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Dl semplificazioni, Verdi: con questo decreto addio San Siro

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Roma, 10 set. (askanews) - "Con l'approvazione del decreto semplificazioni di questa mattina, l'ultimo baluardo in difesa degli stadi italiani verrà rimosso. E la cosa più grave è che questo non è che l'inizio di un processo di attacco al nostro patrimonio architettonico, che vede anche altre iniziative parlamentari rivolte alla modifica del codice dell'attuale Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio". Così in una nota Elena Grandi, co-portavoce della Federazione dei Verdi, Mariolina De Luca e Andrea Bonessa, co-portavoce dei Verdi di Milano. "Dobbiamo ringraziare ancora Matteo Renzi - proseguono gli ambientalisti - che ha presentato un emendamento nel decreto semplificazioni. Un articolo, inserito nel disegno di legge 'recante misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale' che mette fuori gioco tutte le ragioni che potevano difendere San Siro dall'aggressione delle società immobiliari che si nascondono dietro Inter e Milan. Con questa norma potranno demolire il vecchio Meazza e tenerne forse qualche moncone, o ancora peggio, come nei loro onirici rendering, un pezzo di gradinata e poi procedere alla realizzazione delle migliaia di mq di residenze, uffici e servizi che niente hanno a che fare con lo stadio ma che ne sono il sostanzioso contorno speculativo". "A poco varrà il ricorso gerarchico, presentato al Mibact dai Verdi-Europa Verde di Milano per l'apposizione di un vincolo sullo stadio Meazza, o quello già parzialmente accolto dell'associazione Gruppo Verde San Siro o quelli presentati da altri comitati di cittadini. Nessuna protezione, in futuro, per gli stadi e altri impianti sportivi che in molti casi sono splendidi esempi del patrimonio storico e culturale italiano. Si pensi allo stadio di Firenze Artemio Franchi capolavoro dell'Arch. Pier Luigi Nervi. Un precedente che, con la scusa della sostenibilità economica-finanziaria, temiamo che sarà applicato in futuro anche ad altri contesti. Una deriva che, una volta di più, - concludono Grandi, De Luca e Bonessa - dimostra la distanza tra la narrazione politica che sbandiera la necessità di difendere i nostri beni culturali e ambientali, i nostri beni comuni, la nostra ricchezza collettiva mentre li svende quotidianamente al miglior offerente".

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