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Dollaro, i driver strutturali negativi sono ancora attivi

Virgilio Chelli
·3 minuto per la lettura
Dollaro, i driver strutturali negativi sono ancora attivi
Dollaro, i driver strutturali negativi sono ancora attivi

Schroders spiega la recente stabilizzazione del biglietto verde con la ripresa USA e il miglioramento dei conti con l’estero ma il deficit federale è destinato a pesare e gli investitori sembrano poco interessati ai Treasury

Gli Stati Uniti stanno uscendo dalla pandemia più rapidamente del resto del mondo determinando un miglioramento del sentiment sul dollaro. La bilancia commerciale americana si è stabilizzata di recente, dopo il deterioramento del 2020, e questo può spiegare la stabilità del dollaro nei primi mesi del 2021. Ma guardando avanti, la politica fiscale porterà a un maggiore deficit delle partite correnti e, a meno che la domanda estera di asset USA, Treasury compresi, non aumenti notevolmente, il finanziamento del debito potrebbe implicare un dollaro più debole.

INVESTITORI POCO INTERESSATI AI BOND USA

Sono le conclusioni cui giunge un commento sull’outlook del dollaro di Kristjan Mee, Strategist, Research and Analytics di Schroders, secondo cui i prossimi mesi offriranno maggiori indicazioni sulla domanda straniera di asset statunitensi, anche se finora i dati mostrano che gli investitori stranieri non sembrano molto interessati ai bond statunitensi. L’esperto di Schroders passa in rassegna i principali fattori di supporto per il dollaro per concludere che i driver strutturali negativi sono ancora attivi e potrebbero riaffermarsi prima o poi.

PARTITE CORRENTI SEMPRE VULNERABILI

Secondo Mee, nel breve termine il destino del dollaro dipenderà dall’appetito degli investitori stranieri per bond e asset USA, anche alla luce del rapido aumento dei rendimenti. L’esperto di Schroders nota che il deficit statunitense delle partite correnti, pur cresciuto di 20 miliardi di dollari rispetto a un anno fa, si è stabilizzato negli ultimi mesi, ma potrebbe non durare a lungo, visto il nuovo pacchetto di stimoli da 1.900 miliardi che porterà a una maggior spesa pubblica, alimentando anche un ulteriore ampliamento del deficit delle partite correnti, che è già passato dal 2% al 4% del Pil nel 2020.

CRESCITA FORTE MA DOLLARO DEBOLE

Gli stimoli fiscali e il relativo successo della campagna vaccinale implicano che probabilmente gli Stati Uniti cresceranno più degli altri Paesi sviluppati nel 2021, una notizia positiva per l’azionario ma meno per il dollaro, perché una rapida crescita finanziata in deficit porta a una valuta più debole, come spesso succede nei mercati emergenti. Gli USA sono chiaramente diversi, visto lo status di valuta di riserva del dollaro, ma sono comunque soggetti alle stesse forze, e inoltre mostravano un significativo deficit strutturale già prima della crisi da Covid-19.

LA FED HA MENO CONTROLLO SULLA CURVA DEI TASSI

Infine la politica della Fed. Mee ricorda che tassi di interesse più elevati contribuiscono a ridurre il deficit delle partite correnti, scoraggiando i consumi e rendendo i bond più attraenti per gli investitori stranieri. Ma aggiunge che il nuovo framework della Fed sull’inflazione implica che tale meccanismo sia compromesso. Così la Fed ha meno controllo sulla parte lunga della curva dei rendimenti, e per questo motivo i tassi sulle scadenze più lunghe sono aumentati bruscamente, nonostante i 120 miliardi di dollari di acquisti mensili di asset da parte della stessa Fed.