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Dl Ristori bis, fondi raddoppiati e stop Imu per chi chiude: le novità

webinfo@adnkronos.com
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Ristori doppi rispetto a luglio, credito d'imposta sugli affitti commerciali, stop al pagamento della seconda rata Imu e dei contributi previdenziali dei dipendenti per le attività commerciali costrette alla serrata totale a causa della seconda ondata del Covid-19. Sono queste le misure principali del decreto ristori Bis chiamato a compensare le conseguenze economiche delle restrizioni dell'ultimo dpcm del governo. Atteso in Consiglio dei ministri oggi, il dl prevede risorse per quasi 2 mld di euro.

FONDO PERDUTO ZONE ROSSE - Dai bari ai ristoranti, dai centri estetici ai negozi di abbigliamento e non solo, il dl ristori Bis allarga la platea dei soggetti beneficiari dei rimborsi a fondo perduto a tutte le partite Iva che dovranno fermare la loro attività nelle regioni classificate come rosse in base all’ultimo Dpcm.

SI ALLARGA PLATEA BENEFICIARI RIMBORSI - A livello nazionale si aggiungono alla lista dei beneficiari del primo decreto Ristori i centri commerciali, i musei e i centri culturali. Potrebbero inoltre rientrare anche le rosticcerie e i bus turistici.

RISTORO DOPPIO PER CHI CHIUDE - I nuovi ristori dovrebbero ricalcare quelli approvati alcuni giorni prima su scala nazionale per bar, ristoranti e discoteche, tra gli altri. Dovrebbero dunque essere pari al 100%, 150%, 200% del fondo perduto di luglio, a seconda di chiusura parziale o totale dell'attività.

TEMPI APPROVAZIONE - Per accelerare il dl ristori Bis verrebbe trasformato in un emendamento a dl Ristori Uno, in esame al Senato accelerando così la sua tabella di marcia fino all'entrata in vigore.

LE ALTRE MISURE PER ZONE ROSSE - Il dl introduce il credito d'imposta sugli affitti commerciali nelle zone rosse, sospende il pagamento della seconda rata Imu e dei contributi previdenziali dei dipendenti per tutte le attività commerciali.

RISORSE - Il dl ammonterebbe a quasi 2 miliardi: 1,6 vengono reperiti nell'ultimo decimale di margine di deficit previsto dalla Nadef portando il disavanzo al livello massimo previsto del 10,8%; altri 300 milioni vengono reperiti tra le pieghe degli avanzi di bilancio. Operazione questa che esaurisce le ultime risorse disponibili per il 2021, comportando in caso di bisogno se i contagi aumentassero il rischio di votare un nuovo scostamento di bilancio.