soverchiare la società. C'è solo bisogno di un certo livello di conformità passiva.

La TSA

La creazione del Department of Homeland Security e della TSA è un ottimo esempio. Ne stavo parlando con Edward Lopez, professore di economia alla Western Carolina University.

Com'è successo? Lo stato ha approfittato della paura e del panico della popolazione dopo l'11 settembre per imporre ciò che aveva sempre voluto. C'è stato anche lobbismo privato: molti appaltatori sono diventati ricchi. Inoltre le compagnie aeree avrebbero potuto svolgere un ruolo nello scarico delle responsabilità in materia di sicurezza.

Chiunque conosca la natura dello stato avrebbe potuto prevedere i risultati: costi esplosivi, diritti individuali violati, privacy e tutele costituzionali distrutte, inefficienze a profusione. E per cosa? Nessuna minaccia terroristica credibile è stata realmente fermata.

All'epoca in cui fu creato questo gigantesco apparato statale, molte persone immaginavano che questa volta sarebbe stato diverso, che lo stato avrebbe magicamente fatto un lavoro migliore per proteggerci rispetto a quanto avrebbe fatto o avrebbe potuto fare il settore privato. Ovviamente ogni nuova volta non è mai diverso. La burocrazia viene creata e poi le persone agitano i pugni, ma, a questo punto, è troppo tardi.

Una burocrazia creata tende a non sparire. Si espande e assume una vita propria. Gli abusi, gli sprechi e le inefficienze aumentano e nessuno può farci niente.

Quello che ne deduco è che la persona media vive con una disconnessione mentale quando si tratta di stato. Non ci piace affrontarlo. In fondo al cuore conosciamo la verità, eppure continuiamo a sospendere la nostra incredulità convinti che lo stato debba fare qualcosa di meraviglioso da qualche parte.

Le promesse dello stato vengono sempre infrante. Peggio ancora, esso distrugge ciò che tocca: le guerre aumentano la violenza, le crociate morali producono risultati opposti, la pianificazione culturale si ritorce contro chi la attua, i programmi di welfare state falliscono nel loro intento, la politica monetaria del sistema bancario centrale produce enormi distorsioni finanziarie, gli sforzi dello stato per proteggere industrie chiave portano ad inefficienza e stagnazione. La sicurezza statale ci rende meno sicuri e ci sottopone a spaventosi reggimenti di bulli e teppisti.

In altri settori della vita stiamo assistendo all'ascesa di una massiccia innovazione nel settore privato che mostra il fallimento dello stato: le grandi aziende stanno consolidando il proprio potere, il denaro digitale sta cambiando la società, le leggi sulla zonizzazione ed i monopoli dei taxi sono messi a dura prova dall'iniziativa privata e l'entusiasmo quotidiano per i sistemi di comunicazione privati ​​sta abbattendo la capacità delle élite politiche di controllare le conversazioni.

La perdita del controllo politico ha ispirato nuove forme di controllo statale, più estreme e più oscurantiste. Poiché le dinamiche tra pubblico e privato continuano a cambiare, possiamo aspettarci un maggiore offuscamento delle forze di mercato. Ma una volta che vedete cosa sta succedendo, non potete rifiutarvi di vederlo. Il percorso più efficace per aiutare anche gli altri a vedere è semplice: ditelo forte che non vi piace lo stato.

L'amara verità sulla maggior parte delle politiche pubbliche è che danno alla classe politica più potere di controllare le nostre vite. Se preferite alcune di queste politiche, siate onesti con il resto di noi su ciò che intendete, in modo che possiamo esprimere giudizi più chiari sul tipo di società in cui vogliamo vivere.

Di Jeffrey Tucker

Traduzione di Francesco Simoncelli

Autore: Francesco Simoncelli Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online